Mi ha molto colpito, la settimana scorsa, la notizia della morte del sig. Nanni Mereu di Aritzo. Non lo conoscevo, credo che nel paese barbaricino fosse apprezzato per il suo essere un brav’uomo, un instancabile lavoratore e un amico di tanti: un uomo comune, si potrebbe anche dire.
Avuto un malore dopo una serata con gli amici, è morto a pochi passi dall’ambulatorio della Guardia medica che, purtroppo, era chiusa per mancanza di medici. Gli amici, così come gli infermieri giunti da Sorgono (nell’ambulanza del 118, tanto per cambiare, non era presente il medico), hanno fatto di tutto per strapparlo alla morte ma senza riuscirci.
Una tragedia annunciata, hanno raccontato ad Aritzo: una storia definita emblema di un diritto alla salute inesistente. La situazione in Sardegna, nelle grandi città così come nei piccoli centri, sta diventando drammatica. Lo sconforto tra la gente sta crescendo sempre più anche perché sembra non si intravedano segnali di crescita all’interno del sistema sanitario.
La malattia non piace a nessuno, spaventa e, per quanto stiamo vivendo, terrorizza. Eppure la cura è un diritto che ciascun uomo ha: senza, non c’è cura, e non c’è neanche dignità.
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