Lunedì, 25 Maggio 2026

Le tradizioni fanno parte della memoria sociale di un popolo, anzi ne costituiscono la componente essenziale, un patrimonio importantissimo per l'intera umanità. L'importanza sta nel fatto che forniscono continuità nella nostra storia, danno un senso di radici e di appartenenza, forniscono una certa struttura e stabilità, promuovono un forte senso di comunità.

di Bruna Pisci


Il termine tradizione può assumere differenti significati: è sinonimo di consuetudine, può essere definita popolare o folkloristica o, antropologicamente, come la trasmissione nel tempo, all'interno di un gruppo umano, della memoria di eventi sociali e storici, di usi e costumi, di ritualità o mitologie, di credenze religiose, superstizioni e leggende e, dei valori a questi collegati, che ogni generazione, dopo aver appreso, conservato, modificato dalla precedente, trasmette alle generazioni successive, sia oralmente che attraverso la pratica.

È detta tradizione orale, invece, la trasmissione non mediata dalla scrittura. In Sardegna, all'interno delle scienze etnoantropologiche, si è delineato un campo di studi oggi definito come storia delle tradizioni popolari, all'interno del quale molti studiosi hanno operato ricerche su ogni aspetto concernente la tradizione. È anche grazie a questi studi che la tradizione è una memoria dentro il tempo, che si tramanda, che si rimanda fra le generazioni di epoche e civiltà e riporta sulla scena ciò che si è vissuto.

Raccontare, quindi, la memoria attraverso le tradizioni significa viaggiare nei ricordi, in un paesaggio di immagini che diventano custodi di eventi importanti e suggestivi. Tra questi ricordi, anche la vita dei campi. I sardi sono stati sempre un popolo di virtuosi: in quei campi che si cullano nel vento, nella polvere che si alzava dalla terra, nello sguardo fiero di chi lavora, c'è tutto il valore di un dopo, sovente dimenticato, ma essenziale. Un mondo eternamente paziente, che la fantasia talvolta addolcisce, ricordi di una vita aspra, intrisa di fatica e di speranze: è proprio da questi campi, da queste strade di terra e sudore che continua a rivivere la tradizione. La trebbiatura del grano è un patrimonio immateriale che fa parte della storia e dell’identità di molte culture rurali.

Questa pratica, che consiste nella separazione dei chicchi di grano dalla paglia e dalla pula, rappresenta un momento importante della vita contadina, unendo lavoro, festa e convivialità, ricorda il legame profondo tra l'uomo e la terra, e il rispetto per i suoi frutti. La trebbiatura segna la fine del ciclo di coltivazione del grano, il momento di celebrazione del raccolto e della generosità della terra. In passato era un'attività che coinvolgeva tutta la comunità, con un’atmosfera di collaborazione e solidarietà. Era tradizione organizzare momenti di festa, con cibo, canti e balli, rafforzando il senso di appartenenza e la gioia del lavoro condiviso. Il grano veniva tagliato con falci e raccolto in covoni che venivano, poi, trasportati sull'aia, uno spazio aperto dove si svolgeva la trebbiatura.

Anticamente, il grano veniva battuto a mano con pertiche o con l'ausilio di animali, oppure con macchine trebbiatrici manuali o a motore. Successivamente veniva ventilato per separare la pula e le impurità. La trebbiatura viene oggi rievocata in molte località come manifestazione storica, celebrando le tradizioni e il legame con il passato. La tradizione è particolarmente sentita dalle comunità minoritarie che attraverso di essa tendono a conservare la propria identità.

Questo legame con la tradizione e il voler tramandare l'antica cultura, ha portato alcune comunità, a rievocare il momento in cui il duro lavoro si trasforma in celebrazione: la festa della mietitura e trebbiatura del grano, ovvero s'incungia, un viaggio nella memoria e nell'identità dei paesi che si fonde con la vitalità del presente. Alcuni eventi ripropongono le tecniche di trebbiatura tradizionali: i metodi antichi, rigorosamente a mano, che is massaius di oggi riprendono come facevano i nostri avi.

Anche nei pochi gesti che bisogna fare per raccogliere il grano, c'è esperienza, saggezza, cultura e tanta passione: tradizione, identità e memoria che si intrecciano in un quadro davvero affascinante.


 Foto di Francesco Urru, Villaurbana.net facebook


 

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