Domenica, 17 Maggio 2026

In previsione della tavola rotonda del 7 maggio nell’Auditorium San Domenico, dal titolo “Nuove frontiere del giornalismo:il web”, abbiamo chiesto al docente di Etica e deontologia dell’informazione all’Università Cattolica, che interverrà all’incontro, una riflessione sulla comunicazione e sul suo evolversi.

Le tecnologie digitali hanno profondamente modificato la comunicazione e l’informazione, non (sol)tanto nei contenuti e nelle forme ma anche – anzi: soprattutto – nelle relazioni fra chi è coinvolto in questi processi. Un primo dato di realtà riguarda la ridefinizione dei ruoli.

Se nella comunicazione tradizionale era facilmente distinguibile chi mandava un messaggio (emittente) e chi lo riceveva (destinatario) oggi ciascuno di noi, grazie all’interattività strutturale del web e all’estensione globale della Rete, non si limita a ricevere contenuti ma può produrli direttamente e immetterli nel circuito. Sull’esempio di Wikipedia, l’enciclopedia collettiva online, si può identificare una sorta di “soggetto collettivo enunciante” che produce un sapere condiviso, disponibile per chiunque abbia una connessione, che a sua volta può intervenire personalmente per modificarlo.

Questa “democrazia comunicativa” produce vantaggi e rischi. Se da un lato permette a ciascuno di condividere le proprie conoscenze e far sentire la propria voce, dall’altro riduce o elimina completamente qualsiasi filtro sull’attendibilità dei contenuti stessi, aumentando quindi la responsabilità della selezione da parte di chi ne fruisce.

Nella sua funzione specifica, il mondo dell’informazione ha aumentato esponenzialmente la quantità delle notizie ma ha visto scendere altrettanto fortemente il livello della loro qualità. Il fenomeno delle fake news (notizie false) è emblematico di un sistema in cui il controllo delle fonti è sempre più opzionale, condizionato dalla “necessità” di inondare il pubblico di aggiornamenti in tempo reale con una overdose informativa che finisce per annacquare qualsiasi gerarchia e priorità. Se in un quotidiano stampato le notizie principali si possono facilmente riconoscere per posizione in pagina e spazio occupato, nelle testate online le news più importanti sono quelle che suscitano più “click”: generalmente le più spettacolari, le più scioccanti o le più curiose.

La struttura e il flusso dell’informazione in Rete sono liquidi e fluidi, si modificano in relazione alle preferenze del pubblico di riferimento, sono aperte al contributo di tutti. Ma proprio queste caratteristiche – in sé positive – rischiano di rendere il panorama informativo un magma indistinto e più verosimile che vero.

Per sfruttare al meglio le possibilità del giornalismo via web è necessario mantenere salda la barra del timone, proponendo non un ammasso disordinato di contenuti ma una guida alla lettura, selezionando responsabilmente i fatti degni di diventare notizie, evitando di abusare della fiducia del pubblico e rinunciando a quel sensazionalismo che troppo spesso contamina il racconto degli eventi.La ricerca della “verità sostanziale dei fatti” non è soltanto un obbligo professionale dei giornalisti, ma anche un dovere dei fruitori delle notizie, chiamati a discernere fra vero e falso, utile e inutile, necessario e superfluo.

La comunicazione e l’informazione sono attività costituite in massima parte dal risultato di concrete azioni personali: sono realizzate dalle persone, parlano delle persone e si rivolgono alle persone. Per restituire ai media le finalità e gli obiettivi che sono loro propri bisogna (ri)partire dalla necessità di trattare la persona sempre come un fine e mai come un mezzo, usando efficacemente i media sempre come mezzi e mai come fini.

                                                                                                                                                                      Marco Deriu

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