Giovedì, 16 Aprile 2026

 

Il 21 agosto è memoria liturgica del Papa san Pio X, pontefice dal 1903 al 1914: la giornata offre l’occasione privilegiata di meditare sulla singolare consonanza che unisce il suo pontificato a quello, appena avviato, di Leone XIV, eletto l’8 maggio 2025.

di Daniele Trabucco *


Pur separati da oltre un secolo, e pur inscritti in epoche e culture profondamente diverse, essi manifestano una comune opzione teologica e pastorale: la centralità di Cristo quale principio regolatore dell’unità ecclesiale e fonte inesauribile della riforma. Il pontificato di Pio X si aprì con l’enciclica "E Supremi" del 1903 in cui il motto "Instaurare omnia in Christo" segnava la cifra dell’intero ministero petrino. Tale espressione non indicava una generica tensione spirituale, quanto un programma di governo, un metodo di discernimento e, insieme, un criterio pastorale: ogni realtà, personale e sociale, trova il proprio senso solo nel riferimento al Signore crocifisso e risorto.

La sua riforma catechistica con l’enciclica "Acerbo nimis" (1905), il rinnovamento della disciplina eucaristica con il decreto "Quam singulari" (1910), l’attenzione alla liturgia e al canto sacro, così come la lotta decisa al modernismo con la "Pascendi dominici gregis" (1907), testimoniano che la radice di ogni autentico rinnovamento ecclesiale non si trova in strategie di adattamento culturale, bensì nel ritorno integrale a Cristo e alla verità oggettiva della Rivelazione. Leone XIV, nel suo motto "In illo uno unum", fa risuonare la stessa intuizione cristocentrica: nell’Unico, che è Cristo, tutti siamo uno. Tale affermazione, da lui richiamata nelle omelie e nei discorsi di questi primi mesi di pontificato, non è soltanto una dichiarazione teologica, ma una chiave ermeneutica del suo ministero.

La sua prima omelia, il 18 maggio 2025, lo ha visto insistere sul fatto che la Chiesa è comunione di quanti vivono nell’amore fraterno e nella concordia, radicati nell’Unico Salvatore. Nei suoi interventi successivi, egli ha collocato tale centralità cristologica in una prospettiva storica ampia, richiamando il Concilio di Nicea del 325 d.C., che con la definizione della consustanzialità del Figlio al Padre ("homoousios tō Patri") ha posto la base dogmatica di ogni autentica unità ecclesiale. Per Leone XIV, l’unità dei cristiani e, più ampiamente, la capacità della Chiesa di offrire al mondo un segno credibile di concordia non possono prescindere dal riconoscimento di Cristo vero Dio e vero uomo, unico fondamento di comunione.

In questo modo, il nuovo pontefice si inserisce nel solco tracciato dal suo predecessore di inizio Novecento: se Papa Sarto, dinanzi alle minacce del modernismo e della dissoluzione dottrinale, riaffermava con forza l’immutabilità della verità rivelata e il primato della formazione catechistica ed eucaristica, Leone XIV, dinanzi alla frammentazione spirituale e culturale del mondo contemporaneo, ripropone la stessa verità in una forma di rinnovata testimonianza ecclesiale, indicando che l’unità si costruisce non su compromessi contingenti, bensì sull’adesione al Cristo proclamato a Nicea, principio e misura di ogni autentica riforma. La continuità che emerge non è, dunque, superficiale: entrambi i pontefici hanno colto che la Chiesa è "semper reformanda" solo in quanto "semper Christocentrica". Pio X lo tradusse in una disciplina chiara, in una catechesi ferma e in un ritorno radicale alla liturgia; Leone XIV lo attualizza attraverso un linguaggio pastorale che richiama con vigore la comunione ecclesiale e la concordia dei cuori, senza cedere alle sirene dell’autoreferenzialità, ma attingendo alla forza dogmatica della Tradizione.

La memoria liturgica di San Pio X diventa, allora, l’occasione per riconoscere come l’opera di Leone XIV non sia un esercizio di novità priva di radici, costituendo un passo ulteriore nella medesima direzione: rinnovare la Chiesa restituendola, ancora una volta, all’Unico in cui tutti siamo uno. 

* Professore stabile di Diritto Costituzionale e Diritto Pubblico Comparato presso la SSML/Istituto di grado universitario San Domenico di Roma. Dottore di Ricerca in Istituzioni di Diritto Pubblico nell'Università degli Studi di Padova


 
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