Domenica, 17 Maggio 2026

Ula Tirso. Grazie alla Diga di Santa Chiara ebbe fama in tutto il mondo.

di Ignazio Serra, incaricato regionale e diocesano per la Pastorale del Turismo


Benvenuti a Uta, ops Ula. Il refuso non è mio ma di padre Tola ed è riscontrabile nel Codice Diplomatico (1861), dove si legge che Uta fa parte del Varicatum (Barigadu)! Forse anche per questo motivo, il Consiglio comunale ulese (1870) decise di aggiungere un secondo nome al paese. La scelta cadde su Tirso giacché i suoi territori sono intersecati dal fiume omonimo che quel nome porta. Durante la 1ª Guerra Mondiale giunse al Comune un telegramma in cui si annunciava la morte al fronte di diversi soldati. La notizia mise in angoscia il paese, salvo poi scoprire che i militari erano di Uta e non di Ula! Refusi destinati a finire nel 1924 quando il paese ebbe una risonanza mediatica mondiale. Infatti, dopo quasi sette anni di lavori, fu inaugurata la diga di S. Chiara dal Re Vittorio Emanuele III. La grandiosità dell'opera, da primato europeo per i 402 milioni di m³ d'acqua invasata e da record mondiale per i 70 metri di altezza, diede fama al borgo e pure la luce, essendo stato il primo paese sardo ad avere l'energia elettrica.

Due i cammini che vi proponiamo: il primo, ad anello, attorno alla chiesa campestre di Sant'Isidoro e il secondo, lineare, sino alla diga di S. Chiara.

Lasciamo il paese in auto in direzione di Neoneli. Dopo 5 km raggiungiamo Sant'Isidoro. Si prosegue in discesa. Siamo colpiti dal numero e dalla cura dei vigneti. Retaggio di millenni. Ne sono una riprova i palmenti rinvenuti nelle località di Littu e Biligheddu, adibiti alla pigiatura e alla fermentazione del mosto.

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(Ula Tirso, in cammino tra i vigneti)

Dopo 1,5 km, raggiungiamo la Tomba dei giganti di Tuselo, nascosta da una sughereta.

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 (Ula Tirso, Tomba dei Giganti di Tuselo)

Si risale all'ombra delle querce sino a un piano da cui ammiriamo l'altopiano della Giara e scorgiamo le 43 turbine eoliche, alte 70 metri, sul Grighine. Pochi passi e siamo sotto l'arco del novenario, rinfrancati per essere stati a contatto con la natura, la fede e la laboriosità ulese lungo la sua storia plurimillenaria.

Per il secondo cammino (15 km), partendo dalla chiesa della Maddalena (metà XVII sec.), abbellita da due mandorli nel sagrato, giungiamo alla parrocchiale di Sant'Andrea (1624), con la facciata in trachite rossa e il campanile del 1767.

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 (Ula Tirso, chiesa parrocchiale di sant'Andrea)

Ci attendono la salita (3,7 km) per Busachi. In S. Domenico visitiamo la Mostra del Figari e del Pellis, quindi la parrocchiale e, in Collegiu, il Museo del costume e della lavorazione del lino.

Percorriamo un tratto del sentiero dei novenanti di S. Susanna. All'abbeveratoio, svoltiamo a destra per la SS388, ed ecco la diga Eleonora (582 m di l. per 100 di h.), inaugurata nel '97 dal Presidente Scalfaro; dopo 850 metri, imbocchiamo la litoranea per 4,7 km sino alla diga di S. Chiara.

Il tempo per un caffè e siamo dinanzi all'epigrafe posta dinanzi al ponte della diga, che ricorda, tra le altre informazioni, la presenza del Re il giorno dell'inaugurazione (28.4.1924). Il Comune lavora alla realizzazione di un Museo della memoria, che ripercorra la storia della diga e i sacrifici dei 16mila uomini e donne che lavorarono al progetto e concorsero alla realizzazione di un'opera ciclopica che favorì il progresso dell'Isola.

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(Ula Tirso, epigrafe sulla Diga del Tirso)


 I cammini in cifre

1° cammino

  • Lunghezza: Sant'Isidoro Km. 4,5;
  • GPS: www.komoot.it/tour/788157612;
  • Dislivello: Salita m 480 - Discesa m 380;
  • Difficoltà: Facile; Tipologia: Anello; Tempo: 2,5 ore;

2° cammino

  • Lunghezza: Diga Santa Chiara Km. 15,6;
  • GPS: www.komoot.it/tour/791725624;
  • Dislivello: Salita m 440 – Discesa: m. 120;
  • Difficoltà: Intermedia; Tipologia: Lineare; Tempo: 6 ore;

Insdicazioni comuni per i due cammini

Periodo consigliato: Dall'autunno sino ad aprile;
Sito: www.camminodelagomodeo.it;
APP: Komoot;
Comune: Danilo Cossu (Sindaco), tel 0783.61000;
Parrocchia Sant'Andrea: don Alessandro Manunza (Parroco) tel. 0783.67859


La chiesa di San'Isidoro agricoltore

Negli anni Ottanta, un fedele espresse a don Pau il desiderio che si edificasse una chiesa campestre, essendo Ula Tirso l’unico paese sprovvisto. Fu don Demurtas a scegliere il nome di Sant’Isidoro agricoltore e a dar corso al cantiere. Si gettarono così le fondamenta e le mura, con voto unanime della comunità. I lavori s'interruppero per mancanza di fondi. Nel 1996 don Valerio Casula continuò grazie a 9.452.685 lire offerti dal comitato mentre partiva una nuova raccolta per finire l’opera. Inoltre, una famiglia, a motivo della guarigione del figlio, regalò blocchi di tufo e un impresario russo, conosciuto da don Valerio a Cagliari, fu provvidenziale nell'offrire la trave centrale della navata. Si dovette attendere il 29 maggio 1999 per l'inaugurazione. La messa fu presieduta da mons. Nicolò Deriu, concelebranti il parroco don Fadda e don Casula. La festa si celebra l'ultimo sabato di maggio. Il comitato offre il pranzo a base di pecora e vino ai pellegrini.

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