Solo Matteo, nel suo Vangelo, narra del compenso dato a Giuda.
Allora Giuda, il traditore, vedendo che Gesù era stato condannato, si pentì e riportò le trenta monete d’argento ai sommi sacerdoti e agli anziani dicendo: Ho peccato, perché ho tradito sangue innocente; ma quelli dissero: Che ci riguarda? Veditela tu! (27, 3-5). Ed egli, scagliate le monete, si allontanò e andò a impiccarsi (Mt 27,35).
I sacerdoti rifiutarono dapprima i denari, poi li raccolsero ma decisero che non potevano essere depositati nel tesoro del Tempio perché è prezzo di sangue. E, tenuto consiglio, comprarono con esso il Campo del vasaio per la sepoltura degli stranieri. Perciò quel campo fu denominato Campo di sangue, fino al giorno d’oggi; più precisamente: haqel dama.
Allora si adempì quanto era stato detto dal profeta Geremia: E presero trenta denari d’argento, il prezzo del venduto, che i figli di Israele avevano mercanteggiato… (Mt 27, 8-9).
Il sito del Campo del vasaio è stato confermato da Eusebio (265-340). La locuzione trenta denari divenne tradizionale, quasi proverbiale. Furono trenta? Al tempo di Augusto circolavano nella terra di Gesù le seguenti monete: l’aureo, di circa 7,79 grammi d’oro, che corrispondeva a 25 denari d'argento e a 100 sesterzi di bronzo; il quinario aureo, che corrispondeva alla metà dell'aureo; il denario, di circa 3,89 grammi d'argento, che corrispondeva a 4 sesterzi, a 16 assi di bronzo e a 64 quadranti, sempre di bronzo; il quinario d'argento, che era la metà del denario; il sesterzio equivaleva a 4 assi e a 16 quadranti; il dupondio, che era uguale a 2 assi e a 8 quadranti; l'asse, che corrispondeva a 4 quadranti; il quadrante, che era la moneta spicciola.
Il denaro, sotto forma di moneta, si diffuse nel Medio Oriente dal VI secolo a.C. Queste monete venivano battute nelle zecche imperiali. In qualità di regnante di uno stato autonomo, Erode aveva il potere di coniare moneta propria. La monetazione sotto il suo nome fu solamente bronzea. Il sovrano venne interdetto dalla coniazione di monete d’oro. I nominali erano limitati ai valori minori. Questi ultimi erano costituiti dal lepton (plurale lepta; un nominale di derivazione greca) e dal prutach e dai suoi multipli (prutot); tipicamente giudaici. Le monete bronzee servivano per gli acquisti e le attività quotidiane; mentre, per le transazioni commerciali, il pagamento dei tributi allo Stato, e ai Romani, si utilizzavano, essenzialmente monete d’argento, coniate in altri Stati ma liberamente circolanti in Giudea. Il tetradramma statere, emesso a Tiro, era molto apprezzato in Palestina; veniva denominato shekel (siclo) ed era scambiato con 4 denari romani.
Le monete d’argento citate da Matteo erano sicli e si utilizzavano per le offerte e le tasse da versare al Tempio. Prima di allora, il termine siclo indicava un’unità di peso, che, in una certa epoca, corrispondeva a 320 grani d’orzo; poi, con l’introduzione del metallo, il peso di un siclo venne fissato a circa 11,4 grammi d’argento. La moneta più utilizzata era il siclo d’argento. Coniato a Tiro, aveva impresso nel diritto la testa della divinità fenicia Melkart e sul rovescio un’aquila. Questo mezzo di pagamento era molto diffuso nel Medio Oriente negli anni dal 126 a.C. al 65 d.C.
Le trenta monete d’argento ricevute da Giuda per il tradimento di Gesù erano 120; il prezzo di uno schiavo. Matteo fu esattore delle imposte; conosceva bene le monete circolanti.
Giovanni Enna