Sabato, 18 Aprile 2026

Della speranza, tema dell’Anno Santo, ormai se ne parla tanto, soprattutto negli eventi ecclesiali: ma se ne dovrebbe parlare di più, forse, in tutti gli ambiti della nostra quotidianità. Di speranza ce n’è tanto bisogno, infatti, in particolare là dove si vive la sofferenza, la malattia, lo sconforto. 

* di Mauro Dessì

Martedì 11 febbraio è la Giornata del Malato che nella nostra Arcidiocesi è anche occasione per celebrare il Giubileo. Come sperare e in chi sperare quando siamo toccati nella carne da malattie gravi, invalidanti, che magari richiedono cure i cui costi sono al di là delle nostre possibilità? Una domanda che si pone papa Francesco nel suo messaggio per la particolare Giornata dell’11 febbraio, ma che risuona, purtroppo, in tante nostre case.

Sentiamo il bisogno di un sostegno più grande di noi. La speranza allora è quel Dio che si fa prossimo anche nelle circostanze più drammatiche. Ma la speranza è anche in quei piccoli gesti schiacciati e messi in secondo piano dalle tante notizie di male che sembrano aver preso il sopravvento nel marasma dei messaggi e news di cui siamo bombardati. Eppure di piccoli gesti ce ne sono. Sempre nel suo messaggio il Papa ci invita a conservare nel cuore il sorriso gentile di un operatore sanitario, lo sguardo grato e fiducioso di un paziente, il volto comprensivo e premuroso di un dottore o di un volontario, quello pieno di attesa e di trepidazione di un coniuge, di un figlio, di un nipote, o di un amico caro.

Sono tutte luci di cui fare tesoro che, pur nel buio della prova, non solo danno forza, ma insegnano il gusto vero della vita, nell’amore e nella prossimità. Se poi, dentro tutte queste piccole cose della vita si riesce anche a trovare, nelle sedi opportune, nuove soluzioni e nuove strategie per il nostro sistema sanitario, anch’esso malato per le tante criticità su cui si basa, allora sarà più facile continuare a sperare e capire che c’è davvero qualcuno di grande che ci sostiene, ci prende per mano e ci accompagna.


 

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