Sabato, 16 Maggio 2026

 

Con Decreto del 20 gennaio 2023, il Ministro Generale dell'Ordine dei Frati Cappuccini ha nominato il nuovo ministro provinciale di Sardegna e Corsica, padre Matteo Siro, originario dell’Umbria. Una scelta che, di fatto, sostituisce l’elezione da parte dell’assemblea del Capitolo dei frati, momento importante della vita fraterna di una Provincia religiosa, che ogni tre anni è chiamata a eleggere i suoi superiori.

A coadiuvare p. Matteo Siro, saranno il nuovo vicario provinciale p. Franco Carollo, proveniente dal Veneto, e i consiglieri p. Marco Marcis, originario di Desulo, p. Fabrizio Congiu, della comunità di Laconi e p. Cristiano Raspino guardiano e parroco a Oristano.

Abbiamo intervistato p. Fabrizio Congiu per farci raccontare il perché di questa scelta da parte del Ministro Generale dell’Ordine.


La Provincia dei frati cappuccini di Sardegna e Corsica avrà per il prossimo triennio un Padre Provinciale non eletto dall'assemblea dei frati ma nominato dal Ministro Generale. Come mai questa scelta?
È un’alternativa prevista dalle nostre Costituzioni quella che permette al Ministro Generale dell’Ordine dei frati cappuccini, dopo la consultazione personale di tutti i frati, di nominare lui direttamente i nuovi superiori della Provincia religiosa. Ultimamente, sia per il Covid sia per altre dinamiche interne alla vita dei frati in varie parti del mondo, è già capitato diverse volte che si optasse per questa scelta piuttosto che per le elezioni durante il Capitolo, cioè la riunione di tutti i frati per una settimana, come al solito. Per noi frati minori cappuccini, così come per tutti i francescani, il Ministro Generale rappresenta il successore di san Francesco e quindi accogliamo le sue decisioni in spirito di fede convinti che lo Spirito Santo continui a parlarci nella Chiesa e attraverso l’Ordine, proprio come ci ha insegnato col suo esempio san Francesco.

Questo tipo di scelta non accadeva da anni. Può destabilizzare la vita fraterna il fatto di non avere seguito lo schema del si è sempre fatto così?
È molto difficile nel mondo dei frati trovare un si è sempre fatto così. La nostra storia e il nostro carisma mostrano che siamo proprio allergici alla staticità e alle incrostazioni del passato. La nostra identità, per nome e per natura, è itinerante, dinamica: il nostro spostarci frequentemente ci ha sempre allenati a una piena dinamicità di vita. Certo, tutto ciò ha sicuramente i suoi lati positivi e negativi, soprattutto in riferimento alla continuità e stabilità pastorali, ma allo stesso tempo rispetta un volere del nostro fondatore, e quindi si pone in piena attuazione del nostro carisma di minori e forestieri in questo mondo. Non credo che i frati possano vivere questa situazione come destabilizzante, anzi sembra piuttosto una nuova sfida da accogliere, nel contesto di un Ordine, quello Cappuccino, che si interfaccia con un mondo sempre più globalizzato. Inoltre sappiamo molto bene quanto noi sardi amiamo la nostra isolanità, ma sappiamo anche che questa può spingerci verso la tentazione di chiuderci di fronte a un mondo che oltremare viaggia su binari più veloci, e non sempre ci possiamo permettere di andare così lenti.

