Lunedì, 17 Giugno 2019

Progetto1

I seminaristi arborensi Enrico Porcedda di Seneghe ed Emanuele Lecca di Meana Sardo, sabato 8 dicembre, durante la solennità dell’Immacolata Concezione in Cattedrale, sono stati ordinati diaconi dal nostro arcivescovo mons. Ignazio Sanna...

a cura di Toz

Qualche giorno prima dell’ordinazione hanno prestato giuramento in Curia nelle mani del Vicario Generale. In quella occasione abbiamo rivolto loro alcune domande.

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  1. Durante il giuramento e la professione di fede che avete emesso in Curia alla vigilia della sacra ordinazione diaconale, vi ho visto commossi e molto partecipi: posso chiedervi che sentimenti animano il vostro cuore. Come state vivendo questi giorni di attesa?

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Enrico: Descrivere quali siano i sentimenti che stanno abitando in me in questo tempo non è facile, perché sono davvero tanti. Quello che sento di poter dire è che, in questi 24 anni di vita, non ho mai vissuto emozioni così forti e intense, sia nella preghiera che quando mi trovo a mediare con attenzione su ciò che sta avvenendo nella mia vita. In ogni caso posso direche ciò sto sperimentando è un vivo sentimento di gratitudineal Signore che mi ha scelto e accompagnato con infinita misericordia in questo cammino vocazionale.

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Emanuele: Sicuramente con grande emozione e trepidazione, direi un vero e proprio periodo di avvento. Tutta la Chiesa attende di celebrare la venuta del Redentore e io l’attendo in modo speciale. Mi sento un privilegiato! Tanti pensieri affollano il cuore e la mente da quando l’Arcivescovo, lo scorso ottobre, ha reso nota la data dell’ordinazione. Vivo momenti in cui ripenso a tutta la mia vita fin da quando, per la prima volta, ho sentito la chiamata del Signore. Avendo già 32 anni, non sono tanti ma neanche pochi se faccio il confronto con buona parte dei miei compagni di cammino, ho avuto veramente tanto da pensare, non per fare bilanci, quanto per cercare di riconoscere i momenti di grazia, di gioia ma anche in quelli di prova e di sofferenza. Le parole solenni del giuramento mi hanno fatto tremare, mi sono sentito infinitamente piccolo davanti a Colui che è infinitamente più grande di me e che, in quel momento, mi accoglieva con tutta la mia povera storia.Ma ho fiducia che la Chiesa, quale madre premurosa, mi sostenga con la forza e la luce di Dio e del Vangelo sul quale ho giurato. Non stento a credere che gli stessi sentimenti e emozioni sgorgheranno dal mio cuoredurante il Rito dell’ordinazione che mi cambierà profondamente per il resto dei miei giorni.

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  1. Tutti i documenti e le norme della Chiesa chiedono che i ministri siano preparati oltre che umanamente e spiritualmente anche culturalmente. Come valutate la vostra formazione teologica e pastorale? Quale ambito o materiavi ha maggiormente interessato?

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Enrico: Posso dire che in questi anni mi sono dedicato abbastanza allo studio della teologia e non solo, pur senza impazzire. Fondamentale è statol’aiuto dei professori, ma anche dei compagni con i quali ho condiviso giornate intense specialmente nella preparazione degli esami. Questi momenti mi hanno aiutato a costruire anche amicizie belle e intense, prima fra tutte con lo stesso Emanuele.Penso che non sia mai abbastanza la nostra preparazione davanti a un mondo che ogni giorno ci presenta nuove sfide. Trovo che sia assolutamente necessario un continuo aggiornamento e approfondimento della teologiama anche delle altre discipline. Mi ha interessato molto lo studio dei Padri della Chiesa e del Mistero di Dio e del suo Cristo.

