Lunedì, 18 Gennaio 2021

Si definisce nella sua pagina Facebook evangelizzatore free-lance irrequieto per grazia di passaggio per scrutare con stupore le cose di Dio. Paolo Curtaz abita in Valle d’Aosta, è teologo, ha al suo attivo più di 50 pubblicazioni con varie case editrici. Instancabile viaggiatore nella sua opera di divulgazione del Vangelo. Le sue pagine web, negli ultimi 10 anni, hanno superato 12 milioni di visualizzazioni.


Il suo stile è diretto, il suo è un colloquio ininterrotto con il lettore. Le sue parole efficaci hanno il merito di scavare, di scrutare l’anima, di attualizzare con essenzialità le Scritture. Emerge un uomo innamorato di Gesù Cristo, capace di incontrarlo e rivelarlo nelle strade della quotidianità. Mai autoreferenziale, linguaggio colloquiale e teologico sono sempre in sinergia.
La sua ultima fatica (in libreria dal 21 settembre) è una scelta editoriale originale: due libri, Pecore e Pastori, una riflessione pastorale a tutto campo, sulla realtà della chiesa oggi con due distinti interlocutori, laici e sacerdoti, pecore e pastori appunto. La lettura ha il merito di rispondere agli interrogativi che spesso ci assillano come credenti; le pagine scorrono perché quelle domande sulla fede e sulla chiesa le senti tue, soprattutto in questo tempo di pandemia, memori anche della recente esperienza di lockdown. Chiudi un libro e come lettore vorresti sempre continuare il dialogo con l’autore. Impresa spesso impossibile ma questa volta bisogna osare… Soprattutto perché dopo aver letto tante sue opere sembra di conoscerlo davvero! Non passano cinque minuti e la sua risposta è affermativa, mi chiede subito di dargli del tu:


paolo curtazUn’unica opera, due prospettive. Riflessioni a voce alta sulla fede, sulla chiesa in relazione al nostro tempo. Quale l’obiettivo prioritario che intendi raggiungere con questo ultimo libro?
È molto semplice: aiutare tutti ad affrontare il tempo che stiamo vivendo tornando alle radici, fornendo una chiave di lettura a partire dal Vangelo che resta sempre la bussola che ci orienta, specialmente nei momenti di tempesta… Ho voluto poi parlare nello specifico a preti e laici, con un linguaggio e un approccio che tenga conto del contesto in cui vivono.
Quali gli errori che i laici oggi non dovrebbero commettere?
Sostanzialmente quello di farsi trainare, di non prendere in mano la propria vita interiore, di lasciar andare la barca finché va, di ridurre il cristianesimo a religione sociale, fatta di buon senso e non di passione e di fuoco.
Ci siamo dimenticati che il cristianesimo ha a che fare con Dio, che è un percorso per conoscere Dio e non un Dio qualunque, ma quello raccontatoci da Gesù.
E i parroci?
Vedo in loro un’enorme fatica e stanchezza. Sono caricati di mille pesi, devono annunciare il Vangelo in un mondo che, spesso, chiede loro di fare i funzionari. Quelli più entusiasti rischiano di rimanere schiacciati da una pastorale di conservazione che spegne ogni entusiasmo. Diverso il discorso dei preti irrisolti, che si nascondono dietro a un ruolo o sprofondano nel vittimismo o prendono scorciatoie nel carrierismo, purtroppo ancora piuttosto diffuso. A tutti richiamo l’essenziale, il momento zero in cui hanno creduto di essere chiamati a un ruolo particolare nel grande progetto di Dio.
Perché nelle nostre comunità non ci sono più i giovani?
Ci sono molte ragioni, di cambiamento epocale, sociale, di comunicazione, ma, di fondo, resta l’evidenza che non proponiamo con la vita, non con le parole, che incontrare Dio è bellissimo e fonte di una grande gioia.
Hai definito la pandemia un’opportunità, la lezione del signor Covid.
Avremo davvero una Chiesa migliore? Qual è il sogno del teologo Paolo Curtaz?
Non so se migliore, certamente più autentica. Il sogno del teologo non saprei, quello del cercatore di Dio che sono, è dimorare nell’amore del Padre e riuscire a comunicarlo.
Scrivere al tempo delle immagini. Ne vale ancora la pena? Consigli per non scoraggiarsi
Scrivere sì ma anche abitare la rete, i media, le immagini. Un’evangelizzazione a 360 gradi, come avrebbe fatto Gesù.
Un libro e un autore che lasciano un segno, che invitano a lasciar andare ciò che non serve, a riconoscere con sincerità che siamo approdati a una religione senza fede, a liturgie che non celebrano nulla, a un cristianesimo senza Gesù Cristo.
Ma il figlio dell’uomo, quando verrà, troverà la fede sulla terra? È questa la domanda essenziale a cui bisogna ritornare, ci suggerisce Curtaz. E aggiunge: Non le parrocchie, non le processioni. I conventi, le associazioni, i movimenti, i dicasteri vaticani. Si chiede se troverà ancora la fede.

Luciana Putzolu
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