L’Arborense torna nelle case degli abbonati dopo la consueta pausa estiva: è sempre una bella emozione ripartire. Tanti eventi e tanti fatti di cronaca, nel bene e nel male, hanno caratterizzato un’estate davvero torrida. Da un punto di vista ecclesiale il Giubileo dei Giovani è l’evento che ha maggiormente catturato l’attenzione di questo tempo.
* di Mauro Dessì
Stavolta, al contrario di quello portoghese di due anni fa, il chiasso romano ha fatto davvero rumore, con la Capitale invasa da oltre un milione di giovani tra cui una bella rappresentanza della nostra Arcidiocesi e di quella di Ales-Terralba con cui i nostri hanno condiviso l’esperienza. Non avranno catturato l’attenzione mediatica, ma credo che non meno importanti siano state le feste paesane nei nostri centri più o meno grandi.
L’estate è occasione per tornare a casa, per far rincontrare parenti e amici, per gustare i sapori e i profumi della cucina di un tempo, per riscoprire quella socialità che durante l’anno è meno vissuta. Le feste popolari legate ai santi patroni hanno ancora questo potere: bello vedere ancora tanta vitalità in quei piccoli centri in cui si affaccia sempre di più lo spettro dello spopolamento.
E a proposito di territorio, non è stato un periodo magnifico dal punto di vista ambientale: il dramma degli incendi ha colpito ancora, la minaccia della dermatite bovina si è affacciata al di qua dei nostri confini, la Febbre del Nilo sembra stia colpendo solo l’oristanese, la crisi idrica sta mettendo in ginocchio l’agricoltura e l’allevamento, la speculazione energetica continua a far parlare tanto e a preoccupare di più.
Non certo belle notizie. Ci sarebbe voluta una bella ventata di positività che abbiamo sperato potesse arrivare dai fronti di guerra. A un certo punto è sembrato davvero che potesse essere l’estate della pace e invece i potenti della Terra ci hanno solo illuso. Abbiamo tutti seguito con trepidazione l’incontro dei leader europei con Trump, così come abbiamo provato a capire che cosa intendesse Israele per tregua. Ma le bombe non hanno mai cessato di essere lanciate.
Anzi, lo stesso Trump nonostante il suo ergersi a paladino della pace ha dichiarato che le ostilità potevano anche non cessare, l’importante era trattare. Ma per chi? Per quali interessi? Intanto le terre sono devastate, le famiglie colpite dal lutto, popoli interi costretti a migrare per non morire di fame. Per la pace, purtroppo, dovremo ancora attendere.
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