Lunedì, 30 Gennaio 2023

In occasione del premio ricevuto per il progetto Imprese Vincenti curato dalla fondazione Intesa San Paolo abbiamo intervistato Emanuela Ledda, fondatrice di Stemaplast, azienda con sede a Paulilatino. L’azienda, che trasforma e commercializza gli imballaggi in materiale plastico e bioplastico si è meritata il premio per aver rispettato tutti i parametri richiesti dal concorso.

A cura di Valentina Contiero


 

La gara, a cui hanno presentato domanda più di 4000 imprese, nasce con l’obiettivo di valorizzare e sostenere le piccole e le medie imprese che nel nostro Paese rappresentano la fetta più grande delle compagini aziendali. Solo 190 sono state selezionate per ricevere l’importante riconoscimento e, tra queste, la Stemaplast si è distinta con orgoglio, portando in alto il nome della nostra Isola.

Lei è la fondatrice di Stemaplast: ci racconta come è nata l’idea che ha dato vita alla sua impresa?
Nella vita sono un’imprenditrice e per la mia azienda, la Stemaplast, rivesto il ruolo di Business Owner Company ossia ne sono proprietaria. Il mio lavoro consiste prima di tutto nell’organizzare il capitale e la forza lavoro, le risorse più importanti da combinare per poter creare un prodotto in grado di generare valore. La Stemaplast nasce nel 1997 come società di capitali grazie al connubio di pensieri, obiettivi e azioni condivise. Nel 2022 l’azienda ha compiuto 25 anni e attualmente operiamo in tutto il territorio nazionale con prodotti altamente performanti e in grado di rispondere a quelle che sono le esigenze del mercato della grande distribuzione. Tutto ciò che produciamo può essere sintetizzato in cinque classi di prodotto: gli shopper, ossia le buste che troviamo in negozio, i sacchetti alimentari e per l’ortofrutta, i sacchi per rifiuti e altre generiche. Per creare questi prodotti ci siamo concentrati radicalmente sulla produzione cercando di utilizzare sempre tecnologie all’avanguardia, modelli operativi innovativi e assetti gestionali che riducessero l’impatto della nostra attività sull’ecosistema rispettando quindi le green practices, azioni che hanno proprio lo scopo di ridurre l’impatto sull’ecosistema e che l’impresa può portare avanti per ridurre l’impatto sull’ecosistema magari attraverso il recupero di scarti e prodotti, ottimizzando la logistica, innovando il prodotto e puntando all’efficienza nei processi produttivi e nelle strutture.

Cosa significa portare avanti, al giorno d’oggi, un’attività ecosostenibile come questa?
Prima di tutto significa credere davvero in ciò che si fa e impegnarsi nel rendere concreta la missione di far crescere l’impresa in un’ottica sostenibile. Per fare questo è necessario adottare strumenti e scelte gestionali utili per l’ecosistema e, di conseguenza, per la società in cui viviamo. Percorrere questa strada è stata una scelta legata a una mia presa di coscienza maturata nel corso del tempo grazie alle competenze acquisite e alla mia esperienza di vita. Ma non solo: per far sì che un’impresa sopravviva è importante avere uno sguardo orientato al medio e al lungo periodo. Quindi, vista la crescente necessità di tutelare l’ecosistema, questa modalità di sviluppo imprenditoriale mi sembra sia la migliore. È necessario prestare attenzione agli aspetti sociali e ambientali della propria attività ma senza trascurare l’aspetto reddituale, caratteristica che rende l’impresa ecosostenibile una realtà organizzata come le altre. Questo pensiero è stato illustrato nel 1994 da John Elkington, imprenditore, accademico britannico e consulente senior nel campo della responsabilità sociale d'impresa e dello sviluppo sostenibile. Nel suo lavoro ha promosso il paradigma delle tre P: Planet, People e Profit che tradotte in italiano significano pianeta, persone e profitto. Questo è diventato un principio fondamentale per la nostra realtà produttiva ed è divenuto caposaldo per la nostra politica e filosofia aziendale.

Come funziona il vostro lavoro?
Il ciclo di produzione industriale prende vita quando acquisiamo le materie prime. Queste si presentano sotto forma di pellets costituite da polietilene trasparente, un materiale molto leggero e presente nella nostra vita quotidiana, o da bioplastica Mater–bi, una famiglia di bioplastiche completamente biodegradabili e compostabili. Il loro processo di trasformazione avviene all’interno di specifici macchinari in cui si susseguono diverse fasi. La prima prevede l’estrusione della materia prima: in questo momento il materiale fuso viene convertito in un sottile film plastico prima steso e poi avvolto in bobine tramite un sistema di rulli. Queste vengono poi trasferite alla stampatrice che, sempre lavorando con un sistema di rulli e matrici, imprime al film immagini e scritte realizzate con inchiostri a base acquosa e totalmente privi di solventi. Al termine del processo di lavorazione, il film che andrà a costruire il sacchetto finito passerà alle fasi successive di saldatura e taglio. Dopo verrà piegato e, se necessario, confezionato manualmente. Infine, i residui di lavorazione recuperati verranno triturati, selezionati, riscaldati e ritagliati per essere reinseriti nella linea produttiva attraverso l’impianto di rigenerazione per essere poi riportati allo stato di pellets e destinati alla realizzazione di sacchetti a uso non alimentare.

Quali sono le problematiche da affrontare? Ma soprattutto, quali sono le gratificazioni che arrivano dal lavoro?
Come per la maggior parte delle aziende sarde, le problematiche che fronteggiamo abitualmente riguardano il sostenere gli onerosi costi di trasporto che nel tempo diventano sempre più rilevanti e incisivi. Se pensassi alle gratificazioni, invece, credo che la forza motrice dell’imprenditore sia la motivazione che lo incoraggia a perseguire con entusiasmo e tenacia il proprio obiettivo. Ed è proprio con questa motivazione che, giorno dopo giorno, ci approcciamo al nostro lavoro e da cui derivano le soddisfazioni più grandi come quando vediamo crescere la fidelizzazione dei clienti o siamo consapevoli di poter offrire un prodotto di altissima qualità. Tutto questo non sarebbe sicuramente possibile se il nostro lavoro non avesse un solido indirizzo e non ci fosse il prezioso e costante impegno dei nostri dipendenti.

Quali sono i messaggi che vorresti inviare portando avanti la tua attività?
Traendo spunto da una citazione di Walt Disney la quale romanticamente recita se puoi sognarlo, puoi farlo, mi piacerebbe inviare un messaggio di speranza ai giovani e a tutti coloro che vorrebbero intraprendere una carriera imprenditoriale. Ricordate sempre che non esiste imprenditore senza il suo sogno! Quindi coltivate i vostri sogni, alimentate le speranze e fate in modo che la motivazione, l’ottimismo e l’entusiasmo accrescano sempre più perché anche se tutti i percorsi possono raccontare di ostacoli e difficoltà, meritano di essere vissuti. Questo è il mio consiglio: in ogni situazione abbiate sempre il coraggio di seguire la vostra intuizione e il vostro cuore.


 

44 14 01 stemaplast Paulilatino ridotta


 

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