Lunedì, 30 Gennaio 2023

È scientificamente provato che stare in compagnia fa bene al corpo e alla mente. Lavorare da soli può dare grandi soddisfazioni, ma le gratificazioni più grandi arrivano solo se si sceglie di mettersi in gioco con gli altri. Questo i cori polifonici di Oristano l’hanno capito e a distanza di diversi anni hanno intrapreso con entusiasmo un percorso insieme.

di Francesca Pisano


Per saperne di più, abbiamo intervistato Alessio Carrus, laureato in Composizione, da 20 anni direttore di alcuni cori della nostra arcidiocesi, tra cui la Corale Polifonica Arborense di Oristano, il Coro e Orchestra città di Oristano e della banda musicale Santa Cecilia di Oristano.

La collaborazione tra coro Città di Oristano e Polifonica Arborense è storica. Quali sono stati i passaggi più importanti e quale situazione oggi?

Sono nate entrambe tra gli anni ‘60 e ‘70. La polifonica nasce nel 1964 per volere di mons. Fraghì, in quel periodo arcivescovo di Oristano, che mandò due sacerdoti all’Istituto Pontificio di Musica Sacra a Roma con l’intento di creare un movimento musicale all’interno dell’Arcidiocesi. Rientrati in Sardegna, il maestro Clemente Caria diede vita all’associazione polifonica Arborense. Un coro che divenne estremamente importante, non solo dal punto di vista diocesano, in quanto accompagnava tutte le celebrazioni arcivescovili all’interno della cattedrale, ma soprattutto divenne importante a livello internazionale partecipando a prestigiosi concorsi, alcuni dei quali vinti ed eseguiti in diverse città italiane. Partecipò a tournee nazionali e internazionali ottenendo un grande consenso per il giubileo del 2000 a Gerusalemme. Verso la metà degli anni ‘70, ci furono alcuni dissidi interni che portarono alla scissione del coro. Una parte, nel 1976, diede vita al coro e orchestra città di Oristano e fu seguito da don Carlo Pisu che studiò a Roma, insieme a don Clemente. Fu seguito successivamente dal maestro Olinto Contardo, direttore della Rai di Torino e da altri maestri di un certo livello. Da un anno e mezzo sono stato chiamato dalla Polifonica, con cui avevo già collaborato da giovane, con lo scopo di dirigere il coro. A distanza di qualche mese sono stato contattato anche dal Coro e Orchestra città di Oristano. Per me è stata un’occasione unica e irripetibile.

Quale impegno e quale stato d’animo per i coristi nel ricominciare insieme questo percorso?

Sono dell’opinione che un modo per fare cultura ad alto livello e per proporre qualcosa di realmente efficace per la nostra cittadina, sia quello di unire e non di dividere. Ho pensato che la soluzione migliore per poter affrontare progetti impegnativi, fosse quello di unire le forze. E così ho iniziato a proporre a entrambe le associazioni un progetto comune, che affronteremo a Natale, Navidad Nuestra di Ariel Ramirez e Felix Luna. Un progetto che inizialmente è stato accolto non da tutti in maniera positiva, perché in entrambe le associazioni era radicato un po' di astio. Superate le prime fasi, c’è stato l’avvicinamento, le prove assieme, l’incontro con i musicisti e col tempo i rapporti tra i due cori hanno iniziato a sciogliersi: ci si sta rendendo conto di quanto sia più utile, unire le forze, per affrontare i progetti ambiziosi, altrimenti irrealizzabili. Ogni coro continua a provare nei giorni propri. Ma, ognuno di loro si sta abituando a presenziare alle prove dell’altro, tanto da rendere l’impegno quasi giornaliero. Questo sta creando molto entusiasmo.

Ora vi unite a un’altra formazione: il gruppo musicale Nazka. Come è nata questa collaborazione?

