Giovedì, 16 Aprile 2026

 

Anche quest’anno, dal 16 al 23 dicembre, nel Monastero delle Servidoras (ex-monastero delle Cappuccine) in via Lamarmora di Oristano, alle ore 18, si celebrerà la tradizionale Novena di Natale in sardo.


 

La tradizione è vera tradizione quando nel medesimo tempo si mantiene fedele e si dimostra capace di rinnovarsi in risposta ai cambiamenti del tempo. Le melodie e i testi tradizionali vengono arricchiti dal canto in sardo, a iniziare dal ritornello Lompendi est su Sennori! Benei a dd’adorai! e dal canto delle profezie come invitatorio, non hanno niente da invidiare al latino Regem venturum Dominum venite adoremus, che resta nella memoria di tutti.

A queste traduzioni non improvvisate ma studiate per adattarsi in modo corretto alle antiche melodie gregoriane, si aggiungono nuovi testi cantati sia per affiancare la meditazione del tradizionale Polisalmo (Si sos forres chi chircades sunt de amore) sia per dare solennità e sentimento alla preghiera universale (Faghe, o Segnore), aggiunta questa conforme agli orientamenti della riforma liturgica e conclusa dal Padre nostro, Babbu nostru chi ses in sos chelos.

Le nuove melodie sono composte dal noto cantautore Piero Marras su parole di Mario Puddu, autore del grande Ditzionáriu de sa limba e de sa cultura sarda, mentre per il Padre nostro in canto si segue la versione logudorese, esempio di una intelligente inculturazione di fede nella sostituzione di debitori con nemici (comente nois perdonamus a sos inimicos nostros).

Un tempo di adorazione eucaristica in silenzio permetterà a ciascuno di parlare con Dio nella sua propria e personalissima lingua senza etichette. La benedizione eucaristica con il canto del Tantum ergo in sardo sulle parole Custu grandu Sacramentu di mons. Pilo, vescovo di Ales (1761-1789), e il canto dei gosos tradizionali di Natale terminerà la celebrazione. Non mancherà nemmeno quest’anno la sonorità delle Launeddas, a portare davanti a Dio i millenni della storia sarda.

Le Sorelle Servidoras, che in questi sei anni di Novena si sono succedute nel Monastero, hanno rappresentato il grande mondo, provenendo da Argentina, Brasile, Ecuador, Colombia, Egitto, e quest’anno anche dagli Stati Uniti, hanno accettato volentieri questa tradizione di Natale a loro sconosciuta.

Esse ci ricordano, secondo il carisma o sogno della loro Famiglia Religiosa del Verbo Incarnato, l’importanza della inculturazione della fede, cioè che il Vangelo prende forma nelle diverse culture, nella cui linfa si innesta e che nel medesimo tempo evangelizza con l’annuncio di Gesù, portando a maturazione i semi buoni in esse seminati dal Creatore di ogni bene. Una testimonianza di cui la Sardegna ha oggi particolarmente bisogno.

Don Antonio Pinna


 

E' questo il tempo per abbonarsi a L'ARBORENSE

CLICCA QUI per conoscere tutte le promozioni

Pin It

Leggi anche

Iscriviti al nostro canale youtube

Guarda i nostri video dalla diocesi

YouTube icon