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Emanuele:Sulla formazione teologica posso solo dire che apre un orizzonte di conoscenza immenso, inesauribile in quanto indaga il mistero di Dio. È difficile individuare la disciplina teologica che più mi ha appassionato perché tutto è stato molto interessante e talvolta anche incomprensibile perché tale è: un vero mistero. Tuttavia c’è una disciplina teologica che più di altre mi ha affascinato: l’Escatologia e il suo rapporto con la Liturgia. Di queste dimensioni a mio avviso, si sente parlare troppo poco anche nella predicazione. Credo che parlare delle realtà ultime sia molto importante per ravvivare la virtù teologale della Speranza. Come cristiani abbiamo una grande fortuna nel conoscere e vivere, attraverso la liturgia, quanto vivremo una volta raggiunto quel posto che il Signore ci ha preparato.Proprio per questo ho deciso di scegliere questo tema nella tesi di baccellierato, partendo dal pensiero del teologo contemporaneo Joseph Ratzinger.

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  1. Con l’ordinazione diaconale chiudete una pagina importante della vostra vita (quella del discernimento, della formazione e della decisione).Sentite di dover ringraziare qualcuno oppure questo cammino lo avete percorso da soli?

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Enrico:Se dicessi di non dover ringraziare nessuno sarei un bugiardo e un superbo. In questi anni ho maturato sempre più la consapevolezza di non essere solo: il Signore non mi ha lasciato mai da solo è stato presente attraverso le persone che ho incontrato.Devo ringraziare senz’altro la mia famiglia che con discrezione e pazienza mi ha seguito e accompagnato. Ringrazio l’Arcivescovo che mi ha cresimato per l’affetto e la stima che mi ha sempre dimostrato. Ringrazio i sacerdoti che hanno segnato la mia vita, in modo particolarissimo mons. Michele Marotto che mi ha battezzato, il defunto don Francesco Porcu, grazie al quale ho iniziato a sentire la chiamata e che mi ha donato la prima comunione. Ringrazio di cuore il mioparroco don Antonello Serra, che con grandissima attenzione e affetto mi ha accompagnato in questi anni di formazione. La sua sincerità, schiettezza, generosità sono state per me fondamentali. Ringrazio di cuore la mia comunità parrocchiale che mi ha dimostrato la sua vicinanza.Ringrazio gli educatori del Seminario minore e del maggiore, due realtà che sento davvero come casa mia e che mi hanno dato tanto.Ringrazio le comunità di Ghilarza, Cattedrale e San Sebastiano in Oristano dove ho svolto il mio servizio pastorale e quelle di Siapiccia, Siamanna e Villaurbana dove svolgerò il mio ministero diaconale.

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Emanuele: La lista dei ringraziamenti è veramente lunga. Il primo ringraziamento va al Signore che mi ha chiamato. Il secondo ringraziamento a tutta la mia famiglia che mi ha educato cristianamente, mi ha accompagnato lungo tutto il corso della vita con discrezione e tanta pazienza. Ringrazio indistintamente tutti coloro che in questi anni hanno accompagnato la mia formazione nel Seminario Regionale, nella Facoltà Teologica e tutti i sacerdoti, religiosi, religiose e laici che ho incontrato durante gli anni del discernimento; la parrocchia di Meana dalla quale il Signore mi ha chiamato e le parrocchie dove ho prestato il mio servizio pastorale. Mai nella mia vita ho camminato da solo. Il Signore mi ha donato tanti amici e amiche con cui posso dire di essere cresciuto in tutti i sensi, condividendo con loro buona parte della mia esperienza fuori dal seminario: li ho sempre sentiti vicini. Ringrazio i compagni di Seminario: confesso che non è stato facile instaurare rapporti di amicizia a causa della differenza di età e del carattere. Non è stato solo in fattore umano a unirci ma qualcosa di più. Quel di più che ci ha amato, scelto, chiamato e fatto incontrare e amare nonostante le tante differenze. Ho potuto sperimentare che è proprio vero che non c’è nessuno che abbia lasciato tutto e non riceva già ora in questo tempo cento volte tanto.

