Venerdì, 17 Aprile 2026

In queste settimane ricorre il ventesimo anniversario dall’emanazione dalla Legge 482/1999, il primo provvedimento organico in tema di tutela delle minoranze linguistiche storiche...

di Davide Corriga

Approvata dal Senato della Repubblica il 25 novembre del 1999 e promulgata il successivo 15 dicembre, la norma, applicando di fatto l’articolo 6 della Carta Costituzionale, riconosce il sardo come lingua ufficiale. L’anniversario, seppure completamente dimenticato dalle istituzioni sarde, può essere occasione per fare un bilancio dell’evoluzione e dello stato di salute delle politiche linguistiche nell’Isola.

Nel 1999 l’entrata in vigore della normativa statale non aveva trovato impreparata la politica sarda. Due anni prima, infatti, con la legge nr. 26 del 1997, la Regione si dotava già di un piano per la promozione e la valorizzazione della cultura e della lingua della Sardegna. L’applicazione della norma portò – dopo qualche anno - ad un primo importante risultato: sa Limba Sarda Unificada (LSU). Si trattava del primo standard ufficiale della lingua sarda. Le sue regole, pubblicate nel 2001, furono il risultato del lavoro di una commissione di esperti di lingua sarda consultati dalla Regione: Eduardo Blasco Ferrer, Roberto Bolognesi, Diego Corraine, Ignazio Delogu, Antonietta Dettori, Giulio Paulis, Massimo Pittau, Tonino Rubattu, Leonardo Sole, Heinz Jürgen Wolf e Matteo Porru. A dare impulso al lavoro della Commissione furono due Convenzioni: la numero 59/117 del 29 dicembre del 1998 (con Presidente Federico Palomba e Assessore ai Beni Culturali Benedetto Ballero) e la numero 52/105 del 28 dicembre del 1999 (con Presidente Mario Floris e Assessore ai Beni Culturali Pasquale Onida). Furono necessarie 21 riunioni nell’arco di circa due anni per dare forma ad uno standard linguistico (ovvero una mediazione nella forma scritta tra le numerose variantidel sardo parlato nell’Isola)che potesse rappresentare i sardi. Un obbiettivo ambizioso, ma fondamentale ai fini dell’ufficialità: ogni lingua scritta è infatti il compromesso di regole concordate da un gruppo di esperti. La LSU venne quindi ulteriormente migliorata negli anni successivi, in modo particolare con l’importante lavoro di Giuseppe Corongiu per sa Limba Sarda Comuna (LSC). Quest’ultima a partire dal 2006 è stata adottata dalla Regione Autonoma della Sardegna, dai Comuni sardi e altre istituzioni (come scuole e tribunali) per la scrittura ufficiale di numerosi atti pubblici.

Tuttavia ancora oggi il sardo ufficiale stenta ad essere utilizzato nelle istituzioni, dai media e, soprattutto, a essere insegnato e utilizzato come lingua veicolare nelle scuole. Se un impegno considerevole è stato dedicato a ridosso dell’applicazione delle leggi di tutela, poco è stato fatto negli ultimi dieci anni. A confermarlo sono soprattutto i numeri e il confronto con altre minoranze linguistiche in Europa, come la Catalogna e la Corsica. La Generalitat catalana, ad esempio, investe risorse pari a circa 160 milioni di euro (ovvero 22 euro per abitante) per l’attuazione del piano annuale di politica linguistica. La Cullettività Territuriale corsa dedica un investimento pari a 9,5 milioni di euro per il 2020 (ovvero 30 euro per abitante) per il piano di normalizzazione della lingua in Corsica. In Sardegna negli ultimi anni i capitoli di bilancio per le politiche linguistiche non hanno superato i 4 milioni di euro (circa 2 euro per abitante).

Se la legge 482/1999 ha rappresentato un importante spartiacque tra un “prima” e un “dopo”, segnato da un notevole dinamismo nelle istituzioni e nella società civile nel primo decennio, con il passare del tempo questa tendenza è venuta meno. Oggi siamo ancora lontani dall’utilizzo “normale” del sardo nelle scuole, nelle università, nel servizio pubblico radiotelevisivo, nelle istituzioni e nella società. Per questo il ventesimo compleanno della legge 482/1999 può essere festeggiato solo ricordandone i contenuti e mobilitandosi per rivendicarne la piena attuazione. A beneficio di tutti.

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