Venerdì, 27 Maggio 2022

A conclusione dell’Assemblea regionale dell’Ordine Francescano Secolare della Sardegna, celebratasi domenica 5 dicembre a Oristano, abbiamo intervistato Alessandro Pilloni, della fraternità che a Oristano ha sede nel convento di San Francesco e che da tre anni fa parte del consiglio regionale dell’OFS sardo.

Vi siete ritrovati in assemblea. Qual è lo stato di salute dell'Ordine Francescano Secolare sardo?
L’OFS che l’assemblea di Oristano ha presentato è la fotografia di una famiglia che nonostante tante difficoltà vuole ricominciare a camminare e a testimoniare. Come consiglio regionale stiamo ripartendo dalle radici, da cosa vuol dire essere realmente francescano, cosa significa far parte di una famiglia. In questo senso era urgente rivederci in presenza, poterci guardare negli occhi al di fuori di uno schermo, poterci contare e raccontare le nostre esperienze. Ripartire da questo, capire chi davvero sente questa chiamata, chi ha ancora voglia di vivere la fraternità anche in questo periodo. Dio ci chiama in tanti modi ma ci chiede anche di servirlo dove siamo e con le nostre mancanze.

Ribadisci come annunciare e testimoniare Cristo sia la missione del francescano secolare. Ma che tipo di sfida è oggi?
La sfida è quella di una Chiesa in uscita: siamo chiamati a stare in mezzo alla gente, non solo dentro le chiese, ma in quella Chiesa universale che è formata dalle persone che ci circondano. La sfida è quella di essere nel mondo perché è quella la nostra chiamata. La ri-evangelizzazione di chi ci sta accanto credo sia la nostra missione primaria attraverso il nostro esempio di vita. È una missione però che non può essere fatta da soli, non siamo monadi, ma va sviluppato come fraternità, come famiglia che si muove ad abbracciare chi oggi non ce la fa. La ricerca di Dio si è fatta molto più presente oggi rispetto al passato, perché l’incertezza portata dal Covid ha reciso certe sicurezze e ha ricordato che non possiamo bastarci da soli. In questo il francescano secolare è chiamato a essere presente, a ricordare che Dio si manifesta nei fratelli e nelle sorelle che ci sono accanto. Papa Francesco ci ha richiamato alla nostra vocazione primaria: gli altri! Dobbiamo iniziare a guardare fuori dalle nostre realtà e vivere per gli altri: il nostro obiettivo è far conoscere Cristo, non far diventare francescane le persone, sia ben chiaro! Francesco è uno dei tanti modi per arrivare a Cristo!

La spiritualità di Francesco è ancora attuale come proposta di vita per i laici?
Il percorso di Francesco è stato quello di spogliarsi dagli stereotipi che il suo tempo proponeva e credo che anche noi oggi dobbiamo iniziare a ripulire le nostre vite da quelle cose che ci appesantiscono. Il senso del nostro essere francescani oggi lo ha ben sintetizzato per noi papa Francesco: Vi incoraggio ad andare incontro agli uomini e alle donne che soffrono nell’anima e nel corpo, per offrire la vostra presenza umile e fraterna, senza grandi discorsi, ma facendo sentire la vostra vicinanza di fratelli minori… E non solo: andare alla riscoperta del creato, della vita in semplicità e dell’essere alla ricerca della gioia anche dove non la si intravede. Io credo davvero che ci sia bisogno di francescanesimo soprattutto per noi laici, perché in una società complessa come la nostra va riscoperta la semplicità e la concretezza del vangelo. Essere uomini e donne che fanno della fede la propria vita, che riescono a vedere la ricchezza nella povertà e il successo nella condivisione e vicinanza con i fratelli. Una testimonianza di attualità è data anche dal fatto che nonostante questo periodo particolare, son nate due nuove fraternità, di cui una in una città importante e complessa come Olbia.

La vostra Regola vi invita ad avere la Chiesa come Madre. In che modo intendete proporvi per questo nuovo anno liturgico pastorale nelle parrocchie in cui le fraternità sono inserite?
Essere al servizio della Chiesa significa essere presenti con ciò che le fraternità possono dare. Come dicevo prima siamo chiamati a vivere fuori, a testimoniare, a dare quello che la nostra spiritualità ci conferisce, ad accogliere. Stiamo sicuramente entrando nelle diocesi per la partecipazione agli eventi sinodali e per quanto riguarda le realtà locali, stiamo valutando come poter essere presenti per far conoscere il carisma francescano con proposte come campi-scuola per adolescenti e bambini e attività per tutti quelli che vogliono conoscere Dio attraverso San Francesco.

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