Domenica, 19 Gennaio 2020

Progetto1

Che senso dare alla parola Diaspora nel Terzo Millennio? Insieme: Rete per la conoscenza e aggregazione 2019-2020: la diaspora post-sovietica incontra Narbolia in un momento di aggregazione e scambio culturale...

di Laura Mastinu

Prima è Laconi, nello splendido e affascinante Palazzo Aymerich, poi Aritzo e infine Narbolia, nel salone della parrocchia di Santa Reparata, a ospitare gli operatori del Progetto “Insieme” nei giorni che precedono di poco il Natale. Un momento breve, ma intenso, per illustrare le attività di aggregazione e riscoperta delle tradizioni popolari attraverso gemellaggi e scambi fra Sardegna e comunità slave dell'Europa orientale e delle repubbliche ex sovietiche. È il console onorario della Repubblica di Bielorussia in Cagliari, Giuseppe Carboni, a presentare l’iniziativa promossa dall'associazione Cittadini del mondo: un centro russofono creato nel 2004 e ospitato nella Parrocchia di Sant'Eulalia a Cagliari, dove ha sede la storica biblioteca Rodno e Slovo con migliaia di libri in lingua russa e ucraina. Ogni anno l'associazione Cittadini del mondo propone progetti per favorire l'integrazione tra la cultura russa e il tessuto sociale sardo. Una rappresentanza della grande comunità russofona in Sardegna, una giornalista di San Pietroburgo, una direttrice d'orchestra, vestite con i costumi tradizionali della Russia e della Bielorussia, con entusiasmo spiegano i loro progetti linguistici, le iniziative teatrali, i laboratori creativi per bambini e adulti volti alla cooperazione tra comunità ospite e ospitante. Incontrarsi, conoscersi, imparare, trascorrere piacevolmente il tempo libero attraverso attività artistiche, musicali, sociali, di scambio culturale e religioso nel confronto tra le diverse festività, il Natale per esempio. Un aspetto del progetto è la preservazione della lingua madre attraverso gruppi di conversazione in lingua russa con la partecipazione di immigrati russofoni e cittadini locali, ma anche cittadini sardi, per un'efficace interazione della comunità immigrata con quella locale, non solo parlando l'italiano ma anche il sardo.

diaspora narbolia 7

I laboratori dedicati ai bambini delle seconde generazioni per imparare o non dimenticare la lingua russa, quelli in cui s'impara a suonare uno strumento, sono un modo per interessare anche bambini italiania conoscere il russo attraverso il gioco e la riscoperta di antiche fiabe e tradizioni. In Sardegna sono tanti gli amanti della cultura slava e moltissime centinaia gli studenti di russo: in ben quattro licei linguistici a Cagliari, Selargius, Castelsardo e Sassari, si studia questa lingua oltre che nelle Università di Cagliari e Sassari e alla Scuola Superiore Traduttori e Interpreti, nel capoluogo di regione. Nel corso dell'incontro sono stati presentati i costumi popolari bielorussi, russi e ucraini di varie regioni. Un tripudio di colori accesi e tessuti lavorati in maniera accurata, con copricapi, gonne e vesti semplici, ma raffinate. Gli abiti di lino e di lana, di fabbricazione casalinga, tessuti a mano o nei telai di casa, mostrano il legame con la terra e il mondo contadino. Ben si ritrovano poi, nel confronto con gli abiti del semplice e povero costume tradizionale del paese di Narbolia, mostrato da alcune coppie che da pochi anni hanno costituito il gruppo folk locale. Anche questo costume ricorda la semplicità di una terra fortemente legata al lavoro agropastorale.

diaspora narbolia 1

La musica ha avuto un momento importante nel corso dell’incontro: protagonista il salterio slavo (tsymbaly), molto diffuso nei paesi dell’Europa Orientale, uno strumento tradizionale dalle particolarità tecniche che la musicista bielorussa Tatsiana Syravezhkina, oggi residente nella nostra Isola ma in patria direttrice dell’Orchestra per salterio di Gomel, ha paragonato alle launeddas della Sardegna. Per suggellare il legame con la nostra terra, la musicista si è cimentata nell'esecuzione di un ballo sardo suonandolo con il tsymbaly, sulle cui note il gruppo folkloristico locale Santa Reparata, ha ballato il tradizionale passu torrau. In questa breve serata, in cui si sono concentrati diversi aspetti sociali, culturali, e anche religiosi, il termine diaspora va oltre il significato di esilio e dispersione per assumere il senso di comunità, unione e condivisione. Nella storia dell’umanità, in ogni parte del mondo ha prodotto effetti come la schiavitù e l’emigrazione. Sono stati e sono ancora tanti i nomadi e i sedentari, guerrieri, pastori, schiavi e ribelli, giusti o truffatori, che prima di formarsi come popolo indipendente con il proprio territorio e le proprie regole hanno conservato l’identità religiosa, morale e storica, magari con il sogno di ritornare un giorno nelle proprie terre. Ecco quindi che conservare le radici culturali della diaspora consente di conservare le radici linguistiche, valorizzare storie, pratiche e culture. Nell’ampia visione delle associazioni come Cittadini del mondo, le diaspore servono per creare un ponte tra mondo di origine e mondo di residenza perché il doppio senso di appartenenza è una risorsa per tutti, per chi arriva in una terra estranea e per chi già ci vive.

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