Che impatto potrà avere un Provinciale non sardo con una comunità tutta composta da frati sardi?
Non è la prima volta. Innanzitutto non siamo tutti sardi, ma da quando abbiamo iniziato l’esperienza in Corsica, nel 1984, siamo anche corsi. Negli ultimi anni poi abbiamo vissuto esperienze con i frati della Catalogna e dell’India, e attualmente siamo presenti anche a Lourdes. Nella formazione collaboriamo con le province di mezza Europa dove anche i nostri giovani frati hanno a che fare con formatori stranieri. Inoltre abbiamo vissuto altri periodi della nostra storia di frati cappuccini sardi dove i superiori arrivavano da oltre Tirreno. Per esempio proprio il periodo in cui fu fondata Voce Serafica della Sardegna il provinciale era un toscano, e lo stesso direttore della rivista era un frate di Carrara. I frati continentali guidarono la Provincia più o meno dalla fine dell’800 fino all’immediato dopoguerra. Solo a partire dalla fine degli anni ’40 del secolo scorso i frati sardi hanno potuto rieleggere direttamente i loro superiori. Inoltre, p. Matteo Siro, che è un frate cappuccino proveniente dall’Umbria, e che il Ministro Generale ha scelto per essere il Ministro provinciale dei Cappuccini di Sardegna e Corsica dal 2023 fino al 2026, conosce già molti frati e molte località della Sardegna, e quindi non è un perfetto sconosciuto. Sarà il benvenuto in famiglia.

Quale ruolo per voi tre sardi nella guida della fraternità della Sardegna e della Corsica?
Inutile negare che il nostro ruolo in questo momento funge da particolare trait d’union tra i frati della Provincia e p. Matteo e p. Franco, rispettivamente ministro e vicario, soprattutto per tutte quelle situazioni dove probabilmente avranno necessità di maggiori approfondimenti, in base alla storia e alle singole problematiche, nonché alle specifiche realtà pastorali.

Dove sarete maggiormente impegnati nella vostra azione pastorale prossima?
Da questo punto di vista la risposta è duplice nel senso che un conto è la realtà concreta che stiamo vivendo oggi e un altro conto sono i desideri, ciò che ci piacerebbe realizzare in conformità al nostro carisma e ai tempi che stiamo vivendo. Attualmente in Sardegna e Corsica, i frati cappuccini sono impegnati o nei santuari (Cagliari, Laconi, Sorso) oppure nelle parrocchie (come Iglesias, Sassari, Olbia). Il cardine della nostra vita è la fraternità, il luogo della vita condivisa in nome di Cristo e sull’esempio di san Francesco, il luogo dove si prega insieme e si lavora insieme. In questo momento in Sardegna stiamo assistendo spiritualmente solo un ospedale, non abbiamo più alcuna presenza nelle carceri e nei cimiteri. La nostra storia e il nostro carisma ci portano ad andare soprattutto là dove nessuno vuole andare, il che significa privilegiare i luoghi di sofferenza dell’umanità, come appunto le prigioni, gli ambienti sanitari, il contatto con i più poveri. Sono desideri che premono dentro i nostri cuori missionari, ma non sempre riusciamo a metterli in atto, sia per mancanza di personale che per altre questioni di organizzazione interna. Comunque speriamo di riuscire a realizzare qualcosa in tal senso nei prossimi tre anni.

La vostra comunità di frati sardi accoglie ogni anno diversi giovani che decidono di abbracciare la spiritualità di Francesco d'Assisi. È anche merito, forse, della vostra testimonianza. In che modo continuerete a lavorare nell'ambito vocazionale?
Abbiamo sempre ritenuto che il merito sia prima di tutto del Signore che continua a chiamare. In secondo luogo dei santi, in particolare quelli sardi e cappuccini: sant’Ignazio, beato Nicola, fra Nazareno. Siamo profondamente convinti che essi siano i nostri primi e migliori animatori vocazionali. Tutto ciò non toglie che negli anni abbiamo cercato di mettere in campo le nostre povere risorse per seguire tutti quei giovani che hanno chiesto di essere accompagnati nel discernimento della loro vocazione, un lavoro molto importante, ma anche lento e faticoso. Nei prossimi anni continueremo a lavorare secondo la nostra tradizione: un responsabile provinciale dell’animazione vocazionale, coadiuvato da un’équipe di frati sparsi nel territorio, più o meno uno per convento. L’animatore vocazionale in genere ha a sua disposizione un convento specifico dove poter incontrare i giovani che in alcuni casi possono fermarsi a condividere qualche giorno o qualche mese di vita francescana con quella fraternità.

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