Lunedì, 14 Giugno 2021

L’Ascensione di Gesù viene descritta da Luca e da Marco (anche se alcuni esegeti ritengono la seconda un’aggiunta successiva). In Luca troviamo due narrazioni, una a conclusione del vangelo; l’altra negli Atti.

Nella prima leggiamo: Poi li condusse fuori verso Betania e, alzate le mani, li benedisse. Mentre li benediceva, si staccò da loro e fu portato verso il cielo. Ed essi, dopo averlo adorato, tornarono a Gerusalemme con grande gioia; (24, 50). Marco racconta: Il Signore Gesù, dopo aver parlato con loro, fu assunto in cielo e sedette alla destra di Dio.

Nel testo di Luca, l’Ascensione è collocata sùbito dopo l’apparizione della sera di Pasqua. Negli Atti degli Apostoli (1,3) si racconta che passarono quaranta giorni.

Per la localizzazione dell’Ascensione è importante il passo successivo: Allora ritornarono a Gerusalemme dal monte detto degli Ulivi, che è vicino a Gerusalemme quanto il cammino permesso in un sabato. Il luogo distava circa un km dalla città. Il Monte degli Ulivi è vasto; l’indicazione non è sufficiente. La direzione del percorso indicata da Luca e negli Atti risulta più circoscritta.

Anche oggi il cammino più breve per raggiungere Betania a piedi è il sentiero che passa sul Monte degli Ulivi. Percorrendolo si raggiunge, dopo circa un’ora, il posto. Da oriente domina su Gerusalemme il Monte degli Ulivi, separato dalla città dalla profonda valle del Cedron. In realtà, questa montagna sacra per eccellenza, è costituita da una catena di colline. La tradizione cristiana localizza l’episodio dell’ascensione di Gesù su una di queste (808 m). Tale monte ebbe una relazione con la vita di Gesù.

Egli compì il suo ingresso solenne a Gerusalemme, passando attraverso il Monte degli Ulivi (Mt, 21,9; Mc 11,1-10; Lc 19,29-40); mentre scendeva dal monte, pianse alla vista della città (Lc 19,41-44). Alcuni giorni dopo, seduto sull’erta del monte, Gesù pronunciò un discorso sulla sorte futura di Gerusalemme e sulla venuta finale del Messia (Mc 13,3-37; Mt 24,3-25,46). Durante il soggiorno a Gerusalemme, Gesù trascorreva spesso la notte sul Monte degli Ulivi. Il Pellegrino di Bordeaux (333) riferisce di aver visitato il Monte degli Ulivi, dove il Signore ammaestrò i discepoli, prima della Sua Passione; sul luogo, per desiderio di Costantino, è stato edificato un santuario.

La pellegrina Egeria (IV secolo) scrisse di celebrazioni liturgiche che si tenevano sulla cima del Monte degli Ulivi, in un luogo denominato Imbomon. In questo posto sorse un santuario fondato da una pia matrona romana di nome Pomenia; edificio distrutto da Persiani ma poi riedificato nel 614 dall’abate Modesto. Il vescovo delle Gallie, Arculfo, visitò il santuario restaurato nel 1670 circa: si trattava di una chiesa rotonda confermata, più tardi, dal monaco Bernardo (IX sec.). A metà del secolo XX, in alcune parti del santuario sono stati eseguiti scavi archeologici, i quali hanno confermato le testimonianze dei pellegrini.

La basilica bizantina fu distrutta dai musulmani, poi ricostruita dai crociati. Nella cappella dell’Ascensione di Gesù viene tuttora mostrato il segno del piede di Cristo impresso sulla pietra del pavimento; frutto probabilmente della pietà popolare. Tuttavia è un segno tangibile che illustra l’episodio della salita di Gesù al cielo e, nello stesso tempo, testimonia un amore continuo dei cristiani per questo luogo, in cui il Salvatore si staccò dalla terra per entrare nell’eternità celeste.

Giovanni Enna

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