Dopo un periodo di riassestamento sembrano essere definitivamente ripartite, seppur non manchino le difficoltà, tutte le attività sportive, da quelle agonistiche a quelle promozionali, da quelle amatoriali a quelle motorie-ludico-ricreative. Per conoscere che tipo di stagione sportiva sarà quella appena avviata, abbiamo intervistato Simone Carrucciu, presidente dell’A.S.D. Tennistavolo Norbello, dallo scorso anno delegato provinciale del CONI Oristano nonché vicepresidente vicario del Comitato Italiano Paralimpico (CIP) Sardegna.
In questi ultimi due anni lo sport ha tentato di ripartire. Alcune discipline, seppur in sofferenza, ce l'hanno fatta; qualche altra è rimasta ferma. Che tipo di situazione c'è oggi dietro a questa nuova ripartenza?
Rispetto al periodo critico legato al Covid, la situazione è nettamente migliorata. In linea di massima tutte le discipline hanno ripreso l’attività. Per quelle indoor, che sicuramente hanno sofferto di più per ovvii motivi, l’eliminazione di tante restrizioni e protocolli ha fatto sì che tutto possa ripartire, anche se sono convinto che il Covid ha cambiato molte abitudini anche nel fare sport.
Che anno sarà quello che sta praticamente iniziando?
Sarà l’anno della rinascita, anche se non dobbiamo dimenticare le numerose realtà sportive perse durante l’emergenza Covid: questo ci deve far pensare tanto in ottica futura. Dobbiamo crescere dal punto di vista dirigenziale e offrire un servizio sempre più adeguato alle esigenze attuali degli sportivi. Non concentrarsi solamente sul risultato immediato ma anche su una programmazione agonistica e strutturale delle società.
Sempre meno giovani si dedicano allo sport. È la fatica di un mondo che rifiuta l'impegno e il sacrificio o è lo sport stesso incapace di accoglierli e fare proposte allettanti?
La risposta sta nel mezzo. Lo sport è sempre stato spirito di sacrificio, ma è anche vero che prima i giovani non avevano le opportunità e le distrazioni di oggi. Di conseguenza diventa sempre più difficile per i giovani d’oggi trovare gli stimoli giusti e allo stesso tempo diventa tutto più complicato anche per le società sportive offrire proposte più allettanti. Non a caso sono sempre di più le nuove discipline sportive sino ad arrivare agli e-sport, ovvero quelle leghe o circuiti competitivi che prevedono tipicamente un pubblico di spettatori, in cui giocatori singoli o squadre giocano a videogiochi, sia di persona che online, allo scopo di ottenere premi o per puro intrattenimento.
Quale ruolo ha, o dovrebbe avere, la Scuola nell'educazione sportiva?
La Scuola, a mio avviso, ha un ruolo fondamentale: dobbiamo fare sempre più cultura sportiva a partire dalla scuola primaria. Come in tutti i contesti, ci sono già tante scuole aperte al mondo sportivo per fortuna, altre restie, e altre che vorrebbero fare molto di più ma non sempre hanno le risorse e le strutture per farlo. Fortunatamente aumentano le Federazioni sportive olimpiche e Paralimpiche che lavorano all’interno degli istituti scolastici, senza dimenticare i diversi progetti messi in campo da CONI e CIP per supportare questo mondo. Dobbiamo fare maggiormente rete tra noi e sono sicuro che le competenze, non solo tecniche, del mondo sportivo siano un grande valore aggiunto nella crescita dei ragazzi.
Tra le criticità che solitamente tornano alla ribalta in questo periodo c'è quella degli impianti sportivi. Qual è lo stato di salute in provincia?
In provincia abbiamo grandi carenze di impianti sportivi: tranne qualche eccezione di nuovi impianti, abbiamo bisogno di un restyling generale. La maggior parte sono strutture vecchie e poco adeguate. Oltre alla carenza, esiste poi il problema gestionale che di fatto danneggia lo sport. Alcuni cavilli burocratici spesso non permettono di utilizzare le strutture pubbliche, ed è lì che dobbiamo crescere tanto se vogliamo che lo sport sia per tutti.
Sport e disabilità, un binomio a lei caro. Quali i passi compiuti nel territorio e in che direzione occorre volgere lo sguardo per far crescere l'inclusione?
Lo sport paralimpico in provincia in linea di massima cresce, aumentano le realtà che offrono la possibilità di fare sport alle persone con disabilità e anche le scuole rispondono sempre di più su questo tema. Purtroppo però sono ancora poche le realtà che hanno un’attività agonistica paralimpica strutturata. Altri iniziano ad affacciarsi con manifestazioni promozionali in cui si parla di sport e inclusione ma non sempre poi segue una vera pratica sportiva. L’inclusione è anche offrire agli atleti le stesse opportunità agonistiche. Il tema è molto complicato, spesso si pensa alla disabilità solo come un problema e non si pensa alle abilità di ciascuno e a quello che potrebbe riservare lo sport nella vita di chi è stato meno fortunato di altri. Altro grosso ostacolo è l’accessibilità negli impianti sportivi, che sicuramente non favorisce la crescita. Ma sicuramente più si parla di inclusione più lo sport diventa inclusivo. Lo sport deve essere un diritto per tutti.