Lunedì, 20 Aprile 2026

Lompendi est su Segnori: benei a dh’adorai, oppure Lompendhe est su Segnore: benide a l’adorare...

di A. P.

Dalla sera del 16 dicembre alle 18, nel Monastero delle Servidoras in via Lamarmora a Oristano,  queste parole in sardo faranno risuonare l’antica melodia del Regem venturum Dóminum, canto che per molti riporta alle memorie dell’infanzia, a quella atmosfera magica che la tradizionale Novena di Natale miracolosamente riusciva a creare. Oltre all’uso del sardo per la Novena, fatto inedito per Oristano, la notizia è che a cantare quelle parole sarde saranno anche monache non sarde, le Servidoras della Comunità contemplativa Madonna di Bonaria, di cui una è brasiliana (madre Maria dell’Armonia), due sono argentine (sr. Maria Dolorosa e sr. Maria Nueva Eva), e due italiane (sr. Maria Humilis e sr. Maria Serva Purissima). La stranezza si spiega per il fatto che le Sorelle Servidoras del Señor y de la Virgen de Matará, da giugno presenti nel Monastero, hanno come intento specifico quello di evangelizzare le culture, cioè quello di rendere presente la fede cristiana nelle circostanze specifiche dei territori in cui sono inviate come missionarie. Ora, secondo le parole di San Giovanni Paolo II, i cui insegnamenti sono tra le principali fonti ispiratrici del loro ordine religioso, una tale evangelizzazione presuppone una inculturazione della fede negli stessi territori, cioè una capacità di innestare l’annuncio di Gesù nelle speranze e nella linfa vitale della storia dei popoli ai quali si annuncia la buona notizia del vangelo. Sempre secondo le parole di San Giovanni Paolo II nel documento L’interpretazione della Bibbia nella Chiesa (1983), la traduzione dei testi sacri nelle lingue locali costituisce proprio il primo passo di tale inculturazione, e Papa Francesco ama ripetere, e lo ha fatto di recente nell’ultimo suo viaggio apostolico in Tailandia, che la fede si esprime anzitutto nella lingua materna. Ovviamente, le Sorelle, da così poco tempo in città, non saranno loro a sostenere il canto in sardo e in questo caso sarà anzitutto ascoltando e imparando che realizzeranno quelle parole del papa loro ispiratore e protettore che parla di reciprocità nel processo di inculturazione della fede: mentre l’annuncio porta la novità di una buona notizia, riceve esso stesso forza vitale da quei valori spirituali e culturali con cui lo Spirito ha preparato la strada al vangelo. Valori che si esprimono anzitutto nella comprensione profonda e nell’uso della lingua in cui la fede si trasforma in cultura. Una prima esperienza di ascolto, in realtà, le Servidoras l’hanno già vissuta ascoltando l’assemblea cantare i gosos della Madonna di Bonaria, titolare Novena di Natale. La Comunità delle Servidoras,su proposta del cappellano,userà testi rinnovati Gosadindi: novena in sardo della loro comunità, quando se ne benediva la statua. Capiterà così che oltre ai testi tradizionali delle Profezie (Iucundare, Filia Sion, Gosadindi - sa Filla de Sion), del polisalmo (Laetentur caeli – Festint is celus) e del Magnificat (Est mannu su Segnore meu, de coro lu cherzo cantare), o dei canti tipicamente natalizi (Astro del ciel – Noti de paxi) o dei gosos di Natale (Celesti tesoru), le Sorelle ascolteranno, e con esse tutti impareranno, alcuni nuovi canti composti dal noto cantautore Piero Marras su parole di Mario Pudhu, altrettanto conosciuto autore del diffuso Ditzionáriu de sa limba e de sa cultura sarda (si noti cultura sarda). Così, il canto Si sos frores chi chircadessunt de amore, aiuterà ad accogliere con gioia intima il Signore che è alle porte (in sa janna est isetende, aberídeli a intrare), come il ritornello Faghe, o Segnore ci aiuterà a chiedere che tutto il nostro corpo, mente, cuore, piedi, mani, diventi incarnazione di quella verità che le strofe di volta in volta annunceranno. A coronare tutto, infine, un Babbu nostru, che non solo rispetta le parole liturgiche (sovente parafrasate in sardo), ma completa il canto con l’embolismo e l’acclamazione A tie su regnu e sa glória semper in eternu. Le Sorelle, dal canto loro, ci offriranno il canto gregoriano tradizionale dell’inno En clara vox e soprattutto delle grandi antifone che caratterizzano i giorni della Novena. L’invito a partecipare è rivolto quindi a tutti coloro che non solo amano esprimere la loro fede nella nostra lingua materna, ma vogliono anche partecipare alla esperienza dello scambio di un annuncio di fede con le Sorelle, venute anch’esse, come il Signore, a visitarci nella nostra terra, costruendo con loro una comunità capace di celebrare in tutte le lingue le lodi del Signore, Verbo Incarnato, che è anche il titolo della loro famiglia religiosa.

Pin It

Iscriviti al nostro canale youtube

Guarda i nostri video dalla diocesi

YouTube icon