Cresce la persecuzione contro i cristiani: lo rivela il rapporto 2021 World Watch List, che è stato presentato il 13 gennaio di quest’anno alla Camera dei Deputati del Parlamento italiano, dall’organizzazione non governativa Open Doors Italia (Porte Aperte). Cifre impressionanti, quelle presentate nel documento, che mostrano come siano cresciute del 60% in tutto il mondo le atrocità commesse ai danni di chi professa la fede cristiana.
di Franca Mulas
Violenze di ogni genere esacerbate anche dalle restrizioni imposte dalle misure anti covid. Le persecuzioni riguardano oltre 340 milioni di fedeli, che in almeno 50 Paesi del mondo subiscono gravi forme di violenze. Paese capofila per quanto riguarda le persecuzioni contro i cristiani è la Corea del Nord, dove vige un governo comunista, e dove si stima che il numero dei cristiani reclusi nei campi di concentramento si aggiri intorno ai 70 mila fedeli. La violenza contro i cristiani è presente in diversi paesi islamici, tra cui: Afghanistan, Somalia e Libia. Anche in Nigeria i massacri sono di casa per chi non è musulmano. In queste realtà prevalgono purtroppo l’estremismo e il fondamentalismo islamico, che si scaglia soprattutto sugli ex musulmani convertiti al cristianesimo, i quali, se scoperti, vengono condannati a morte.
Spostandoci dall’Africa verso l’India, il report presentato da Open Doors, evidenzia atti di grave intolleranza verso i cristiani anche nel Pakistan, soprattutto per via della legge anti-blasfemia che condanna i cristiani. Sempre nel Pakistan spesso le vittime prescelte sono le ragazzine cristiane, che vengono rapite, violentate e obbligate a sposare uomini adulti. Ricordiamo a riguardo il caso di Arzoo Raja, giovane cristiana di appena tredici anni, sequestrata e violentata nel 2020. La ragazzina era stata convertita all’Islam e costretta dal tribunale di Karachi a un matrimonio forzato con un uomo di 44 anni.
La situazione non cambia neanche in India, dove la Chiesa Cattolica è vittima di una campagna d’odio senza precedenti e dove la persecuzione viene attuata con leggi che impediscono alla stessa Chiesa di mettersi al servizio dei poveri. Sempre in India, sottolinea il report, in questa fase di forte disagio economico innescato dalle restrizioni imposte per via del coronavirus, il governo ha negato gli aiuti a più di 100 mila cristiani, soccorsi poi dai partner di Open Doors, che hanno distribuito soprattutto viveri, ma anche cure mediche. Spostandoci in Cina, il rapporto di Open Doors mostra come in tempi di coronavirus aumentano maggiormente gli atti discriminatori e violenti verso i cristiani. Perseguitati, imprigionati, picchiati e spesso uccisi, i cristiani si sono visti proibire la predicazione online.
Importanti le parole pronunciate lo scorso anno dal cardinale Joseph Zen, arcivescovo emerito di Hong Kong, secondo cui la chiesa cristiana non riconosciuta dal governo cinese è sempre più abbandonata al proprio destino, con l’Occidente che non si interessa più delle persecuzioni patite dai cinesi di fede cristiana. Il gruppo di ricercatori di Open Doors elencano, tra i Paesi dove vigono persecuzioni verso i cristiani persino il Messico e la Columbia.
A vessare i cristiani sono i gruppi criminali dei narcotrafficanti, che spesso seviziano e uccidono per il gusto di farlo. Cristian Nani, direttore di Open Doors Italia, elenca quali sarebbero le matrici che alimentano le persecuzioni: Quella islamica; il nazionalismo religioso; l’antagonismo etnico; l’oppressione tribale intesa come clan e famiglia, fenomeno esteso in molti stati africani; il protezionismo denominazionale, ovvero quando una denominazione cristiana ne opprime un’altra; poi l’oppressione comunista e post comunista; l’intolleranza secolare che si diffonde nei paesi più liberi come quelli Occidentali; la paranoia dittatoriale, e infine il crimine organizzato in Colombia e Messico.