Giovedì, 13 Agosto 2020

Progetto1

Il Carnevale oristanese non è solo Sartiglia. Per essere un po’ più veritieri dovremmo dire che la Sartiglia di Oristano ha ben poco da spartire con il carnevale (nel senso moderno del termine) se non per il tempo nel quale si vive: l’ultima domenica e l’ultimo martedì di Carnevale...

di Toz

Da qualche anno a questa parte, grazie a un accresciuto sforzo organizzativo (e anche economico) da parte dell’Amministrazione comunale sono state approntate numerose manifestazioni che assicurano un’ottima cornice carnevalesca all’evento clou (sa Sartiglia) che si celebrerà domenica, lunedì e martedì prima delle Ceneri. Queste manifestazioni sono assai apprezzate dagli oristanesi e dai turisti che, giustamente, intendono trascorre giorni di divertimento e di spasso. Questa cornice carnevalesca non toglie nulla all’atmosfera magica, sacrale e di propiziazione.

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Anzi il ricorso a elementi tribali della nostra cultura sarda, come mamuthones, issocadores, boes e merdules aggiunge un sovrappiù di mistero e fascino, alla nostra Sartiglia. Celebrare la Sartiglia in un contesto carnevalesco restituisce alla manifestazione un non so che di popolare che,negli ultimi decenni, era stato via via messo un po’ da parte per mille ragioni, anche di turismo e marketing.

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 La Sartiglia si svolgerà nelle giornate del 23 e 25 febbraio 2020, come da tradizione, ma chi è voluto entrare nell’atmosfera carnascialesca, non ha perso la V edizione di Aspettando la Sartiglia, con una serie di eventi e manifestazioni che, dal giorno della Candelora (2 febbraio), hanno traghettato turisti e oristanesi verso i magici giorni della Sartiglia. Il programma Aspettando la Sartiglia, anche quest’anno, è stato assai interessante e coinvolgente, si è passati dalle serate travolgenti del 15 e 16 febbraio, tra piazza Eleonora e piazza Corrias, con tanta musica, balli, maschere e degustazioni delle specialità enogastronomiche del territorio, all’Incontro riservato alle scuole di Oristano sul tema Il Carnevale in Sardegna: dalle maschere della Barbagia alla Sartiglia di Oristano.

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Fino alle esibizioni in piazza Eleonora e in piazza Roma di Tamburini e Trombettieri e al corteo delle maschere tradizionali della Sardegna come is cambas de linna di Guspini, sas mascheras a lenzolu di Aidomaggiore, S’Urtzu di Ula Tirso: con una degna conclusione di ballos, grigliata di carne, frittura di pesce e zippole per tutti. La Sartiglia, che aveva mosso i primi passi con il simbolico rito della consegna del Cero benedetto, ancora una volta segnerà un tempo di benedizione per la città, un fiume di benedizione e di luce dalla Cappella (casa spirituale dei Gremi), fino a su brugu e a tutte le periferie della città di Eleonora.

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Un cero per tutti i cavalieri, un cero per le donne di Sartiglia, uno per le autorità cittadine, un luminoso cero per i musici e per i figuranti, e soprattutto per gli amici più cari. Un cero acceso, un cero che consumandosi riscalda e rischiara, una luce che indica una strada da percorrere in dorso a focosi destrieri per raggiungere il cuore della festa: quella stella d’argento che, pendula, attende di essere centrata, colta, amata e portata in trionfo. Questa manifestazione, questa Sartiglia che ha pure segni di carnevale è assai di più: Sartiglia è un modo di dire Oristano, un coacervo di emozioni, uno sfolgorio di luci, una pioggia di auspici, un tintinnare di desideri e attese: una comunità che ritrova in un rito antico e sempre nuovo, i motivi e i presagi per un futuro migliore… per tutti.

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