Colpisce non poco passare davanti i distributori di benzina in questi giorni: è incredibile l’impennata dei prezzi che ha portato i listini fino a superare i due euro per il diesel. Che ora costa molto più della benzina. La guerra pare sia la motivazione principale. L’instabilità del mercato energetico è comprensibile, visto quanto sta accedendo in Medio Oriente con tutte le sue tensioni geopolitiche.
Ma l’ombra della speculazione è dietro l’angolo. Motivo per cui i giorni scorsi più volte il Garante per la sorveglianza dei prezzi ha dovuto convocare la Commissione di allerta rapida. Il Ministero delle Imprese e del Made in Italy ha infatti rafforzato il controllo sui prezzi con l’obiettivo di individuare eventuali anomalie o fenomeni speculativi. L’allarme era stato lanciato già nei giorni immediatamente successivi allo scoppio della crisi dalle associazioni dell’autotrasporto, che avevano segnalato aumenti del prezzo del gasolio arrivati in alcuni casi fino a 30 centesimi al litro.
Per dovere di cronaca, però, c’è da dire che oltre la crisi improvvisa, le recenti impennate sono figlie anche della Legge di Bilancio che ha ridiscusso le accise applicando meno tasse sulla benzina e più tasse sul diesel su tutto il territorio italiano. Tanto che il costo del diesel è oggi il più alto in Europa.
Una manovra che nel 2026 porterà circa 600 milioni di euro in più nelle casse dello Stato. Manovra legittima, per carità. Ma a pagare, ancora una volta, sarà chi usa l’auto per lavorare, chi si sposta ogni giorno per necessità, così come pagheranno i consumatori per l’inevitabile aumento dei trasporti, delle merci, dei beni di consumo.
Gli effetti della guerra, dicono, ma anche della transizione ecologica. Anche queste manovre rientrano nel condurci verso un futuro migliore. Sarà… ma il presente si fa sempre più grigio. Altro che verde! Viste le difficoltà economiche che in tanti stanno toccando con mano, davvero questa transizione sta cambiando il futuro?
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