È giusto che chi sbaglia paghi, risarcisca i danni e, nei casi previsti, sconti una pena in carcere. Il problema, anche nell’interesse dello Stato (che molto spende per ogni detenuto) è che al termine della reclusione ci dovrebbe essere una persona migliore, pronta a riprendere una vita normale, nel rispetto delle regole, in pace con sé stessa e con gli altri.
Obiettivo difficile, nonostante l'impegno e la passione di tanti operatori. Servono attività educativa, formazione, risorse, progetti, collaborazione con realtà e soggetti esterni al carcere. In questo quadro, l'esperienza di Gian Paolo Vallati, regista, sceneggiatore, produttore cinematografico, romano d.o.c. ma oristanese da una decina d’anni, è stata esemplare.
Da un corso di sceneggiatura all'interno del Carcere di Massama nasce una storia interessante scritta dagli allievi-detenuti. Vallati si mette in testa di portarla sullo schermo. Raccoglie i fondi, grazie anche alla sua casa di produzione Axefilm fondata con Carla Orrù, al Coworking01, al Comune di Oristano, le Fondazioni Banco di Sardegna e Monteprama. Con gli allievi-detenuti sceglie il cast, poi finalmente inizia a girare.
Grazie anche all’appassionato contributo della direttrice del carcere Luisa Pesante e di Francesca Puddu e Roberta Murgia, responsabile e operatrice della struttura educativa, così Come quando fuori piove, un cortometraggio di mezz'ora sul dramma della ludopatia, con l'interpretazione di alcuni fra i più bravi attori del panorama regionale, tra cui Luca Lobina e Ludovica Cadeddu, interamente girato a Oristano, dov’è stato presentato al cinema Ariston a fine maggio riscuotendo un notevole successo.
Prima di iniziare un tour tra festival e rassegne, il corto è stato riproposto venerdì 27 giugno all'Hotel Mistral 2 dalla Camera penale di Oristano, associazione di avvocati penalisti, ospiti il regista, gli attori, la responsabile fotografia Rebecca Scintu, la coproduttrice Carla Orrù. Moderata da Monica Masia, la serata è stata l’occasione per raccontare com’è nato il progetto, la sua realizzazione, l’esperienza degli allievi-sceneggiatori di Massama. Sicuramente uno tra i migliori esempi in cui dal carcere nasce e si concretizza all’esterno un progetto interessante e utile per tutti, bello e pieno di speranza.
Perché tutto si può perdere, nella vita e anche in carcere, tranne la speranza di un futuro migliore.
Daniele Manca
Due parole con Gian Paolo Vallati
Come è nato questo progetto?
La direttrice del carcere, che doveva autorizzare alcune riprese all'esterno della struttura, mi raccontò che i detenuti avrebbero desiderato frequentare un laboratorio di scrittura creativa. Diedi la mia disponibilità, peraltro gratuita, e iniziammo un corso su cinema e sceneggiatura.
Com’è andata?
Hanno iniziato in venti, terminato una decina, sempre più motivati. Prima lo scopo era uscire qualche ora dalla cella, poi è diventato uno strumento per imparare a comunicare.
La sua esperienza dentro un carcere?
All’inizio difficile, poi ha prevalso il rapporto umano, la straordinaria capacità dell’arte e del cinema di dar voce al disagio, anche il più profondo, mettere in comunicazione, offrire fiducia.
Cosa si porta dietro da questa esperienza?
Veder realizzata la loro sceneggiatura e proiettarla in una sala cinematografica colma di gente è stato emozionante e, per loro, anche una scintilla che accende l'orizzonte: la consapevolezza che i sogni si possono realizzare e la vita può offrire opportunità e momenti diversi da quelli a cui forse erano legati.
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