Sabato, 16 Maggio 2026

Cambio di presidenza all’interno della Federazione dei consultori familiari diocesani della Sardegna. Al posto della presidente uscente, Angela Baio, che presiede il consultorio di Sassari, è stata eletta Simona Lauterio, presidente del consultorio di Cagliari.

A cura di Franca Mulas


La neo eletta presidente della Federazione, avvocato di professione, ha 55 anni, è sposata, ha una figlia e dal 2016 opera come consulente familiare nel consultorio diocesano di Cagliari. Ecco l’intervista.

Lei è la nuova presidente della Federazione regionale dei consultori familiari diocesani. Cos’è la Federazione e cosa fa?

Le Federazioni regionali riuniscono i consultori di ispirazione cristiana che operano all’interno delle varie regioni. Il loro ruolo sarebbe quello di coordinare e promuovere l’attività dei consultori federati e dar loro voce e possibilità di essere rappresentati anche a livello nazionale. Le varie federazioni fanno infatti parte della Confederazione italiana, che riunisce 202 consultori. Alla nostra federazione regionale aderiscono invece i sei consultori sardi di Sassari, Nuoro, Oristano, Cagliari, Carbonia e Iglesias.

Che impulso intende dare al suo mandato e con quali iniziative?

L’obiettivo principale è quello di intensificare la conoscenza e la collaborazione tra i vari Consultori nonché individuare le professionalità ivi presenti al fine di ampliare la rete sia a livello locale e delle singole Diocesi sia a livello interdiocesano. Uno strumento fondamentale è quindi la mappatura del territorio che permette di conoscere le risorse, sia in termini di servizi che di potenziale umano, necessarie per poter rendere un servizio sempre più proficuo a favore delle Diocesi e delle loro comunità. Le iniziative potranno essere le più varie: si tratta di raccogliere le istanze locali e questo lo si può fare con il dialogo e il confronto tra noi.

Quali sono oggigiorno, le emergenze più tangibili che coinvolgono le coppie, le famiglie e i giovani?

L’emergenza più pregnante, a mio parere, è la solitudine che è la causa principale della fragilità della famiglia da cui scaturiscono tutte le altre problematiche note. Le difficoltà di relazione e di comunicazione rendono l’uomo solo. Viviamo in una società in cui siamo in comunicazione con tutti, ma spesso senza rapporti veri e autentici. Quando la persona si sente sola, si isola, ha difficoltà a chiedere aiuto con ricadute importantissime soprattutto per i figli e quindi per l’intera società anche in prospettiva futura.

La presidente della Confederazione nazionale dei Consultori Familiari di Ispirazione Cristiana, Livia Cadei, ha parlato spesso di prevenzione da fare all'interno dei consultori. Come si dovrebbe attuare e con quali iniziative?

Credo che uno dei ruoli fondamentali del consultorio sia quello di stare accanto alle famiglie e questo non solo nei momenti di fragilità, ma soprattutto nella normalità della vita per favorire un tessuto di legami che possa riportare la stessa famiglia al centro della società. Questo si potrebbe attuare tramite iniziative specifiche, magari attività in gruppi di accompagnamento e sostegno nei momenti cruciali di cambiamento o per problematiche comuni, momenti nei quali favorire il confronto e far sentire la famiglia parte di una più ampia realtà. Nel contempo sarebbe compito dei consultori uscire all’esterno per farsi prossimo e appoggiare e condividere le più varie iniziative locali. In questo senso ci sembra di poter e dover accogliere la sfida di don Edoardo Algeri, già Presidente della Confederazione sino al 2019, anno della sua improvvisa scomparsa: La sfida con cui i consultori si confrontano maggiormente oggi è nella loro capacità di uscita verso la comunità. Non sono più solo luoghi che attendono le famiglie che bussano, ma si concepiscono sempre più come soggetti che si pongono al crocevia del legame nella comunità ecclesiale.

In una realtà complessa e variegata come quella attuale, i consultori diocesani si aprono a nuove sfide anche di carattere etico; pensiamo, per esempio, alla tematica dell'aborto, dibattuta in questi ultimi tempi, oppure alla questione gender, o anche all'eutanasia. È importante l’azione dei consultori?

A mio parere è importante, prima di tutto, accogliere le persone, ascoltarle, non farle sentire sole. È fondamentale, ovviamente, avere cognizione di quello che portano, ma ciò che è più importante è esserci, stare accanto alle persone e, se necessario, metterle in contatto con gli esperti delle varie tematiche. Ciò non vuol dire che non dobbiamo essere adeguatamente formati, ma significa, data la complessità di una società e una cultura che evolvono veloci, cooperare e fare rete con tanti altri professionisti e operatori che lavorano per il bene comune.

Chi dovrebbe istruire i consulenti su tematiche come queste?

Proprio gli esperti di cui parlavo prima. Persone di spicco e di riferimento in vari contesti, diocesani e non, con i quali interagiamo quotidianamente per rendere il nostro servizio sempre più efficace. Investiamo tanto nella formazione anche partecipando a eventi e corsi offerti da altri, enti e scuole, che operano anche a livello nazionale.

Abbiamo in Sardegna la presenza di persone e famiglie che vengono da continenti diversi, con culture e religioni diverse. In questo caso la formazione è importante?

La formazione è importante in tutti gli ambiti. La società affronta cambiamenti veloci, quindi, occorre essere a passo con i tempi. Dobbiamo però primariamente cercare di parlare un linguaggio che sia comprensibile a tutti, quello dell’amore e del servizio. Dobbiamo cercare di formarci all’accoglienza indistinta perché nessuno si senta rifiutato o non accolto appoggiandoci, come già detto, e laddove necessario, all’esterno, agli operatori e alle strutture in grado di fornire un aiuto più mirato.

Cosa significa per lei essere consulente familiare?

Potrei forse dire che significa sentirsi in relazione e in ascolto costante con chi mi passa accanto. Sentire la responsabilità delle persone con le quali, per le più svariate circostanze, entro in contatto. Anche nella mia professione di avvocato, essere consulente familiare è un valore aggiunto, perché aiuta a trattare le cose tenendo conto della persona e non solo del problema da risolvere.

Cuore del consultorio sono l'equipe e il metodo collegiale nell'affrontare situazioni anche interne all'equipe stessa. Quanto è importante tutto ciò?

Nei nostri consultori il lavoro in equipe e il confronto tra operatori è fondamentale perché cerchiamo di operare, non come singoli professionisti, ma come gruppo di lavoro impegnato a offrire un servizio comune, seppur trattando aspetti differenti. Chi chiede l’aiuto del consultorio deve prima di tutto trovare un’ambiente sereno e accogliente, capace di farsi carico della persona nella sua complessità. Avere un’equipe coesa e cooperante permette di farci carico della persona in modo ampio, gestendo contemporaneamente più aspetti della fragilità con l’ausilio di differenti interventi professionali.

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