Giovedì, 04 Giugno 2020

Progetto1

Tutti siamo diversi. La comunità cristiana, la catechesi e i ragazzi con disabilità. Su questa tematica l’Ufficio catechistico regionale ha voluto centrare il Convegno dei catechisti sardi lo scorso 16 febbraio ad Arborea...

a cura di M.A.C.

Abbiamo rivolto alcune domande a don Luigi Delogu, docente di Catechetica alla Pontificia Facoltà Teologica della Sardegna e responsabile dell’Ufficio Regionale.

Qual è la situazione della catechesi nella Chiesa italiana e, in particolare, in Sardegna?

Nonostante un ampio sforzo di rinnovamento che ha coinvolto la Chiesa italiana in questi anni, direi che i risultati conseguiti dalla pastorale catechistica, anche nelle comunità ecclesiali della Sardegna, non sono pienamente rispondenti alle attese. Si avverte, ad ampio raggio, un marcato ritardo ad attuare concretamente, nelle Chiese locali, la più volte auspicata conversione pastorale in senso missionario, secondo lo spirito di Evangelii Gaudium. I nostri educatori e catechisti, in particolar modo, vivono in prima persona la fatica nell’individuare i passi da compiere per incarnare, nella vita delle giovani generazioni, l’annuncio della gioia del Vangelo. Il tessuto generativo dell’Iniziazione all’esperienza della fede in famiglia risulta ampiamente indebolito, se non addirittura compromesso, pertanto oggi sono essenzialmente le comunità parrocchiali l’unico luogo della cura del cammino di crescita della fede, attraverso il primo annuncio, la catechesi, la vita sacramentale e l’esperienza dell’appartenenza ecclesiale. In positivo, i nostri ancora numerosi catechisti, autentico segno di speranza per i nostri tempi, superando spesso con fatica la settorializzazione della pastorale, sono coloro che in prima linea si impegnano settimanalmente a incontrare e accompagnare i ragazzi, in un vero e proprio stato permanente di missione, animati dal desiderio di traghettare la catechesi, ancora troppo legata alla celebrazione del sacramento della Prima eucaristia e della Confermazione, da una semplice trasmissione di contenuti ad una più matura generazione alla vita di fede.

catechisti arborea panoramica pubblico 1200

Perché dopo percorsi di catechesi settimanale che durano 7-8 anni, in cui legami e relazioni si dovrebbero saldare, i ragazzi scappano dopo la Cresima? Non funzionano le strategie educative?

È sotto i nostri occhi un cambiamento radicale e repentino: le nostre giovani generazioni sono proiettate sul mondo, dentro una cultura globale, dove incontrano tutto e tutti: le opinioni e i costumi, i valori più opposti e le contraddizioni più grandi, comprese quelle del mondo degli adulti! I nostri ragazzi e adolescenti scorrazzano tra le bancarelle del mercato globale e incontrollato, prendendo quello che vogliono. Non può ignorare che i ragazzi di oggi sono molto spesso figli di una generazione adulta senza fede. Eppure, dal mio punto di vista, questo mutamento non è una catastrofe, ma va letto seriamente come un cambiamento d’epoca in atto, che mette in crisi un certo modo di stare al mondo, di essere comunità, di fare gli educatori e di conseguenza anche di vivere la fede. Non è la fine del mondo, ma la fine di un certo mondo e di un certo modo, di conseguenza, di fare catechesi: se leggiamo con un serio sguardo di fede le nostre realtà, possiamo già intravvedere i germi di speranza che trapelano dal buio della notte, cogliendoli come segnali di destrutturazione e di ristrutturazione, perché no, anche dei cammini di Iniziazione cristiana finora proposti. È questo prezioso sguardo di fede che porta le comunità ecclesiali ad assumere un atteggiamento dialogico e non aggressivo, di giudizio, rispetto ai cambiamenti in atto, porta a sentirsi umili e gioiosi compagni di viaggio dei nostri adolescenti, a saper riconoscere i germi di bene seminati dal Verbo nella storia personale di ciascuno, a rispettare persino il loro discostarsi – temporaneo? – dalla Chiesa, per favorire tutti gli itinerari di bene, attraverso i quali, un adolescente impara l’arte di prendere in mano la propria vita.

catechisti arborea vescovo 2 1200

Quanto sono diffusi e sentiti i corsi di formazione umana e teologico-pastorale per i catechisti? Non si rischia spesso di vivere il catechismo come un dopo-scuola?

Dalla ricerca che abbiamo condotto in Sardegna, come Ufficio Catechistico Regionale, risulta, a esempio, che mediamente i catechisti dell’isola hanno un livello di istruzione superiore a quello della popolazione sarda. Abbiamo però potuto riscontrare, in negativo, che un quarto dei catechisti intervistati esplicitamente dichiara di non partecipare ad alcuna occasione di formazione cristiana regolare nella quale non si trovi a svolgere un ruolo di guida. La formazione di catechisti - a livello biblico, teologico, pedagogico - è una emergenza ampiamente riconosciuta, dai nostri vescovi, dai parroci e dagli stessi catechisti. Sarebbe tuttavia inadeguato comprenderla come una esigenza di aggiornamento. La formazione dei catechisti, a partire dal cammino di fede individuale, va intesa pertanto come un graduale percorso di maturazione umana e culturale, finalizzata all’acquisizione di conoscenze biblico-teologiche, competenze educative, comunicative e relazionali, coinvolge ampiamente la riscoperta della dimensione missionaria della catechesi, la sua ispirazione catecumenale, la premura di mettere al centro la persona, i linguaggi della fede, e va messa in correlazione con le altre figure ecclesiali onde evitare il rischio che il servizio del catechista rimanga esposto all’isolamento.

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Il tema del convegno sull’attenzione alla disabilità è davvero importante. Oltre a questa giornata, sono previsti itinerari di approfondimento teorico e laboratori di pratica?

Questa giornata di convegno, che abbiamo scelto come UCR di dedicare all’impegno della comunità cristiana e della catechesi in particolare ai ragazzi con disabilità, vuole essere un primo passo per conoscere in modo serio e approfondito il mondo delle disabilità, per riscoprire in questi nostri fratelli e sorelle un dono, una ricchezza e direi anche una profezia per i nostri tempi. A partire dalle esperienze e buone prassi già in atto nelle nostre parrocchie, ci soffermeremo a riflettere e progettare, con i direttori degli uffici diocesani, su quelle che potrebbero essere le proposte concrete, nell’ambito della catechesi e non solo, per formare i catechisti a riconoscere anche i ragazzi con disabilità come autentici soggetti e protagonisti dell’esperienza ecclesiale e pastorale.

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