Ormai è consuetudine che le scuole dell’Istituto Comprensivo di Simaxis celebrino il 28 aprile, rendendo testimonianza attiva del percorso di valorizzazione delle proprie tradizioni.
Percorso didattico complesso e articolato che trova nelle collaborazioni con le Associazioni del luogo, con le famiglie e, in primis i nonni e le nonne, un vero punto di forza e un supporto imprescindibile. Il tempo e le energie regalate hanno contribuito sicuramente alla crescita di consapevolezza nei bambini e nelle bambine che, con meraviglia, hanno visto realizzati sotto i loro occhi, i più tradizionali manufatti che un tempo erano usati quotidianamente.
Le conoscenze degli adulti vengono trasmesse ai piccoli e riannodano i fili del passato spesso trascurato, per riscoprire le radici della propria storia. Una storia che ha stimolato i bambini e le bambine nella ricerca di giochi antichi, nella realizzazione di pippias de tzappu e pippias de canna, di ricette di dolci e pane, dell’antica arte del ricamo, della costruzione degli strumenti musicali sardi che, per tradizione, hanno da sempre accompagnato le processioni e le feste di paese più importanti: flauti di canna e matraccas. Poi ancora canti e balli sardi per gioire tentando i passi de su ballu tundu e su ballu a tresi.
Esperienze variegate, giocose che hanno assunto una valenza significativa nel processo educativo e didattico rendendo unitario e coeso il percorso di ogni scuola dell’Istituto. Ha visto collaborare le scuole di ogni ordine del proprio paese ma allo stesso modo ha costruito ponti verso le altre scuole del Comprensivo con confronti formali e informali che hanno ulteriormente arricchito e stimolato le attività poste in essere.
Sa Die de Sa Sardigna è così una storia vissuta e non solo citata, è un’esperienza di cittadinanza attiva e non più un ordinario giorno di vacanza, è riscoperta di valori e tradizioni e non solo un racconto di fatti lontani a volte difficili da comprendere per i più piccoli. È una storia che rivive attraverso il fare e l’agire di ogni parte interessata, restituendo il valore dell’appartenenza al proprio territorio e alle radici più profonde che l’hanno segnato, è una storia di coraggio e di rivalsa verso le oppressioni e i soprusi. Così si cerca di insegnare ai bambini e alle bambine che conoscere la propria storia e riappropriarsi delle tradizioni che l’hanno contraddistinta è la condizione necessaria per la costruzione del loro futuro che si realizza con uno sguardo al passato, non per mera nostalgia ma piuttosto per costruire sulle sue basi un vivere consapevole e coraggioso a partire dalle scelte quotidiane. Anche nell’uso della lingua sarda sempre meno estranea: un grande traguardo, visto che difficilmente a scuola la si usava.
Ora tutto diventa più familiare e stimolante. C’è una profonda certezza nel credere che la scuola sia opportunità di crescita concreta e reale, capace di superare i propri limiti e di rendere ancora una volta testimonianza del proprio agire. Non c’è chiusura e solitudine ma, al contrario, apertura e condivisione. Questo sembra un modo efficace per educare e per fornire a tutti i bambini e le bambine gli strumenti necessari per imparare a imparare. Essere cittadini attivi e consapevoli, protagonisti della propria storia e non più solo spettatori.
Daniela Dalia