Domenica, 25 Febbraio 2024

 

Mi ha sempre provocato, e allo stesso tempo commosso, l’invito di papa Francesco a recarci nei luoghi della sofferenza umana: sarà lì, nel carcerato, nel malato, nella persona povera da sfamare, nella persona nuda da vestire che sempre scorgeremo il volto di Gesù. A Donigala Fenughedu, nella Casa Protetta degli Evaristiani, quotidianamente si incrociano la speranza e l’amore che ridonano vita a coloro che, per lunghi periodi della loro esistenza, si sono sentiti nel buio e negli abissi.

di Marta Gallon


 

Da febbraio, trascorro alcune ore delle mie giornate in questa struttura, una di quelle esperienze che ti cambiano dentro per sempre e ti ricordano che la vita ha senso solo se ti comprometti con i crocefissi della storia.

Quella gestita dagli Evaristiani è oggi una Comunità integrata a bassa intensità, che opera con l'autorizzazione al funzionamento per i sofferenti mentali. L'obiettivo è non solo proseguire su questa strada, ma anche aprire le porte all'esterno con un Centro diurno, consapevoli di quanto possa essere d'aiuto per il territorio e per tante famiglie accogliere anche solo durante la giornata tante persone.

I progetti sono tanti, camminano a piccoli passi cercando di mettersi al servizio di coloro che hanno bisogno, diffondendo la Parola di Dio e del fondatore, padre Evaristo, a cui si ispirano. La comunità è stare in famiglia, è combattere il vuoto maledetto della solitudine. Ad aspettare i pazienti, c’è un’estate all’insegna di tramonti, bagni, sport ed emozioni: il senso della vita.

Papa Francesco ci ricorda che è importante, quando ci relazioniamo con l'altro, toccare la sua carne, non avere paura di metterci a nudo di fronte al fratello.


Per conoscere un po’ di più la Casa Protetta di Donigala Fenughedu, ho chiesto di raccontare direttamente a chi opera tutti i giorni.

Annalisa, unica donna Super OSS presente in struttura, ci dice: Lavorare qui mi dà modo di poter dare una mano d'aiuto sia professionalmente che umanamente. Ci teniamo alla cura di ogni aspetto, a partire dal vestiario e dalla pulizia: ci ricorda che ogni uomo è uguale nella sua dignità. Ho svolto altri lavori come OSS ma questo ha qualcosa di speciale: imparo tanto.

Mauro, Operatore Socio Sanitario, ci dice che è un lavoro che si può svolgere solo per vocazione, prendendosi cura dei pazienti per ciò che necessitano. In questo lavoro, spiega Mauro, è importante l'empatia, saper ascoltare, saper essere. Gratifica tanto il grazie dei parenti che si sentono rassicurati dal nostro operato. È bene, però, alle volte, mantenere una distanza emotiva che aiuta a operare nel migliore dei modi. Mauro è grato a ognuno dei pazienti per ciò che quotidianamente gli donano.

25 08 01 casa protetta degli evaristiani a donigala attivita 1Raffaela è laureata in psicologia ed è la coordinatrice del Centro: è specializzata in danzaterapia clinica, psicomotricista ed esperta in tecniche espressive artistiche a mediazione corporea. Quando sono entrata per la prima volta nella struttura la sua figura carismatica mi ha travolta, sa farti innamorare ed amare quello che fa e le persone con cui si relaziona. La sua persona è totalmente coinvolta con i pazienti che cercano costantemente la sua presenza, abbraccia e consola. Le sue parole sono testimonianza forte: Al centro del mio operato c'è Dio. Promuovo la libertà espressiva con la terapia olistica, l’arte, la musica, la danza, la natura: strumenti attraverso cui l’individuo è messo nelle condizioni di percepirsi, di sentirsi per ciò che è, di trasformare i propri limiti in possibilità di stare nel mondo, in relazione con l'altro. Il disturbo mentale è pazzia? No, sono lame, urla, voci, rumori di una vita: la vera cura è saperli abbracciare, saperci dialogare e amarli follemente. In ogni mio intervento, pongo al centro il corpo poiché in esso vive l'anima, la verità, le autonomie residue: l'individuo impara a percepirsi in piena libertà, senza giudizi e in rispetto dei suoi tempi a contatto con sé, con l'altro e con l'ambiente esterno. La psichiatria non deve far paura. Sono anime che vanno ascoltate, incluse e amate.

Sandra, la pedagogista, opera al fianco di Raffaela e ci dice: Do il mio contributo per ciò che concerne gli obiettivi da perseguire, sia comuni che individuali dei pazienti, con la finalità di far vivere un percorso equilibrato che soddisfi le loro reali esigenze di vita. Non ci sono percorsi e tecniche pedagogiche definitive per questa tipologia di casi. Tutto è sempre in divenire, in trasformazione, è un continuo accompagnare l'individuo in un percorso che non è sempre lineare. È questa un'esperienza molto impegnativa, intensa e di arricchimento per chi ha la fortuna di vivere in un mondo complesso e affascinante come quello di questa comunità.

Entrando nel Centro, incontro Licia la cuoca, una donna speciale, sempre sorridente e accogliente: non posso non portare nel cuore la sua cura e la sua simpatia.

Assieme a lei, incontro Alessia, una giovane che da un po' di tempo opera in struttura, credo la sua storia possa essere d'aiuto a molte persone: sbagliare è sempre un’opportunità per ripartire. Trovare luoghi di accoglienza che aiutano questi processi, dovrebbe essere sempre alla base della nostra società: Ho 23 anni, sto scontando con il servizio in questa comunità una pena per un errore che ho commesso nel 2019; sono passati quasi cinque anni e ho avuto un’evoluzione e una crescita personale di cui vado fiera. Sono stata accolta a braccia aperte da tutti, in particolare da Sandra, responsabile degli inserimenti LPU e da Licia in cucina. Il lavoro che svolgo nella Casa Protetta è abbastanza versatile, passo dalla cucina alla lavanderia, alle pulizie. Non mi dispiace, perché così ho la possibilità di dare una mano a tutti coloro che lavorano in struttura. Ogni giorno, ho modo di avere un minimo di relazione con i pazienti: nel mio cuore rimarrà sicuramente uno di loro, Vincenzo, che a volte quasi mi emoziona: la sua merenda consiste nel bere due bicchieri di acqua naturale, metà fredda e metà a temperatura ambiente. Il suo entusiasmo nel dirmi che la temperatura dell’acqua da me versata è perfetta, mi strappa sempre un sorriso. La Casa Protetta è diventata uno tra i miei posti più sicuri.


 

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