Sabato, 18 Settembre 2021

Abbiamo intervistato don Michele Sau, recentemente nominato vice direttore dell'ufficio diocesano dei Beni Culturali. 

Don Michele, l’Arcivescovo l’ha nominata Vicedirettore dell’Ufficio dei Beni Culturali: che significato ha lavorare in questo particolare settore della vita diocesana?

È un lavoro stimolante, impegnativo e una grande opportunità perché mi permette di conoscere ed entrare in contatto con tutto il patrimonio di cultura e di fede che come diocesi possediamo. I progetti, il rapporto con i professionisti, le attività che gestiamo come ufficio sono molto ricche e articolate e spesso hanno bisogno di tempo e ricerca. L’ufficio dei beni culturali è importante perché è una finestra che permette di affacciarci in modo diretto al mondo delle Istituzioni ed entrare in relazione stretta col mondo laico, per collaborare e creare insieme, in maniera feconda, iniziative importanti.

Di cosa si occupa quest’ufficio e con quali altri settori della vita diocesana e regionale deve raccordarsi?

L'Ufficio ha come principale finalità quella di cooperare con il Vescovo e gli enti pubblici ed ecclesiastici per tutto ciò che riguarda la conoscenza, la tutela e la valorizzazione dei beni culturali. In particolare mantiene i contatti con le Soprintendenze competenti per il territorio in materia di beni culturali; collabora con altri organi delle Pubbliche Amministrazioni e opera allo scopo di facilitare il dialogo, lo scambio di informazioni, la circolazione di esperienze e di competenze e la collaborazione all'interno della Diocesi. L'Ufficio svolge, poi, compiti di consulenza a favore delle parrocchie e di altri enti ecclesiastici soggetti alla giurisdizione del Vescovo ed è a loro servizio allo scopo di istruire le pratiche da sottoporre all'approvazione delle competenti autorità. Quando è necessario effettua visite e sopralluoghi. L’ufficio, infine, collabora e lavora in sinergia con tutti gli altri uffici della Curia che sono connessi con la cura dei beni culturali e l'arte sacra.

Coi fondi dell’8xmille vengono portati avanti numerosi interventi di salvaguardia del nostro patrimonio artistico e culturale: quali sono i progetti per i quali riuscite a ottenere il finanziamento dello Stato?

Questo argomento meriterebbe davvero di essere affrontato con molta attenzione perché anche all’interno delle nostre comunità si creano tanti pregiudizi, frutto di cattiva informazione. La Chiesa attraverso l’8xmille, oltre alle attività legate alla carità, permette alle Diocesi italiane la tutela e la conservazione di tanti beni culturali, di tante parrocchie e centri pastorali che probabilmente non otterrebbero nessuna attenzione. Tramite l’8xmille, e il cofinanziamento delle Istituzioni sensibili a questi temi, ogni anno riusciamo a restaurare beni importanti per la vita diocesana. Ma non è solo un aspetto culturale perché grazie a questi interventi ogni anno lavorano tanti professionisti e tante imprese.

Quali sono le competenze e i poteri delle Soprintendenze ai Beni Culturali nei confronti dei beni di proprietà della Chiesa?

La Soprintendenza esercita, nel territorio di competenza, un'articolata attività di tutela, conservazione e valorizzazione dei beni immobili di interesse storico e artistico realizzati da oltre 70 anni. Con le Soprintendenze si instaura generalmente un rapporto di stretta collaborazione, essendo due organi uniti da un fine comune. Definirei il ruolo delle Soprintendenze non di potere ma di controllo e verifica perché tutto proceda secondo le leggi dal momento che la tutela del patrimonio culturale è un valore riconosciuto dalla Costituzione italiana.

Il Concilio, 60 anni fa, ha chiesto di adeguare alla Riforma liturgica gli altari e i presbiteri delle chiese parrocchiali: a che punto siamo in diocesi?

Progettare l’adeguamento liturgico di una chiesa è un compito difficile poiché richiede di intervenire innovando edifici che spesso sono testimonianze storiche e artistiche e sono da tutelare con ogni cura cercando di conciliare innovazione e tutela. Per la progettazione degli interventi di adeguamento delle chiese occorre fare riferimento alla Nota pastorale della Commissione episcopale per la liturgia della CEI pubblicata il 31 maggio 1996 a trent’anni dalla conclusione del Concilio. Ma le linee guida da sole non bastano. Per renderle efficaci occorre un serio e prolungato lavoro formativo. È bene anche ricordare che nelle diocesi italiane sono state istituite apposite Commissioni solo a partire dagli anni Novanta, cioè dopo trent’anni dalla conclusione del Concilio. Nei primi trent’anni della riforma liturgica, quindi, tutto si è svolto in assenza di strumenti di Governo. A 60 anni dal Concilio, ormai, le Commissioni esistono in quasi in tutte le diocesi. Si rileva però che la loro competenza, autorevolezza, efficienza e la sensibilità pastorale varia di molto e in tanti casi esse non sono ancora all’altezza del compito. Mi sento di dire che l’adeguamento delle chiese è ben lontano dall’essere concluso; si è fatto più consapevole sicuramente, ma continua a procedere troppo lentamente.


Chi è don Michel

Don Michele Sau, nato all’ospedale civile di Sorgono 42 anni fa, è tonarese verace. Dopo il diploma delle scuole superiori, si iscrive all’Università di Cagliari. Da sempre impegnato nella pastorale parrocchiale e diocesana, decide di iniziare un percorso più intenso che lo porta, dopo varie esperienze spirituali ed ecclesiali, a chiedere all’Arcivescovo di Oristano di compiere i passi del discernimento vocazionale: fatto il suo ingresso nel Seminario Regionale sardo a Cagliari, si iscrive alla Facoltà teologica della Sardegna. L’arcivescovo mons. Ignazio Sanna lo ha ordinato presbitero, a Tonara, il 28 aprile del 2007. Un mese dopo è nominato Segretario particolare dello stesso Arcivescovo, incarico
che conserverà per 5 anni; viene quindi nominato Animatore del Seminario Arcivescovile e quindi Rettore dello stesso Seminario; nel frattempo diventa anche Direttore dell’Ufficio diocesano per i Beni culturali e per l’edilizia di culto; nel 2015 viene trasferito a Ghilarza come Parroco fino al 2018. Dopo un periodo di insegnamento fuori dalla diocesi, al suo rientro l’arcivescovo Roberto Carboni lo ha nominato parroco di Torregrande e, ultimamente, Vicedirettore dell’Ufficio diocesano per i Beni culturali e membro della Commissione diocesana per l’Arte Sacra.

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