Domenica, 23 Gennaio 2022

L’Italia, al pari di altre nazioni e regioni del mondo, vanta percentuali di popolazione di età superiore ai 65 anni sempre più grandi. Questo dimostra come la vita media si sia allungata per tante persone grazie a diversi miglioramenti in tanti campi come la salute, il lavoro e l’alimentazione, solo per citarne alcune.

Esistono però una serie di conseguenze, o meglio, di questioni legate al fatto che la popolazione invecchi. Una questione, prima tra tutte, è quella legata a un invecchiamento attivo e autosufficiente delle persone. Quando manca l’autosufficienza si vanno a generare una serie di problematiche sia per le persone anziane che per i loro familiari. Non sempre i figli possono stare vicini ai genitori e spesso sono costretti a ricorrere a strutture come le Residenze Sanitarie Assistite per dare loro cure e attenzioni necessarie. Tuttavia, anche gli anziani autosufficienti soffrono di piccole problematiche, ma soprattutto soffrono spesso di solitudine.

Una condizione che si porta dietro un decadimento cognitivo per mancanza di stimoli e interessi e in alcune condizioni questo disagio della solitudine può essere somatizzato sviluppando problemi di salute difficili da sanare. Mi ha sempre colpito la campagna pubblicitaria di sensibilizzazione al problema degli anziani soli di una grande città europea di qualche anno fa. I cartelloni appesi nella metropolitana mostravano una signora anziana affacciata alla finestra di casa che, guardando le persone camminare per strada, esclamava: non avrei mai pensato che la sofferenza più grande sarebbe stata rimanere sola. Una riflessione sulla questione degli anziani autosufficienti che soffrono di solitudine ci dovrebbe far pensare a come si arriva a questa condizione.

Spesso queste persone sono vedove, in molti casi sono lontani da altri affetti familiari, vivono in case ormai troppo grandi per le loro necessità quotidiane, ci sono magari barriere architettoniche che impediscono loro di uscire e tornare in sicurezza, etc. Sono tutti fattori che creano un disagio psicologico alla persona e un disagio sociale alla comunità. Magari questa condizione, riferita a un piccolo centro urbano, ha un impatto minore: in quei casi ci si conosce tra tutti e in generale la comunità è attenta ai suoi cittadini. Ma quando questo accade in città, il problema assume dimensioni importanti.

Le soluzioni che si possono proporre sono molteplici: organizzare una rete di aiuto con gruppi di volontari che periodicamente si accertino delle buone condizioni di salute delle persone anziane; gruppi che si occupino di fare la spesa e comprare le medicine; far partecipare queste persone ad attività di incontro in cui fare attività di gruppo, etc. Tuttavia la solitudine resta, perché una volta a casa si ritorna a quella condizione di isolamento e tristezza. Un’interessante soluzione sperimentata ancora una volta in una grande città europea come Barcellona, è quella di pensare ad alloggi collettivi per persone anziane che possano vivere insieme ma allo stesso tempo avere la privacy della loro casa. Esiste in questa città uno strumento urbanistico e di politica urbana e sociale che si chiama, traducendo dal catalano, abitazione dotazionale, dove la parola dotazionale si riferisce al fatto che questo insieme di abitazioni sono costruite a partire da dotazioni pubbliche pensate sia per gli anziani che per la comunità del quartiere.

Per esempio, un piccolo poliambulatorio, una biblioteca, un asilo nido, etc. In questo caso il regolamento urbano consente di costruire in un’area della città, destinata a ospitare servizi pubblici, anche alloggi. L’opera può essere sovvenzionata dal Comune o da privati che in quel caso possono vendere a prezzo di mercato una quota degli alloggi realizzati. Gli anziani pagano invece un canone di affitto che in molti casi coprono vendendo o affittando la loro prima casa, ormai troppo grande e dispendiosa da un punto di vista economico. La solitudine delle persone anziane e l’individualismo della nostra società contemporanea sono probabilmente problemi importanti al pari di altri che hanno una maggiore risonanza. Ma assicurare un benessere fisico ed emotivo anche alle persone della terza età è sicuramente una sfida che possiamo vincere con azioni collettive e condivise.

Sabrina Scalas

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