Mercoledì, 29 Aprile 2026

 

Non è la prima volta che nelle pagine del settimanale diocesano, nella sua lunga storia, un tempo con la testata Vita Nostra, si è scritto con entusiasmo e fierezza del Servo di Dio papa Pio XII.Ancora oggi, dopo l’assalto di molteplici studiosi e giornalisti ai quali sono dati in esame i documenti dell’Archivio vaticano, sui tristi avvenimenti della Seconda Guerra Mondiale, legati alle vicende della Shoah e dei campi di concentramento, le ombre si stanno diradando e riemerge l’opera di un pontefice immerso nel sociale del suo travagliato tempo.

di Gerardo Pitzalis

Il Papa agì per quanto poté, intelligentemente e segretamente collegato alle vicende dei suoi figli, ma anche legato ad altre situazioni che non tutti capirono, situazioni che, se prese di petto, allora avrebbero provocato l’ira e la reazione vendicativa di Hitler a svantaggio delle comunità già sottoposte, come quelle ebraiche e cristiane, al destino dei campi di concentramento.

Così è apparso dall’esame di un migliaio di lettere quando, l’Episcopato olandese manifestò, chiedendo al Papa il silenzio totale, da loro stessi ritenuto come il male minore. In quei giorni una donna convertita dal giudaismo al cristianesimo, Edith Stein, santa Teresa Benedetta della Croce, veniva deportata, nel luglio 1942, ad Auschwitz con sua sorella Rosa per non uscirne mai più, frutto di certi presunti silenzi; fu proprio lei il 12 aprile 1933, alcune settimane dopo l'insediamento di Hitler al Cancellierato, che scrisse a Roma per chiedere a papa Pio XI e al suo Segretario di Stato, il cardinale Pacelli, già Nunzio apostolico in Germania, di non tacere più e di denunciare le prime persecuzioni contro gli ebrei.

Come dimenticare, accanto a lei, il martire san Massimiliano Kolbe, apostolo dell’Immacolata offertosi per salvare un padre di famiglia? La presidente Golda Meir, prima donna a guidare il governo israeliano, alla morte del Papa il 10 ottobre 1958, seppure in un tempo meno carico di documenti, ebbe per lui parole di gratitudine e di riconoscenza per la sua azione in favore degli ebrei.

A questo si aggiunga pure la stupenda testimonianza del 14 luglio 1944 all'American Hebrew di New York del rabbino capo di Roma, Israel Zolli, che affermava: Il Vaticano ha sempre aiutato gli Ebrei e gli Ebrei sono grati alla carità del Vaticano, fatta e distribuita senza distinzione di razza.

Lo stesso Zolli, l'anno successivo, compì una clamorosa conversione alla fede cattolica, facendosi battezzare con il nome di Eugenio Pio, in onore del Papa e di quanto lui e la Chiesa avevano fatto in favore degli ebrei. Come mai, allora, da parte di ebrei contemporanei, è durata per tanto tempo l’illusione che Pio XII non avesse fatto quanto poteva per salvare tanti ebrei in pericolo o che addirittura fosse complice di tanto scempio nei campi di concentramento?

Una vasta gamma di riconoscimenti al Papa si manifestò fin dal gennaio 1943 e poi per tutto il 1944, con autori e personalità di diverso stampo politico e culturale, rappresentanti di diverse nazionalità e religioni, per giungere alla formazione di un giusto titolo al Papa: lo affermò lo storico Giulio Alfano, docente di Istituzioni di filosofia politica alla Pontificia Università Lateranense, ricordando le tragiche ore con quattromila bombe sulla Basilica di San Lorenzo e sullo scalo ferroviario Tiburtino che provocarono tremila morti e 11mila feriti in quel 19 luglio 1943: In quel giorno Pio XII meritò davvero il titolo di Defensor civitatis che da molti gli fu conferito.

Attendiamo la beatificazione del servo di Dio, attendiamo il riconoscimento più grande.


 

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