Matias e Oscar Quiroz Arias sono l’anima di questa associazione. Li ho conosciuti quando avevo formato il Coro del Rimedio e avevamo collaborato con il coro polifonico di Silì. A distanza di anni ho pensato che il repertorio in comune con il gruppo Nazka, ossia Navidad Nuestra, fosse l’ideale per creare quel clima di condivisione e di entusiasmo necessario per affrontare un nuovo progetto condiviso. Loro utilizzano strumenti etnici tradizionali del Sud-America, uniti ad alcuni strumenti della tradizione Europea, caratterizzando una inedita fusione sonora andino-mediterranea.

Qual è il programma, invece, che vi siete prefissati per questo prossimo periodo?
Vogliamo programmare non più solo concerti a uso e consumo, da utilizzare in un’unica data o stagione, ma progetti che possono essere collocati in più periodi dell’anno e per diversi anni a venire. Progettiamo concerti con repertori comuni con il coinvolgimento non solo delle Amministrazioni, ma anche di agenzie di spettacolo, per quanto noi riteniamo che quello che facciamo non è una forma di spettacolo, ma di cultura. Per me la cultura è tutto ciò che contribuisce alla nostra crescita e a quella dell’ascoltatore. Non solo musiche nuove, ma anche nuovi modi di interpretare brani consolidati e presenti nel nostro repertorio. Lo spettacolo ha il fine dell’intrattenimento e ci si limita a un aspetto superficiale dell’ascolto. Noi vogliamo andare oltre. Il nostro progetto di Navidad Nuestra verrà strutturato in diverse date, alcune ufficiali come il 17 dicembre a Cagliari e altre a Oristano e in paesi vicini. A Oristano ci sarà un concerto tra dicembre e gennaio e due prove aperte con una struttura differente da quella del concerto dove verrà spiegata l’interpretazione dei brani, gli strumenti utilizzati e come venivano utilizzati nella tradizione Sudamericana. Questo per far crescere, in chi ci segue, la curiosità del nostro lavoro.

Per gli artisti questi ultimi anni sono stati tempi difficili. Cosa significa per voi il ritorno alla normalità? Sarà davvero tornare a come prima o è cambiato comunque qualcosa?

Gli artisti, in particolare quelli che lavorano nell’ambito corale, vivono di confronto diretto e di socializzazione. Il canto è per molti uno svago e può essere fatto anche attraverso piattaforme online. Il coro invece, è formato da una vera e propria squadra ed è necessario il contatto fisico. Abbiamo iniziato a cantare sparsi nella sala e non più inseriti nelle sezioni. Questo inizialmente ha destabilizzato i coristi, ma allo stesso tempo ha creato una maggiore consapevolezza in ognuno di loro, della propria voce e delle proprie capacità. Ripartire dopo il Covid è stato un momento di riscoperta di questi valori. Abbiamo approfondito lo studio del canto, utilizzando percorsi innovativi e poco consueti. Abbiamo sviluppato laboratori con l’utilizzo di giochi, del corpo e della voce. Questo è servito per ricreare il gruppo. Non è come prima, forse sarà meglio di prima. C’è maggiore entusiasmo che si manifesta in una presenza costante.


Il progetto Navidad Nuestra

Il Natale è l'occasione propizia per riunirci in una manifestazione che presenta un momento importante per la nostra tradizione e per quella degli altri popoli. Ariel Ramirez compose Navidad Nuestra in collaborazione con il poeta Felix Luna, quasi completamente in una sola notte d'ottobre del 1963. I due artisti si trovarono a lavorare con lo stesso entusiasmo e ispirazione e, come racconta Luna, i temi musicali sui quali ritagliò i testi si concretizzarono quella notte con la naturale eccezionalità del miracolo. Navidad Nuestra è un quadro plastico di sapore creolo, ispirato al tema della nascita di Gesù. Sono sei brani, sei quadri tematici, ciascuno dei quali costruito attorno a una differente voce regionale e imperniato su un proprio ritmo o tipo di danza. Il testo poetico restituisce la narrazione religiosa in maniera libera. S'incontrano fondendosi la lingua spagnola e il guaranì, ossia l'idioma degli indios del Paraguay e delle provincie argentine Corrientes e Entre Ríos.

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