Non è semplice vivere il vangelo e cercare di realizzare le dinamiche proposte dagli insegnamenti di Gesù. Certo, ci sforziamo di vivere alla sua scuola, eppure, e non lo dico con ironia, c’è una dimensione descritta, fin nei minimi dettagli, da Gesù stesso in un dialogo coi discepoli, e che oggi si realizza quasi letteralmente.
Il Signore descrive il popolo d’Israele (ma già pensava al mondo intero) come un campo di grano, una messe abbondantissima, affidata a pochi mietitori. Sembra che Gesù si riferisca proprio ai nostri tempi: il calo drastico del numero degli operai del vangelo è evidente (i Seminari sono chiusi, le vocazioni rare come mosche bianche, conventi e monasteri vuoti, e sul versante delle vocazioni femminili la situazione pare ancora più drammatica).
Forse Dio non chiama più? O noi non sappiamo pregare? Certo la pastorale delle vocazioni non può essere un format, una metodologia per far proseliti. È finito il tempo dei cercatori di vocazioni. Ci vuole ben altro. Eppure, a fronte di questa situazione drammatica, non mancano i segni di speranza.
Non mi riferisco a piani pastorali particolarmente geniali ma, ancora una volta, a storie reali, semplici, forse anche fragili ma concrete. Ci sono, anche in mezzo a noi, persone che decidono di rispondere e di mettersi in gioco. È successo ancora una volta, qualche giorno fa a Laconi, dove il cappuccino fra Davide Corongiu è stato ordinato prete.
Mi hanno colpito il suo sorriso e la sua gioia mentre l’Arcivescovo, scrutandolo in viso, lo invitava a lasciarsi condurre dall'esempio di Francesco d'Assisi: Dentro questa vocazione riassunta nell’ideale della minorità e della fraternità, nasce e si fa strada un'altra vocazione, ovvero quella di servire Dio e i fratelli attraverso il ministero presbiterale.
E fra Davide annuiva e sorrideva, manifestando il suo piccolo Eccomi. Il giorno dopo Matteo Lutzu è diventato Accolito: si mette a diposizione, entra in contatto con un Pane da distribuire agli affamati. Il Signore chiama ancora, chiama tra noi. Se ognuno farà la sua parte, la Messe continuerà a essere abbondante, con qualche operaio in più!
* di Tonino Zedda
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