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  1. Diventando diaconi siete entrati nel presbiterio diocesano. Come sapete cresce l’età media: anche i preti invecchiano e muoiono. Cosa pensate di fare per realizzare una nuova pastorale?

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Enrico: Questa è una domanda da un milione di dollari! Onestamente non saprei, perché non so ciò che il Signore vorrà da me. Mi dovrò rimboccare le maniche e lavorare tanto in una realtà in cui il clero sta diminuendo e in cui urge sempre di più rendere consapevoli i laici della loro corresponsabilità nella comunità. Il mio sogno è una Chiesa fatta di gente che si vuol bene, soprattutto tra preti e in cui ciò che muove tutto è unicamente l’amore di Dio. Per il resto mi affido al Signore che sa tutto e che non ci lascia mai soli. Credo che dobbiamo chiedere ogni giorno il dono della speranza, perché solo così saremo capaci di confidare in Dio e di non disperare della sua Provvidenza.

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Emanuele:Non avendo molta esperienza posso solo dire che oggi per far fronte all’emergenza è necessario aprirsi all’altro, conoscersi, vedere e accogliere ciò che ciascuno può dare per l’arricchimento reciproco e la cura pastorale delle comunità e allora, forse, si potrà stendere un progetto. Accogliere significa anche accettare i limiti e soprattutto la diversità di vedute e sensibilità. Perciò cercheròdi sforzarmi in prima persona e, per colmare l’inesperienza, offro la disponibilità a quanto l’Arcivescovo e i miei confratelli maggiori mi chiederanno per cercare di lavorare assieme per il bene della Chiesa avendo cura che nessuno, dal bambino all’anziano, sia escluso dall’azione pastorale.

 

  1. Tra qualche mese, probabilmente avremo già un nuovo arcivescovo, sarete ordinati presbiteri. Nel frattempo come pensate di esercitare il vostro ministero diaconale? Mons. Sanna vi ha chiesto di rivolgere il vostro servizio in qualche settore particolare?

 

Enrico: Mons.Arcivescovo mi ha chiesto di collaborare con il parroco di Villaurbana, Siamanna e Siapiccia, don Matteo Ortu,al quale sono legato da un rapporto di amicizia e di stima, pur nelle diversità che ci caratterizzano. Sono felice di vivere in queste tre comunità i primi passi del mio ministero e cercherò di dare tutto ciò che posso e che sono. Sarà un’esperienza importante che certamente mi segnerà, per via del fatto che sin da subito devo iniziare a pensare per tre, ma il bello è poterlo fare in due.Don Matteo inoltre mi ha chiesto di aiutarlo per ciò che riguarda alcuni ambiti della Pastorale giovanile e devo dire che questo mi entusiasma molto.Sono consapevole dei miei limiti, però voglio cercare di spendere le mie energie per l’edificazione del Tempio spirituale che è la Chiesa. Ho solo 24 anni, ma quello che ho cercherò, di farlo fruttificare.

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Emanuele:Ho avuto poco tempo per fantasticare e forse è stato un bene. Ma per fortuna non è stato così perche già da settembre l’Arcivescovomi ha chiesto di collaborare con padre Paolo Contini, parroco di Ghilarza, in una forania che già conosco per aver prestato il mio servizio ad Abbasanta con don Mario Cuscusa, al quale va tutta la mia riconoscenza. Muoverò dunque i primi passi diaconali nelle parrocchie di Ghilarza, Ardauli, Nughedu, Sorradile e Bidonì. Le prime esperienze del ministero sono quelle che segnano in genere tutta la vita. Sento di chiedere la preghiera, la comprensione e, ove fosse necessaria, la correzione dei confratelli maggiori e dei fedeli che mi sono e mi saranno affidati.

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Anche a nome della Redazione e dei nostri lettori, Vi facciamo gli auguri più cordiali per un ministero diaconale, oggi, e presbiterale domani secondo il Cuore di Cristo.

 Photo credits: Santino Virdis

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