Sabato, 07 Dicembre 2019

Progetto1

È finito con tutta la gente a cantare sotto il palco Resta qui con noi, il bis voluto a gran voce dal mezzo migliaio di persone presenti...

di Mauro Dessì

E migliore conclusione non poteva esserci per il concerto chei GENROSSO hanno tenuto lo scorso 14 giugno all’anfiteatro comunale di Mogoro. Una delle tre tappe in Sardegna per il gruppo di Generazione Nuova che con il concerto LIFE prosegue il suo tour in giro per il mondo così come avviene dal 1966, anno di fondazione. Sono cambiati gli interpreti rispetto a quando il gruppo avviò le sue presentazioni musicali ma il messaggio di pace, di fratellanza, di lode alla vita, è rimasto intatto nel tempo.

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Anzi. La presentazione in acustico delle canzoni, i nuovi e suggestivi arrangiamenti hanno dato uno spessore qualitativo importante al concerto presentato dalla formazione internazionale dei GEN i cui artisti sul palco rappresentavano ben quattro continenti. Diciotto brani in scaletta, un mix tra canzoni del passato e hit degli ultimi lavori discografici.

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Da Un’altra umanità, il pezzo più lontano nel tempo a Senza più rancore tratto dall’ultimo album Campus. Passando per brani indimenticabili come Hopes of Peace, Cerco la tua voce, Costellazioni, tanto per citarne alcuni. Uno spettacolo, sì, ma anche e soprattutto una serata di provocazione e riflessione fatta attraverso la musica così come nello stile dei GENROSSO, forse il gruppo musicale a sfondo cattolico più amato nel mondo.

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E una serata celebrata anche per salutare l’Arcivescovo mons. Ignazio Sanna che tredici anni fa, al suo arrivo, fu accolto ad Arborea con un concerto dei GENVERDE, la formazione al femminile del gruppo di Generazione Nuova. Mons. Sanna ha aperto la serata salutando i partecipanti e la Diocesi che lascerà a fine giugno. Al suo posto mons. Roberto Carboni, che con il suo predecessore ha voluto sponsorizzare la partecipazione dei GENROSSO a Mogoro resa possibile grazie anche all’impegno de L’Arborense e di un gruppo spontaneo di laici. Un ringraziamento particolare per la squisita e gratuita ospitalità al rettore del Seminario diocesano e ai frati cappuccini di Oristano. 

 Le interviste: Michele Sole, voce 

Voce principale dell’attuale formazione dei GenRosso è Michele Sole, italiano doc di Salerno, il più giovane tra i cantanti del gruppo. A lui il compito di sostituire le voci storiche che si sono succedute nel corso della storia dei GenRosso dal 1966 a oggi. Bellissime le sue interpretazioni, da brividi quella del brano Cerco la tua voce. A conclusione del concerto di Mogoro ci siamo fermati un momento con lui. 

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Michele, che effetto ti fa cantare quelle canzoni dei GENROSSO che altri, che hanno fatto la storia del gruppo, hanno cantato sui palchi di tutto il mondo?

È una grandissima responsabilità, me ne rendo conto. Ma soprattutto, siccome il GENROSSO è una famiglia, per me significa continuare a portare lo stesso messaggio con la stessa energia e con tanta umiltà. Vedo che, comunque, il pubblico risponde alla stessa maniera e la cosa non può che farmi piacere.

Ma questo messaggio di Dio, di speranza, di pace, che proponete con la vostra musica, riesce ancora a farsi spazio?

Sì, riesce ancora a farsi spazio più che mai. Noi facciamo tutto ciò proprio per questo motivo. Per continuare a testimoniare che Gesù è risorto, che Dio è amore e che un mondo unito è possibile. Per questo viviamo e per questo continuiamo a fare musica.

Con le “generazioni nuove” del passato, la musica del GENROSSO ha attecchito e messo radici. Con le generazioni nuove di questo tempo, come va?

Con i giovani adesso è una sfida in più. Ci stiamo lavorando proponendo strategie diverse per conquistarli. Noi non badiamo molto allo showbusiness ma con i giovani puntiamo a comunicare, a testimoniare la nostra vita. È difficile farsi spazio tra milioni di messaggi da cui i giovani di oggi sono bombardati, mi rendo conto che è una sfida davvero impegnativa. Però noi seminiamo, questa è la nostra vera missione, senza la presunzione di raccoglierne i frutti.

