Riprendiamo le pubblicazioni con passione ed entusiasmo. Le belle e più lunghe giornate di questo periodo ci stanno regalando squarci di serenità grazie all’aria buona e al nostro bellissimo sole.
Ma la minaccia di nubi è sempre dietro l’angolo: in questo caso, però, non mi riferisco al clima meteorologico. Parlo della preoccupante crisi che si sta facendo sempre più cupa e oscura a proposito dei trasporti.
La chiusura dello stretto di Hormuz ha innescato un forte aumento dei costi dell’energia e in particolare del carburante: anche se, dopo l’annuncio del cessate il fuoco, i prezzi hanno iniziato a diminuire, l’incertezza resta elevata. Il settore sta riuscendo, almeno per ora, a reggere l’impatto dei rincari.
Ma se i prezzi dovessero rimanere elevati, le compagnie sia aeree che marittime potrebbero essere costrette a ridurre le corse o aumentare le tariffe. A farne le spese, più di tutte, saranno le Isole, per il commercio e per il turismo: eventuali riduzioni delle tratte o della frequenza dei servizi, così come già si intravede da questi giorni, avrebbero conseguenze dirette su migliaia di cittadini.
Ora che ci avviciniamo alla stagione estiva il rischio che sempre meno turisti visitino la nostra Isola è davvero alto. Rischiamo che le nostre bellezze siano privilegio per pochi quando di sole e di vento ne abbiamo certamente da vendere.
E qua si affaccia un’altra minacciosa nube: vendere o svendere? Valorizzare o deturpare? Proseguono i progetti per la realizzazione di impianti per la produzione di energia alternativa, pulita, green, per chiamarla con linguaggio moderno. Utilissima, per carità.
Proprio per ovviare al problema di dover comprare l’energia da altri e per ridurre l’inquinamento energetico. Ma il problema della realizzazione in siti di particolare bellezza anziché in territori aspri e inutilizzati sta tornando a galla.
Quell’ambiente a noi tanto caro, che ci regala serenità e meraviglia, vive il paradosso dello straniero: sempre meno quelli che vengono a gustarlo, sempre di più quelli che ne vogliono approfittare per trarne profitti.
Viviamo questo tempo con un po’ di preoccupazione… la speranza è che si faccia fronte comune perché la nostra condizione di isolani non sia ancora una volta un minaccioso svantaggio.
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