Le Cooperative di pescatori delle lagune oristanesi vantano produzioni ittiche di eccellenza tra le più importanti in Sardegna ma spesso eventi di vario genere mettono a repentaglio le produzioni e gli equilibri ambientali delle lagune: morie del pesce, invasione di specie aliene, danni da fauna selvatica ittiofaga, eventi alluvionali dovuti ai cambiamenti climatici, mancanza di manutenzioni straordinarie da parte della Regione proprietaria delle lagune, sono tra le principali preoccupazioni.
Per capire questo mondo produttivo immerso in un ambiente naturale di pregio, abbiamo raggiunto Mauro Steri, responsabile regionale del settore pesca e acquacoltura della Lega delle Cooperative, che ha gentilmente risposto ad alcune nostre domande.
A cura di Battista Ghisu
Quali sono i principali problemi delle lagune oristanesi?
Diciamo che i problemi che affliggono i compendi ittici dell’oristanese, così come quelli di tutta la Sardegna, purtroppo sono gli stessi da tantissimi anni: ridotta circolazione delle acque dovuta all’interrimento dei canali a mare; il riscaldamento delle acque soprattutto nei mesi estivi; la proliferazione di specie aliene come la mercierella, il giacinto d’acqua e la noce di mare; il proliferare del granchio blu. A questi si sommano gli eventi alluvionali che minano l’equilibrio degli ecosistemi. Le lagune della Sardegna sono ambienti di transizione tra l’acqua dolce e l’acqua salata e allo stesso tempo sono ambienti con un equilibrio molto labile. In Sardegna abbiamo il maggior numero di stagni rispetto al resto d’Italia: basti pensare che ci sono 10mila ettari messi a reddito, gestiti da imprese che hanno quindi un valore produttivo. Quelli lagunari sono anche ambienti di pregio, molto spesso con vincoli di protezione come siti Ramsar, aree SIC, siti Natura 2000, ZPS, Oasi di protezione faunistica e di cattura.
Oggi di quali interventi hanno bisogno le lagune dell’Oristanese e in generale le lagune della Sardegna?
È di estrema urgenza un’attività di manutenzione idraulica straordinaria. Sono oltre vent’anni che non viene fatto un dragaggio. Questo è un intervento importante su tutti i compendi ittici e sui canali adduttori: i fondali hanno bisogno di manutenzione. Ogni laguna ha un ecosistema a sé, e quindi ognuna ha bisogno di determinati lavori e non è detto che tutti abbiano le stesse problematiche. Da un punto di vista produttivo c’è bisogno anche di manutenzioni straordinarie su edifici e strutture asserviti a quelle concessioni date dalla Regione Sardegna. Per esempio a Marceddi sono in corso d’opera lavori su uno sbarramento di peschiera, cosiddetto ponte, che in realtà ponte non è, che aveva bisogno di lavori sulle griglie. Su tutti questi ambienti produttivi la Regione Sardegna non interviene da diverso tempo.
Come Lega delle Cooperative, a livello regionale, avete chiesto interventi di questo tipo?
Ormai sono parecchi anni che chiediamo un intervento alla Regione, anche negli ultimi anni abbiamo fatto diverse iniziative pubbliche come quella del 2023, dove abbiamo cercato di mettere assieme tutti gli interlocutori, tra cui il proprietario di quei beni, cioè la Regione con il servizio pesca in capo all’Assessorato Regionale all’Agricoltura, che si occupa delle concessioni e delle attività di pesca. Abbiamo coinvolto anche l’Assessorato Regionale alla Difesa dell’Ambiente perché sono interventi che hanno bisogno di un percorso autorizzativo importante e quindi se i due assessorati competenti non dialogano, poi si creano difficoltà nella esecuzione dei lavori.
Ogni anno morie, adesso quella di S’Ena Arrubia. Quali sono le cause?
Non si capisce ancora perché sono stati fatti i prelievi dall’Arpas per capire quali sono state le cause ma come è capitato a S’Ena Arrubia, poteva capitare anche in altri compendi ittici. Il riscaldamento delle acque potrebbe essere una causa, ma è presto per dirlo, solo le analisi delle acque possono spiegare l’immenso danno che la Cooperativa Sant’Andrea ha subito. Lì si producono muggini, anguille, orate, spigole, granchi e anche ostriche da un po’ di tempo e con notevoli risultati. Questo stagno ogni anno è interessato da diversi problemi: d’inverno riceve tantissima acqua dolce rilasciata a mare dall’idrovora del Sassu mentre d’estate le acque si riscaldano, creando problemi di ossigenazione. Anche le specie ittiofaghe producono danni enormi. In tutti i compendi ittici la temperatura dell’acqua è costantemente monitorata ma quando i canali sono chiusi, con la battimetrica che si è ridotta così tanto, con il caldo dei mesi estivi di luglio e agosto, è come riscaldare una bacinella d’acqua.
Quanti operatori abbiamo nel settore pesca delle acque interne?
In Sardegna ragioniamo sui 1000 addetti. In provincia di Oristano possiamo ipotizzare che siamo molto vicini a 400 addetti. Dei 10.000 ettari di stagni in Sardegna, oltre 5487 ettari si trovano in Provincia di Oristano. A Cabras lo stagno è di 2230 ettari gestito dal Nuovo Consorzio Pontis; Mistras, con 450 ettari, è gestito dalla Cooperativa Pescatori e Molluschicoltori; lo stagno di Santa Giusta, di 800 ettari, è gestito dalla Cooperativa Pescatori Santa Giusta. S’Ena Arrubia, 187 ettari, sono stati dati in concessione alla cooperativa Sant’Andrea mentre Corru S’Ittiri, 120 ettari e lo stagno di San Giovanni e Marceddì, 1600 ettari, sono gestiti dal Consorzio Cooperative riunite della pesca di Marceddì. Tutte queste Cooperative sono affiliate alla Lega delle Cooperative. Poi ci sono altri 100 ettari nello stagno di Is Benas.
Quali sono le produzioni negli stagni?
Le produzioni che contraddistinguono l’oristanese sono i muggini e tutta la filiera. Ogni stagno ha le proprie peculiarità ma muggini, anguille, orate, spigole sicuramente le troviamo in tutti gli stagni. Poi si producono sogliole, saraghi e granchi. S’Ena Arrubia ha iniziato a produrre, con ottimi risultati, anche le ostriche. Abbiamo anche una grande risorsa: grossi quantitativi di produzione della vongola con banchi di produzione naturale a Marceddì, soprattutto a Corru S’Ittiri, S’Ena Arrubia e Santa Giusta. Qui ci banchi naturali di questa specie prelibata, la Decussatus (vongola verace): viene allevata e venduta nei mercati regionali e anche nazionali. Dagli anni ‘80 fu introdotta anche la Filippina, un altro tipo di vongola più resistente e produttiva, che però entra in competizione con quella verace, meno produttiva. I pescatori furono costretti a importarla proprio per la qualità di resistenza e capacità di grosse produzioni.
Quali sono gli sbocchi commerciali?
Le vongole vengono commercializzate anche nella penisola ma il pesce delle nostre lagune in generale ha un mercato locale e regionale. Il pesce delle nostre lagune ha una caratteristica principale: è tutta produzione naturale da rimonta dal mare. Il pesce entra nelle lagune e attraverso gli strumenti di cattura viene pescato e commercializzato.