Sabato, 16 Maggio 2026

Auguri di buon anno anche al mondo della politica, impegnata, a tutti i livelli, non solo a risolvere i problemi che assillano il nostro Paese e i nostri paesi ma anche nella difficile missione di far riavvicinare la gente alla politica stessa. I dati elettorali degli ultimi anni rivelano, infatti, una disaffezione sempre più crescente al voto e alle questioni legate al servizio alla polis da parte degli italiani. Per carpire che anno sarà per la politica di casa nostra, quello appena iniziato, abbiamo intervistato Francesco Mura, unico rappresentante oristanese del nostro territorio nel Governo guidato da Giorgia Meloni.

di Mauro Dessì


40 anni a settembre, originario di Nughedu Santa Vittoria, l’on. Mura è stato eletto alle ultime politiche che hanno riportato al Governo, dopo 11 anni, rappresentanti democraticamente eletti. Francesco Mura prosegue, con questa elezione, la sua esperienza nel campo amministrativo iniziata con la militanza in Azione Giovani, il movimento giovanile di Alleanza Nazionale, poi proseguita con l’elezione a sindaco del suo paese nel 2013 e l’elezione in consiglio regionale della Sardegna nel 2019.

Come sta vivendo questa nuova esperienza? C’è ancora spazio per l’emozione di essere un membro del Parlamento o il lavoro ha già preso il sopravvento?
Non nascondo che essere stati eletti è stata davvero una bella emozione sia per quanto mi riguarda e sia per come sono andate le elezioni con la vittoria storica di Giorgia Meloni. Sin da subito però ho lasciato spazio alla responsabilità che mi è stata affidata e, in particolare, ho avvertito l’importanza di essere l’unico rappresentante al Parlamento per il territorio di Oristano. Oggi sono già immerso nel servizio, concentrato sulle questioni che col nuovo Governo stiamo affrontando.

Sin da subito siete stati chiamati a importanti scelte operative per rispondere alle urgenze. Quali le priorità tra i vostri interventi governativi?
Abbiamo da poco approvato la Legge di Bilancio che necessitava di essere affrontata con immediatezza per rispondere alle urgenze del nostro Paese. Abbiamo cercato di affrontare la questione in coerenza e nel rispetto di quanto dichiarato durante la campagna elettorale cercando di avere come centro del nostro fare il bene comune e il bene del cittadino. Tra le azioni più importanti di quanto approvato ci sono misure come quelle contro il caro energia che rispondono proprio alle difficoltà della gente in questo periodo.

Dunque più un’azione straordinaria mirata all’emergenza piuttosto che l’applicazione di quelle linee programmatiche proprie del vostro programma elettorale?
Purtroppo il contesto storico in cui ci ritroviamo ce lo impone. Il post pandemia, il conflitto russo ucraino, l’instabilità internazionale ci mettono davanti a una situazione difficile da affrontare verso cui dobbiamo ragionare in maniera straordinaria e che ci chiama ad agire con attenzione e responsabilità. In questo momento è importante ristabilire un certo equilibrio sia nel contesto internazionale sia all’interno del nostro Paese che possa consentire un ritorno verso quella normalità, quell’ordinario, su cui potremo poi portare avanti le nostre idee politiche. Speriamo questo possa accadere in breve tempo: in questo modo potremmo dar seguito al nostro programma per il quale abbiamo avuto la fiducia della maggioranza degli italiani e per il quale, dai sondaggi degli ultimi tempi, le aspettative sono molto alte anche da parte di un’altra buona fetta di cittadini.

Lavorare sulla fiducia degli italiani può essere quella strategia per riavvicinare la gente alla politica e alle Istituzioni?
Assolutamente Sì. La disaffezione della gente alla politica è sempre più aumentata negli anni anche perché sempre di più non si è mantenuto fede agli impegni presi tra politica e cittadini. Gli italiani si aspettano coerenza, chiedono il rispetto della parola data. Occorre ripartire da una politica dal basso, più vicina alla gente, con un rapporto di credibilità tra eletto ed elettore.

Un’attenzione particolare lei dovrà averla nei confronti dei sardi e, nello specifico, delle popolazioni del territorio della nostra Arcidiocesi. Quali obiettivi?
Io penso sia necessario prima di tutto un coordinamento tra Governo centrale, Istituzioni, Amministrazioni locali, parti politiche perché si prenda una linea comune negli indirizzi politici e strategici verso la Sardegna. Spesso è mancato il ragionamento su quali strade percorrere insieme e verso quali direzioni. Credo che dovremo favorire questo modo di lavorare anche per accorciare le distanze tra Governo centrale e Amministrazioni locali che spesso lamentano di essere abbandonate a sé stesse. Nel frattempo che questo accade, comunque si dovrà operare per la crescita e lo sviluppo della nostra Isola. Ci sono tante priorità: il comparto agro-alimentare come volano per il rilancio turistico; una nuova programmazione urbanistica; la facilità di avvio di nuove imprese. Le potenzialità ci sono, è importante che si lavori in maniera univoca e chiara tra i diversi soggetti politici.

Tra questi soggetti politici c’è anche la Regione Sardegna. Lei è stato consigliere regionale sino alla sua elezione in Parlamento. Che anno sarà questo 2023 per la nostra politica regionale?
Questo sarà l’ultimo anno di mandato prima delle nuove elezioni programmate a febbraio 2024. Non nascondo che, a tutti i livelli, l’ultimo anno è spesso condizionato dalla campagna elettorale. Credo, però, che in Regione non si lascino sfuggire l’opportunità di concretizzare i numerosi progetti costruiti in questi anni. Purtroppo ci sono situazioni che seppur siano legate in qualche modo alla Regione non dipendano direttamente dalla Regione stessa. E queste situazioni ostacolano e rallentano l’operato dei governatori. Tuttavia ci sono i presupposti perché quanto costruito sia portato a termine.

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