Olimpiadi, Festival di Sanremo, Carnevale, Sartiglia: eventi di festa, di gioia, di spensieratezza, tanto per citarne alcuni, di cui si parla molto in questi giorni. E mi sembra giusto: abbiamo bisogno anche di questi momenti per alleggerire la pesantezza della quotidianità.
Ci sono notizie, però, che credo sia doveroso riportare all’attenzione perché non restino sommerse. Una di queste è la situazione di Gaza e della Terra Santa di cui, mi pare, se ne parli poco dopo che a ottobre dello scorso anno era stata annunciata la tregua. In realtà, quell’annuncio non ha fermato morte, sofferenza, distruzione: a Gaza si contano ancora molte vittime e fra queste tanti sono bambini.
All’inizio di questo mese c’è stata la riapertura del valico di Rafah, unico punto di passaggio tra la Striscia di Gaza e l’Egitto, decisa soprattutto grazie a pressioni internazionali. Poter riattraversare quel passaggio è indispensabile e necessario, raccontano le cronache, per salvare la vita a migliaia di esseri umani che a Gaza non hanno la possibilità di essere curati. Eppure così non sta accadendo.
Come ha testimoniato p. Ibrahim Faltas, della Custodia di Terra Santa, si stima che in questi giorni solo poche decine di persone siano riuscite a entrare o uscire da Gaza, a fronte di richieste che riguardano, secondo le autorità sanitarie internazionali e locali, decine di migliaia di pazienti che necessitano di cure non disponibili nella Striscia.
Eppure aprire quel valico doveva essere un segno di speranza, e invece molte delle sfide umanitarie auspicate a ottobre restano ancora irrisolte, come la fornitura di cibo, acqua, medicine e carburante. Le limitazioni operative, i controlli di sicurezza stringenti indicano che la crisi umanitaria è lontana da una soluzione duratura.
Noi poco possiamo fare se non tenere viva l’attenzione: le continue manifestazioni pacifiche, anche nelle piccole città, sono servite a questo. Credo sia doveroso che anche chi porta avanti una missione come la nostra continui a gridare No alla guerra e a sostenere la pace.
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