Mercoledì, 23 Ottobre 2019

Progetto1

Un percorso inedito per la Parrocchia quello proposto quest’anno per la Quaresima. Protagonista un iconografo e teologo, Michele A. Ziccheddu; in quattro incontri (11-18-25 marzo e 1 aprile) ci guida alla riscoperta dei misteri della nostra fede attraverso l’arte delle icone...

di Luciana Putzolu

Non una semplice narrazione, ma un cammino che si presenta, attraverso l’icona, come un’esperienza di dialogo con Dio, come un momento di vera e propria preghiera.

Sono i padri del concilio di Costantinopoli che spiegano che “Ciò che il Vangelo ci dice con la Parola, l’icona lo annuncia con i colori e ce lo rende presente” e ancora il Catechismo della chiesa Cattolica (1160) afferma: “l’iconografia cristiana trascrive attraverso l’immagine il messaggio evangelico che la S. Scrittura trasmette attraverso la Parola”.

L’icona ha un significato epifanico in quanto manifesta ciò che rappresenta, ci dice prof. Ziccheddu.

Il valore immenso dell’icona è profondamente legato al fatto che dopo la morte di Gesù, probabilmente, i primi iconografi hanno potuto contemplare l’uomo della sindone. Gli studi su di essa sono complessi ma, allo stesso tempo, affascinanti. Tantissime immagini presentano analogie con l’uomo della sindone e l’icona, sin dal principio, si presenta come copia di un modello che rivela la verità dell’incarnazione.

Niente nell’icona è lasciato al caso, tutto ha un senso: le sue radici sono nella Parola di Dio e nelle verità rivelate. Ecco perché essa ha un valore altamente spirituale. Molto radicata nella chiesa di rito orientale, nell’Occidente il suo significato altamente simbolico si è perso nel Medioevo a favore di quello estetico e solo oggi c’è una vera riscoperta della sua preziosità in termini di “realtà sacramentale”.

L’esperienza di meditazione vera e propria è iniziata davanti a una crocifissione: il teologo ci ha guidato nella lettura dell’icona e dei suoi simboli, riflettendo sul suo significato profondo, a partire dai testi della Scrittura su cui si fonda.

Abbasanta Crocifisso Michele Antonio Ziccheddu web

Dietro quel Cristo, a braccia aperte sulla croce, risuonano le grida della folla festante di Gerusalemme, come un ricordo. Ora quegli osanna si sono trasformati in urla e gesti di condanna. Il Volto del Maestro non è sofferente, è Lui che ha scelto deliberatamente di donarsi sino alla fine. Su quella croce, strumento di tortura per i peggiori delinquenti, la morte non vince perché è la vita quella che ha l’ultima parola. E noi siamo sempre al bivio davanti a quella croce: o stare con Lui e condividere sino in fondo la sua sofferenza come quella di tutti i crocifissi della terra o stare a guardare. Il muro dietro la croce è il simbolo della nostra omertà, della nostra indifferenza davanti a Cristo come davanti a tutti quelli che soffrono, fratelli vicini e lontani. Gerusalemme è chiusa dentro le sue certezze, guardano il Cristo dalle feritoie, senza farsi vedere. Cuori chiusi nel loro egoismo, non hanno riconosciuto la “Luce vera”. Gesù è la Nuova Gerusalemme. Gli abitanti della città non vogliono vedere il suo volto. La nostra preghiera sia sempre: ”Signore, mostraci il tuo volto e saremo salvi”. Lo sfondo scuro sembra dirci che il male vince, che il nostro buio, quello del pessimismo e della rassegnazione, sovrasta la nostra anima. Il colore è il blu, simbolo della trascendenza di Dio per dirci che nessuna nostra notte è definitiva e quando ci sembra di perderci, Lui è là, è presente, è con noi. Gesù non ha segni di sofferenza, sembra addormentato, la sua è un’espressione di pace. Solo l’Amore può renderci sereni. Non è la croce che ci salva, è il Cristo e il suo Amore Infinito per noi, per ciascuno. Il suo spirare è il vagito del bambino che nasce, è l’uomo nuovo. La mano destra benedice perché Dio non può che benedirci, anche sulla croce. Maria non è disperata. Non guarda il figlio ma il discepolo amato, cioè ognuno di noi. Amato perché si è lasciato amare sino in fondo. L’inclinazione del suo capo segue quella di Gesù: l’amato non può che riamare: è la nostra sfida di credenti.

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