Lunedì, 19 Gennaio 2026

 

I figli… siamo tutti figli, naturalmente, e cioè, persone generate, rispetto ai genitori. Questi, perciò, sono coloro che generano i figli. Tutto qui? Due persone che procreano? Naturalmente no. È genitore anche chi cresce, o meglio alleva i figli, nutrendoli e educandoli nel loro percorso di maturazione psicofisica.

di Mauro Solinas, avvocato

Di solito, ma non sempre, le figure di chi genera i figli e di chi li alleva coincidono: malattia, lutto, abbandono, separazioni, sono alcune delle cause per cui questa coincidenza potrebbe non verificarsi. I figli potrebbero allora essere allevati da un solo genitore, o addirittura esserne privi: in questi casi interviene lo Stato, assicurando che i diritti dei minori siano tutelati attraverso l’inserimento in case-famiglia (che hanno in pratica sostituito i vecchi brefotrofi e gli orfanotrofi), ma soprattutto tramite l’affidamento e l’adozione.

Il primo è un provvedimento temporaneo, mentre la seconda è definitiva. Il procedimento di adozione è noto un po’ a tutti, almeno a grandi linee: occorre essere coniugati e conviventi da almeno tre anni, ci sono precisi limiti di età da rispettare, è necessaria una buona capacità di mantenere, istruire e educare i minori, ed è previsto un periodo di affidamento preadottivo. Ma io ho letto che quell’attrice famosa ha adottato un bambino, e non è sposata! Avrà capito male?

Non è detto, anzi probabilmente ha capito bene. Oltre all’adozione ordinaria ne esiste un altro tipo, che è chiamata adozione in casi particolari o, in maniera meno precisa, speciale. Pensiamo a un minore orfano di entrambi i genitori, che ha rapporti stabili con altre persone, familiari o meno: a queste persone è consentita l’adozione, a prescindere dal fatto che siano coniugate o conviventi, perciò anche ai single.

Tutti costoro possono, inoltre, adottare persone minorenni orfane o abbandonate gravemente disabili, pur in assenza di precedenti rapporti stabili con loro. La scelta del legislatore, di ampliare la possibilità di adozione quando i minori siano affetti da minorazione fisica, psichica o sensoriale tale da determinare un processo di svantaggio sociale o di emarginazione, non è stata esente da critiche: tra le principali, la considerazione che la coppia non sposata, o il single, andrebbe bene per i bambini disabili ma non potrebbe accedere all’adozione ordinaria di quelli sani.

L’argomento è suggestivo, ma occorre considerare che la normativa in materia di adozione ha come obiettivo principale il diritto dei minori ad avere una famiglia, e all’epoca (1983) si è ritenuto che potesse essere perseguito consentendo quella ordinaria alle sole coppie coniugate.

Ci sono poi altre due situazioni in cui è possibile l’adozione speciale: quando uno dei coniugi sia già genitore di un minore e l’altro coniuge intenda procedere con la sua adozione; e quando, per particolari motivi, non sia possibile l’affidamento preadottivo, che è indispensabile per l’adozione ordinaria.

L’impossibilità di affidamento può verificarsi, ad esempio, perché manca lo stato di abbandono del minore, oppure perché egli ha sviluppato dei legami affettivi con altri soggetti che se ne prendono cura, ed esiste il suo concreto interesse a vederli riconosciuti. Questo tipo di adozione è stato consentito da molti tribunali, e dalla Corte di Cassazione, anche a uno dei componenti di una coppia formata da persone del medesimo sesso, che desideri adottare, quale genitore d’intenzione, il figlio dell’altro componente, genitore biologico.

In conclusione, una breve riflessione: l’adozione non è un modo per riempire vuoti all’interno delle coppie, tanto meno è un obbligo: qualsiasi adozione è un gesto d’amore, fatto consapevolmente e con il cuore.


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