Giovedì, 16 Aprile 2026

Vi racconto di Casa Littarru, la comunità di accoglienza sita a Oristano che offre temporaneamente ospitalità, protezione, assistenza e cura a bambini, adolescenti e madri con i loro figli con l’obiettivo di entrare in punta di piedi nei cuori di questi ospiti e instaurare con loro dei rapporti profondi basati su quell’amore di cui sono stati privati.

di Valentina Contiero

Non temere, Maria, perché hai trovato grazia presso Dio. Ed ecco, concepirai un figlio, lo darai alla luce e lo chiamerai Gesù e tu, Giuseppe, figlio di Davide, non temere di prendere con te Maria, infatti il bambino che è generato in lei viene dallo Spirito Santo; Quando si destò dal sonno, Giuseppe fece come gli aveva ordinato l’angelo del Signore.

Il 7 febbraio si è celebrata la 43ma Giornata Nazionale per la vita istituita dalla CEI e non esistono versetti che ne incarnino meglio il significato se non quelli di Luca e Matteo. La vita va accolta, abbracciata e amata sempre anche quando ci sembra di non avere tempo nelle nostre frenetiche esistenze o di non essere in grado di prenderci questa responsabilità. Perché, in fondo, dovremo tutti farci un po’ genitori adottivi e affidatari per quelle vite che, entrando con prepotenza nel mondo, prepotentemente vengono tormentate, trascurate, abbandonate da quella fonte primaria di amore che ha il compito di proteggerci e insegnarci a trovare il nostro posto in questa giungla.

È vero che Il diavolo fa le pentole ma non i coperchi ma come disse don Pino Puglisi, figura pragmatica di Cristo, Dio ci ama sempre attraverso qualcuno. Per ogni deserto in cui questo amore non germoglia ce ne sono tanti altri in cui, nonostante la tempesta, avvengono dei piccoli miracoli quotidiani.

Vi racconto di Casa Littarru, la comunità di accoglienza sita a Oristano che offre temporaneamente ospitalità, protezione, assistenza e cura a bambini, adolescenti e madri con i loro figli con l’obiettivo di entrare in punta di piedi nei cuori di questi ospiti e instaurare con loro dei rapporti profondi basati su quell’amore di cui sono stati privati.

La casa famiglia è stata realizzata con gli sforzi della Congregazione delle Figlie di San Giuseppe spinte dal desiderio di proseguire l’operato di Giuseppe, padre adottivo di Gesù e nasce dopo l’esperienza nel servire coloro che frequentano la Mensa della Carità, creata anch’essa in risposta ai bisogni sempre più emergenti e diffusi nel nostro territorio. La scelta comunitaria è quella di condividere, con le ragazze e i bambini, ogni spazio e momento della giornata come il mangiare insieme, guardare insieme la tv e condividere i momenti di svago e ricreativi.

Questo favorisce la relazione e rende anche il più banale argomento o gioco momento di educazione, formazione e crescita. Il team educativo della comunità è composto da educatrici, cuoche, un’infermiera e da tutti i collaboratori e gli amici che quotidianamente frequentano il centro e supportano il lavoro svolto con i piccoli ospiti. Le giornate sono scandite da un ritmo abitudinario fondamentale nella crescita di tutti i bambini e ragazzi in cui si alternano momenti di studio e apprendimento a momenti di gioco e preghiera.

Con perseveranza e dedizione si coltiva così quel chicco di grano che porterà i veri protagonisti della storia a identificare come casa la struttura che inizialmente rappresenta per loro solo un rifugio momentaneo. Casa Littarru è circondata da cinte murarie antiche che la proteggono da occhi indiscreti e permettono a bambini e adolescenti di svagarsi ed esprimere se stessi anche nel grande giardino in cui sono presenti alberi da frutto, fiori e giochi. La struttura agisce da ponte cercando di rielaborare l’esperienza traumatica vissuta da chi si ritrova coinvolto in queste dinamiche definite talvolta dalla società come senza speranza.

L’azione educativa messa in atto valorizza la persona nella sua individualità all’interno di una collettività mettendo dentro il bagaglio tutte le esperienze vissute e lavorando sulla consapevolezza di far parte di una rete in cui è necessario riconoscere il valore dell’altro. Essere responsabili significa essere disposti ad andare oltre la nostra libertà per accogliere la vita di qualcun’altro perché solo quando amiamo, serviamo e difendiamo qualsiasi vita potremo farci portatori del messaggio di Cristo nel mondo.

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