C'è una nuova missionaria nella comunità dell'Immacolata padre Kolbe di Santa Giusta. Come settimanale diocesano le abbiamo chiesto di presentarsi. Ecco il suo racconto.
Ciao a tutti! Sono Lucia Corcella, pugliese, di Barletta, missionaria dell’Immacolata padre Kolbe. Sono nata in una famiglia semplice, con valori umani e cristiani genuini, sani. Ho frequentato la mia parrocchia dove ho ricevuto i sacramenti. Dopo alcuni anni ho sentito l’esigenza di trasferirmi in una comunità parrocchiale di periferia dove in poco tempo mi sono inserita nel gruppo dei giovani; mi è stato chiesto di poter essere catechista, animatrice di ACR e, con il parroco, ho iniziato un cammino di discernimento vocazionale. Sono stati anni importanti per la mia crescita umana e spirituale.
Il Signore mi ha raggiunta aprendo la mia vita a orizzonti che non avevo pensato per me.
Erano infatti altri i miei sogni, desideri e progetti. Tempo prima avevo conosciuto le missionarie dell’Immacolata padre Kolbe attraverso una missionaria che gestiva un laboratorio di cucito, frequentato da un gruppo di ragazze mie coetanee: mia madre aveva piacere che io lo frequentassi dopo gli impegni scolastici. Ci andai solo per farla contenta, ma man mano che frequentavo questa scuola di cucito, apprendevo, attraverso la testimonianza di vita di quella missionaria, i veri valori umani e cristiani; ci insegnava, infatti, oltre al cucito, l’arte di essere vere donne. Grazie a lei mi è stata data la possibilità di partecipare ad alcune giornate di spiritualità organizzate dalle missionarie della comunità di Bari, rivolte ai giovani. Là, in un clima di fraternità in cui mi sentivo a mio agio, ho incontrato tanti giovani; ho imparato a conoscere Maria in un modo diverso da come, fino a quel momento me l’avevano presentata, ho scoperto la figura di San Massimiliano Kolbe che non conoscevo.
Ricordo che mi colpì molto la serenità e la gioia che traspariva dagli occhi delle missionarie e, per questo, le sentivo come persone speciali. Le loro testimonianze missionarie mi affascinavano, mi dilatavano il cuore e mi facevano sognare. Dopo un lungo e travagliato cammino di discernimento, ho accolto nel mio cuore il dono della vocazione, con stupore e trepidazione ho accettato di iniziare il cammino nella famiglia consacrata di cui oggi faccio parte: l’Istituto secolare Missionarie dell’Immacolata Padre Kolbe, fondato a Bologna nel 1954 da un frate francescano. Siamo presenti in Europa (Italia, Lussemburgo e Polonia), nelle Americhe (Argentina, Bolivia, Brasile, California) e in Nigeria, in Africa. Pur operando in paesi diversi tra loro per cultura, tradizione, situazione politica, economica e sociale, la nostra missione rimane quella di essere segno dell’amore, della misericordia e della tenerezza di Dio per ogni uomo.
Dopo il periodo della formazione iniziale, nella nostra Casa Centrale a Bologna, sono stata inviata in diverse comunità dell’Italia. Ho avuto il dono di varcare i confini dell’Europa, sono stata per un tempo in Bolivia, di cui conservo ancora, dopo diversi anni, un grande ricordo e soprattutto una forte nostalgia per tutta la ricchezza umana e spirituale che ho ricevuto da quei fratelli segnati dalla povertà materiale e morale.
Attualmente mi trovo qui in Sardegna, esattamente nella comunità di Santa Giusta. Sono stata inviata in questa terra, per continuare la missione che il Signore mi ha affidato.
Da subito mi sono sentita accolta e amata da tanti fratelli…
Ciò mi ha sollecitata a mettermi subito in gioco e a scommettere con gioia per questa nuova missione. A maggio scorso, abbiamo vissuto, nel nostro centro, il pranzo di solidarietà, a cui hanno aderito molti amici e conoscenti, e il cui ricavato è stato devoluto alla nostra missione in Bolivia. Ho vissuto la giornata con stupore e gioia nel vedere l’amore per la missione di tanti laici attraverso il servizio concreto, vissuto nella gioia e nella fraternità. Posso dire che i miei primi passi in questa bella terra sarda, sono davvero un grande dono che il Signore mi sta regalando a piene mani.
E come diceva il nostro padre fondatore, oggi anch’io ripeto: meraviglioso è il nostro mestiere.
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