Domenica, 19 Aprile 2026

 

Mi ha colpito, in settimana, la notizia della morte delle gemelle Kessler. Erano soubrettes di quando ero bambino, di una TV di altri tempi, si può dire. La notizia ha avuto molto risalto: credo giustamente per la fama che ebbero le due artiste. Ho avuto l’impressione, però, che meno enfasi abbia avuto la notizia della loro decisione di morire volontariamente.

Penso invece che la richiesta di ricorrere al suicidio assistito, in un Paese in cui non serve alcuna condizione clinica per accedere a questa possibilità, deve far riflettere. Non per giudicare: nessuno può sapere cosa ha spinto due anziane a decidere di uscire dalla vita allo stesso momento. Viviamo un tempo in cui esistono tante solitudini invisibili, quasi impossibili da accompagnare perché nascoste.

Ecco perché è difficile entrare nel merito di certe decisioni o situazioni. Ma, di fatto, esistono tante persone che nella solitudine, affronta la sua malattia e le sue sofferenze, spesso logoranti nel corpo e nello spirito, con tenacia, con forza, con coraggio.

Ecco che il suicidio assistito, senza limiti, senza un accompagnamento, non vorrei lanciasse messaggi fuorvianti e confusi: la morte non può apparire come strada percorribile non solo nel dolore insopportabile, ma anche nella stanchezza, nella paura, come se il futuro non abbia più nulla da offrire.

Cosa avranno pensato quelle persone che, nella loro fragilità, hanno appreso della morte così inconsueta ma su cui si sono accesi i riflettori per via della fama delle due gemelle tedesche? E allora, forse, più che spiegare o giudicare, questa storia ci invita a vigilare.

Questa domenica si apre solennemente e ufficialmente la Visita pastorale dell’Arcivescovo: devo venire a casa tua è lo slogan che la accompagna. La frase che Gesù rivolge a Zaccheo, un personaggio di quel tempo messo ai margini dalla società per il tipo di lavoro che svolgeva e per il suo approccio con le persone.

Gesù desidera incontrarlo nonostante un lontano, nonostante la sua solitudine, forse. L’Arcivescovo compie un impegno ecclesiale e paterno: va a incontrare le sue comunità, le persone che le abitano. Non può e non deve restare un impegno solo suo: questo tempo speciale per la nostra Chiesa sia di sprone perché ciascuno di noi si apra alla visita del nostro Pastore ma, allo stesso tempo, trovi tempo e disponibilità per farsi prossimo, per andare a visitare qualcuno, perché ci sia meno solitudine e più comunità.


 

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