Mercoledì, 19 Settembre 2018
Foto di Giulio Gaviano

 

Alcune non esistono più, altre sono state sostituite da edicole. Dove l'incuria è stata assoluta, paradossalmente sono ancora integre; dove l'attenzione è stata costante, invece, sono quasi irriconoscibili.

Di Alberto Medda Costella

Stiamo parlando delle madonnine dell'ETFAS, realizzate in serie negli anni ‘50 del secolo scorso dall'Ente incaricato della trasformazione agraria e fondiaria della Sardegna. L'autore è il grande artista sassarese Eugenio Tavolara, pittore, scultore, ceramista, designer a seconda delle circostanze. Celebri i suoi giocattoli e i tappeti.

Le stele votive sono presenti in ogni comprensorio in cui l'ETFAS operò. Erano anni difficili, con un conflitto alle spalle da cui bisognava ripartire. Si doveva raggiungere la pace sociale anche attraverso la redistribuzione della ricchezza, che in quel periodo voleva dire soprattutto possesso della terra.

Fu probabilmente il presidente di allora, il toscano Enzo Pampaloni, a volerle all'ingresso di ogni centro di colonizzazione della Sardegna e negli snodi principali dei nuovi reticolati stradali. La devozione doveva fungere da collante per queste nuove comunità che si andavano formando nelle campagne sarde. Pampaloni, appartenente al terzo ordine francescano, seguiva l'orientamento politico del tempo, vale a dire il pensiero del governo democristiano, e univa le conoscenze di agronomo a una fervente devozione mariana. Pensiamo, ad esempio, ai nomi delle nuove borgate di Santa Maria la Palma e Loretella, nella Nurra di Alghero.

Solo nella nostra diocesi contiamo decine di stele. Si parte dalla borgata di Sant'Anna, il fiore all'occhiello dell'Ente nell'Oristanese, per arrivare a Laconi (Santa Sofia e Crastu), per poi riscendere nuovamente in Campidano a Pardu Nou, passando per Tiria, San Quirico, Pesaria, Cirras e infine Arborea, il cui agro passò sotto il controllo dell'ETFAS nel 1954.

Ma concentriamoci sull'opera. La stele è costituita da 4 blocchi di trachite rossa, alta più di tre metri. Alla base, in rilievo, la scritta ETFAS. Nella parte superiore l'effige mariana. La Madonna è raffigurata con in braccio il Bambin Gesù che tiene delle spighe, simbolo del lavoro agricolo, mentre in una mano tiene un fiore. La Madonna Etfas 1mantellina della Vergine è decorata da una serie di stelle. Oggi, gran parte dei bassorilievi in ceramica hanno perso il colore originario. Qualcuno, probabilmente meno esposto alla luce, che ha mantenuto la sua cera azzurra. Al di sotto, la placchetta con l'iscrizione "Maria benedici i nostri campi", che differisce solamente da quella di Cagliari in località "Su Siccu" ("Maria benedici il nostro lavoro"), sottoposta a tutela dal 2012 da parte della Soprintendenza. A condividere questo riconoscimento di interesse culturale vi è anche quella di Sarroch. La motivazione va ricercata nell'unicità dell'opera, una delle poche dell'artista sassarese presenti nel Cagliaritano (l'altra è quella del palazzo ENEL nella centralissima via Roma del capoluogo). L'immagine mariana pare riprendere altre sculture del Tavolara, come il portale realizzato per la chiesa della Solitudine a Nuoro o la stessa madonnina collocata in una nicchia delle nicchia delle case degli assegnatari ETFAS. Nel 1961 per la XIII^ edizione della fiera campionaria della Sardegna venne inoltre riprodotta una identica stele in bronzo con due giovani in atteggiamento di devozione verso la Madonna.

Salvo le foto disponibili al momento non è stato trovato alcun documento d'archivio che possa ricostruirne genesi, tempi e modi di fattura. Secondo il critico d'arte Ivo Serafino Fenu, le madonnine son state disegnate dal Tavolara, ma poi affidate per la realizzazione a Giuseppe Silecchia e agli Scassellati, famiglia sassarese da generazioni maestri della ceramica. Insomma ci sarebbe ancora molto da dire e da fare per queste opere d'arte in aperta campagna. Già censirle sarebbe un bel risultato, per aver contezza di quanti beni da salvaguardare e promuovere possediamo. Per capirne il valore si pensi solamente che nel luglio del 1958 Pampaloni bandì un concorso a premi tra gli assegnatari per avvicinarli al culto mariano, incentivandoli a prendersene cura con recinzioni e opere d'abbellimento. Ai vincitori venne offerto un viaggio premio a Lourdes, compiuto dal 12 al 16 ottobre di quello stesso anno. Tra i primi classificati gli assegnatari dei centri di San Quirico e Tiria.

Se avete documenti o aneddoti da raccontarci, scriveteci al nostro indirizzo oppure inviateci la foto della stele dell'ETFAS a voi più vicina.

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