Il mese di settembre per la nostra Arcidiocesi è un momento particolare che vede al centro la figura di Maria. Sono tante le comunità che in questi giorni si stanno preparando a rinnovare la propria fede e venerazione alla Vergine, ma sono due i luoghi particolari dove la devozione mariana richiama fedeli provenienti da tutta l'Isola; due chiese che in questo Anno Santo hanno ricevuto il titolo di chiese giubilari, quella di N. S. del Rimedio a Oristano e quella di Santa Maria, insieme al santuario di N.S. di Bonacatu, a Bonarcado.
* di Rita Valentina Erdas
Questi due luoghi sono legati anche da un pellegrinaggio che da alcuni anni si svolge il 1° maggio, unendo sotto la comune venerazione a Maria, cinque comunità: Massama, Zeddiani, San Vero Milis, Milis e Bonarcado. Mentre festeggiamo la Madonna con i suoi titoli di Nostra Signora del Rimedio e di Bonacatu (rispettivamente l'8 e il 19 settembre), conosciamo meglio queste comunità.
Massama
Situata a pochi chilometri da Oristano, di cui è frazione, il suo territorio è prevalentemente pianeggiante e la presenza di numerosi torrenti e canali che confluiscono e si alimentano dal vicino Tirso, lo rendono adatto allo sfruttamento agricolo: cerali, orticoltura, frutteti, oliveti e vigne. Frequentato sin dalla preistoria, è al periodo romano che risale, forse un luogo di sosta (statio) lungo una strada che congiungeva Tharros a Forum Traiani, la Via Maxima, da cui deriverebbe il suo nome. La devozione a Maria è espressa sotto il titolo dell'Assunta che è venerata come patrona della comunità. Oltre che nella sua solennità, l'Assunta è festeggiata anche il 27 aprile come Santa Mariedda, in ricordo di un voto fatto alla Vergine. La chiesa parrocchiale, citata in documenti del XIV secolo, appare oggi nelle forme del XVIII secolo risultato di numerosi rimaneggiamenti subiti nel corso del tempo di cui rimangono alcuni elementi di epoca catalano-aragonese, rinascimentale e barocca. Attiguo al campanile si trova l'Oratorio delle Anime, un edificio cruciforme, di origini altomedievali con successivi interventi risalenti al XIII e al XVIII secolo.

Zeddiani
Conosciuta per la grande vocazione agricola, favorita dalla fertilità dei suoi terreni, Zeddiani è famosa per la produzione della vernaccia e dei pomodori ai quali è dedicata una sagra, ma anche di prodotti artigianali e tessili. L'abitato è di origine medievale e lo troviamo citato nei documenti con diversi nomi, Celleyani, Cellevane, Seleiani, la cui radice comune potrebbe derivare dal termine latino cellarium, magazzino o deposito. Alla periferia del paese si trova la chiesa romanica di Sant'Antonio da Padova, che la devozione mariana zeddianese ha intitolato a Santa Maria delle Grazie, fondata nel XIII secolo e ricostruita nel XVII. All'interno si trova una Via Crucis composta da quindici opere della pittrice autodidatta zeddianese Veronica Serra, nata nel 1923 e scomparsa nel 2018, più conosciuta come Zia Veronica; le sue opere, dallo stile spontaneo, raccontano la vita semplice degli abitanti del suo paese natale. A lei è dedicato un evento, che si tiene a ottobre, con mostre e concorsi di pittura. Le sue opere fanno parte di due grandi raccolte: la civica, custodita dal Comune, e una che comprende tutte le opere appartenenti a privati.

San Vero Milis
Il territorio di San Vero Milis, situato a ridosso del Montiferru, si caratterizza per la presenza di zone vocate all'agricoltura, per la produzione della vernaccia e per l'arte dell'intreccio dei cesti in giunco. Famose le sue spiagge che si affacciano sull'isola di Mal di Ventre. Numerose le testimonianze archeologiche, tra cui spicca il nuraghe complesso di s'Urachi, uno tra i più grandi dell'Isola. La devozione mariana dei sanveresi si è espressa nei secoli verso la Madonna del Carmine, di cui esiste una chiesa del XVIII secolo, ma in modo particolare verso la Madonna di Spagna, nome con cui è chiamata la statua lignea venuta dal mare e ritrovata nel 1937, nel litorale sanverese, dal giovane pastore Daniele Zou. La preziosa statua, che rappresenta la Vergine con in braccio il bambino Gesù, manca di alcune parti a causa dei danni provocati dal fuoco: si presume, infatti, che la statua sia scampata alle violenze e ai roghi sacrilegi compiuti dal regime franchista durante la guerra civile spagnola, giungendo via mare spinta dalle correnti fino alla spiaggia di Sa Praja manna, oggi Is Arenas.

Milis
È noto per la produzione di agrumi, introdotta nel XIII secolo dai monaci camaldolesi dell'abazia di Bonarcado. Il territorio, abitato fin dall'antichità, come dimostrano i numerosi nuraghi, tra cui Cobulas, è reso fertile dall'abbondanza di acqua: oltre che per la coltivazione degli agrumi è ideale anche per la produzione di miele, di cereali e di vini, tra cui la vernaccia, ai quali è dedicata una sagra in autunno. La sua storia è legata a quella della famiglia nobile dei Boyl, la cui residenza è oggi sede del museo etnografico. La devozione mariana dei milesi è testimoniata dalla presenza nelle sue campagne di una chiesa dedicata alla Madonna di Buon cammino. L'attuale chiesa, che oggi si presenta con le forme del XIX secolo, si fonda, probabilmente su un edificio ben più antico: la tradizione locale riporta che la chiesa sia stata costruita da cristiani esiliati, forse i lieros di Milis, operai citati in alcuni documenti del Condaghe di Santa Maria di Bonarcado. Negli anni '50-'60 del Novecento, si festeggiava nella sua chiesa alla quale i milesi accorrevano con tutti i mezzi di locomozione a loro disposizione (bici, moto, camion, auto, ecc.). Dopo anni di abbandono, la chiesa e la statua sono state restaurate e la festa si tiene il 2 luglio.

Bonarcado
Posto alle falde del Montiferru, con un territorio ricco di boschi, Bonarcado è un centro agricolo famoso per la produzione di olio, ciliegie e per l'allevamento bovino. Meta di pellegrinaggio da parte di numerosi devoti provenienti da tutta l'Isola, il forte legame con la Vergine traspare anche dal suo nome che, secondo alcune ipotesi, deriverebbe dal termine greco panàkhrantos (purissima, immacolata). Il complesso di Santa Maria di Bonarcado comprende i resti dell'antico monastero camaldolese, la Basilica di Santa Maria e il santuario di N. S. di Bonacatu. Quest'ultimo, considerato il luogo di culto mariano più antico della Sardegna, è di origine altomedievale costruito sui resti di un edificio termale di epoca romana, con aggiunte e restauri del XIII, XVIII, XIX e XX secolo. Il titolo di Bonacatu viene interpretato come Madonna della Buona Accoglienza. Al suo interno è venerata la formella in terracotta a rilievo, raffigurante la Madonna col Bambino, della metà del XV secolo, realizzata da un artista ignoto che si ispirò a modelli di Donatello. L'opera fu probabilmente commissionata da uno dei priori dell'abazia di Santa Maria, probabilmente Elia de Palma che fu anche arcivescovo di Oristano, personaggio illustre della Chiesa arborense.

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