Martedì, 17 Marzo 2026

 

Non è necessario avere una definizione univoca di cosa sia la Sartiglia per poterne parlare. Dal V secolo a.C. fino alla prima metà del XVIII secolo abbiamo parlato di arte e di bellezza senza disporre neppure di un nome della disciplina che ne abbracciasse senso e misura: l’Estetica.

di Antonello Carboni

Tentare oggi di incasellare in una definizione la Sartiglia significherebbe ridurla a una rappresentazione ingiusta e minimale nella sua attuale storicità, che darebbe ragione esclusiva di ciò che potrebbe essere parzialmente solo nell’oggi. Non siamo dunque affatto certi che una definizione possa restituire quell’ampiezza dei significati che la denotano, né la sua portata identitaria, storica e sociale. Espressioni come giostra equestre, discesa alla stella, manifestazione storica sono solo termini utili a dare un nome alle cose, ma non sono affatto sufficienti a contenerne la complessità. Per intendere meglio il fenomeno e indagare maggiormente quella stratificazione culturale di senso che l’ha progressivamente edificata, abbiamo incontrato il responsabile del Centro di documentazione della Sartiglia della Fondazione Oristano e dottore di ricerca in Storia della Sartiglia, Maurizio Casu, al quale abbiamo rivolto qualche domanda.

Cosa non sappiamo ancora della Sartiglia?

Guardi, ci manca l’atto ufficiale istitutivo della Sartiglia del carnevale, nel senso che ancora non lo troviamo nei documenti d’archivio.

Quindi non ne conosciamo l’età recente ma sappiamo che è comunque storica.

Dovremmo parlare di tre stagioni quando ci riferiamo alla Sartiglia: l’infanzia, l’adolescenza e la maturità. Ovviamente ora ci troviamo nella maturità.

Ma l’infanzia ha anche un atto di nascita?

No, l’infanzia rivela però un atto del 1547 che riporta la necessità di fare festa per Carlo V spendendo una quantità di soldi per le lance, per la Sortija (Sortilla), per le allegrie dell’imperatore.

Mi faccia capire: quindi nulla di tutto ciò ha a che fare con il carnevale odierno?

I documenti del Cinquecento e del Seicento parlano chiaro, sono pochi ma nulla hanno a che vedere con il carnevale: si parla di celebrazioni strettamente legate alle nascite e ai matrimoni di sovrani.

Quindi la Sortija poteva anche non svolgersi tutti gli anni?

Esattamente.

Ma chi la amministrava?

In qualità di massime autorità della giostra, le edizioni del Cinquecento e del Seicento riconoscono: il Mantenidores, il Consigliere in capo o il Consigliere in seconda, cioè le autorità civiche, perché chi paga tutto e organizza tutto è la città regia. Questi sono documenti presenti nell’Archivio Storico Comunale di Oristano, ritrovati in gran parte da Ilaria Urgu, da Andrea Sanna e qualcosa anche da me.

Ma il Mantenidor era l’attuale Componidori?

Sì, e si parla di corse all’anello, non alla stella.

Ma quante persone vi prendevano parte?

Non abbiamo un numero preciso di partecipanti ma dovrebbero essere probabilmente non più di cinque o qualche altro appena. È una corsa nobile, cavalleresca, il popolino non poteva parteciparvi: correva alle galline.

E dove correvano?

Ce lo dicono i documenti: in Piazza di città.

E qual era Piazza di città?

La piazza dove insiste il Palazzo di città, ovvero dove oggi è situato l’attuale ufficio tecnico comunale.

Secondo lei, quindi, il percorso quale poteva essere?

Questo le fonti non lo riportano, ipotizzo che partissero dal Palazzo della Curia Arcivescovile e scendessero in via Ciutadella de Menorca. Le dico questo perché nelle altre Sortije di Cagliari, soprattutto, e nell’unica documentata di Iglesias, correvano sempre in Piazza di città, ma partivano dal palazzo arcivescovile fino a Palazzo di città, dunque le direi che molto probabilmente, per analogia, la prassi qui a Oristano doveva essere la stessa. Questo accade fino al 1750. Perché dal 1547 al 1750 abbiamo una ventina di attestazioni che riportano cronache meravigliose.

Quando si comincia a parlare di stella e non più di anello?

Il caro e compianto Andrea Sanna ha riportato alla luce un documento eccezionale, datato 1716: c’è la nascita di un principe da festeggiare ma non si corre all’anello si corre alla stella. Questo sancisce anche un cambiamento non solo di bersaglio ma di epoca, evidentemente. Non siamo più sotto gli spagnoli ma sotto il dominio degli austriaci.

Siamo ancora al primo atto segnato dall’infanzia oppure siamo passati al secondo contraddistinto dall’adolescenza?

Un cambiamento epocale arriva quando, fin dai primissimi del Settecento, non sono più le autorità civiche ma vengono chiamati formalmente i Gremi a partecipare con le loro dimostrazioni di festa a cavallo. Ci sono tutti, sette gremi cittadini impegnati in diverse giornate di festa: il gremio dei contadini, dei falegnami, il gremio dei muratori, il gremio dei calzolai, il gremio dei figoli, che organizzano una corsa tutta loro, meravigliosa, il gremio dei fabbri e, infine, il gremio dei sarti.

I gremi dunque gestiscono e organizzano ancora la Sortija, ma che rapporto hanno con il Componidori?

Il Componidori, che si chiama ancora Mantenidor, è la massima autorità del gremio, e il Majorale en cabo, sono la stessa persona, per pochi anni, sotto gli austriaci e dal 1720 con i Savoia. Questo passaggio fondamentale mi ha fatto comprendere esattamente cosa sia oggi la Candelora.

Ce lo spieghi.

È quel Tore Carta, presidente del gremio dei contadini di quest’anno, che dovrebbe essere lui su Compoidori, ma non potendo assolvere al ruolo dona quella candela a Daniele Mattu e gli dice: lo fai tu per me. È l’Alter Nos del Majorale, del Presidente del Gremio.

Ma quindi l’istituzionalizzazione della Sartiglia, in quanto festa di Carnevale, come la conosciamo oggi, quando avviene?

Certamente tra il 1750 e il 1807: al momento le ricerche stanno continuando e non abbiamo ancora colmato questo periodo, ma abbiamo la certezza che già a partire appunto dal 1807 la Sartiglia si corra nella via Duomo e sia Sartiglia di Carnevale.

Lei, oltre a essere docente di storia e filosofia al Liceo scientifico di Oristano, e avere conseguito un dottorato di ricerca in Storia della Sartiglia nelle università congiunte di Tolosa e Cagliari, è stato dapprima tamburino, poi cavaliere, infine Componidori, e oggi Oberaju del Gremio dei Contadini. Quando la vedremo presidente del Gremio?

Prestissimo. Se Dio vuole, il 25 giugno di quest’anno arriverà la bandiera a casa.


 

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