 Intervista al team manager, Valerio Gentile

A fine concerto abbiamo intervistato il team manager del GENROSSO, Valerio Gentile, figura storica della band di Generazione Nuova e che, da oltre vent’anni, si prodiga per far sì che la musica del gruppo possa risuonare in ogni parte del mondo.

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Valerio, tutto è partito da quella batteria rossa da cui il gruppo prende il nome. Ma quella batteria rossa funziona ancora?

Quella batteria l’abbiamo regalata alcuni anni fa a Firenze e non sono stato lì a vedere se quello strumento ancora suona. Probabilmente sì. Ma il messaggio della batteria rossa che Chiara Lubich ci regalò fu quello di usare un linguaggio comunicativo che arrivi ai giovani e quello son certo che continua ancora a funzionare, ad essere trasmesso in giro per il mondo. Incontriamo tantissime persone che senz’altro non conoscono i GENROSSO, non conoscono neppure il cristianesimo perché conoscono altre religioni; a volte sono impegnati, a volte meno… però hanno desiderio di costruire un mondo più fraterno e più unito, di andare incontro all’altro. Ecco, per questo motivo la proposta di una generazione nuova trova strada, funziona ancora e prosegue sempre grazie al GENROSSO. 

Però farsi strada non era facile vent’anni fa, ci sembra che lo sia ancora di meno oggi, soprattutto tra i giovani. Quali proposte per le generazioni nuove di oggi?

Noi abbiamo trovato un’autostrada aperta nel non fare concerti per i giovani ma provare a fare spettacoli con loro. Proponiamo workshop, laboratori in cui, lavoriamo insieme, accompagnandoci l’un l’altro nelle prove, nelle difficoltà da superare anche semplicemente per preparare uno spettacolo, allora le nostre vite si incontrano e si incrociano. Loro sono una grande ricchezza per noi e noi un supporto per loro, perché vediamo dei frutti impensabili. Se i giovani sfondano il muro del dare per gli altri, capiscono la vera felicità. Ecco perché uno dei nostri slogan è don’t stop giving, non smettere di dare.

 José Juan Quesada, organizzatore

Tra gli accompagnatori dei GENROSSO in terra di Sardegna c’è anche Juan Josè, colui che ha il compito di provare a mettere insieme la proposta musicale e il bisogno missionario di chi ospita. Con lui, il gruppo organizzatore sardo, ha concordato l’idea del concerto LIFE, lo stesso che da due anni a questa parte, i GENROSSO stanno portando in tour in Italia.

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Juan, questo concerto ha fatto rivivere emozioni e ricordi a chi i GEN li conosce da tanti anni. Ma certe canzoni hanno una forza sempre efficace come se fossero scritte per questo tempo. È così?

Sì, esatto. Canzoni del passato come Un’altra umanità, Resta qui con noiSemina la pace sembrano scritte in questo tempo per l’oggi. Hanno una veste ancora più rock proprio per farle sembrare tali anche nella loro musicalità. Però propongono un messaggio sempre attuale, è questa la forza del GENROSSO. Sempre mi chiedo quale senso possa avere oggi il nome Generazione Nuova per un gruppo vecchio più di cinquant’anni. Se ci dovessimo legare alle persone, allora il gruppo sarebbe destinato a morire. Ma la centralità è il messaggio, un messaggio sempre nuovo, che si rinnova nella sua proposta evangelica e di speranza. Ecco perché ogni generazione ha bisogno del GENROSSO.

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Per la Sardegna avete pensato a questo tipo di concerto, rivolgendo l’attenzione soprattutto ai giovani di venti, trenta anni fa. E forse anche perché era da tempo che i GENROSSO non si presentavano in concerto nella nostra isola. Ma avete in programma di tornare presto e dedicare tutte le vostre attenzioni per i giovani? 

Non c’è niente di pianificato ma nei desideri è assolutamente previsto. Anzi, questa nostra presenza oggi serviva a preparare il terreno perché è ai giovani che vogliamo arrivare. Da queste tre tappe in Sardegna son certo che nascerà qualche progetto importante per una nostra presenza prossima in cui potremmo fare un lavoro anche con i giovani attraverso le scuole o le parrocchie. Vedremo. Ma già in questi giorni qualcosa è iniziato a muoversi.

Photo credits: Nicola Faedda

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