Sabato, 28 Maggio 2022

Nel 2016 è stato insignito del premio Stella d’Argento del Comune di Oristano assegnato agli oristanesi che si sono distinti nel mondo. Il prof. Graziano Pinna, con una laurea in Biologia, nel 1993 lascia l’Italia; una tappa di otto anni a Berlino come ricercatore e nel 2001 arriva a Chicago. A soli 31 anni vince il concorso alla University of Illinois at Chicago e attualmente è professore associato e ricercatore presso il Department of Psychiatry.

A cura di Luciana Putzolu


Una delle ultime scoperte è stato l’interruttore del buonumore, un recettore del cervello che, se attivato, ha effetti benefici sull’umore delle persone. Il prof. Pinna è oggi un neuroscienziato che investe sui giovani e sulla loro formazione; rivolgendosi a loro non ha dubbi: La nostra democrazia ha bisogno soprattutto del vostro impegno. Voi giovani, viaggiando, studiando, mantenendo contatti tra popoli di tutto il mondo anche attraverso le nuove tecnologie, ampliando le vostre conoscenze ed esperienze sarete sempre più portatori di principi di libertà, diritti, sviluppo e pace. La cultura, l’apertura mentale, gli scambi di opinioni, il libero manifestare dei giovani non a caso fanno paura ai regimi dittatoriali che infatti li reprimono.

Per i neo-diplomati delle Scuole Superiori della provincia, nel 2016, ha istituito un premio, Antonello Pinna Merit Award (APMA), dedicato alla memoria del fratello. Visibilmente emozionato, l’abbiamo raggiunto dopo la cerimonia di premiazione dell’edizione 2021.

Che cosa significa per uno scienziato indire una borsa di studio per i giovani della sua provincia di origine?
Mi sembra il minimo che io possa fare per la mia terra, per ispirare i giovani e invogliarli ancora di più a eccellere: i sardi hanno tante qualità. Oltre all’intelligenza, per diventare persone di successo sono necessarie la determinazione, la costanza, la passione, la voglia di progredire ma anche di mettere a disposizione degli altri i propri talenti. In realtà, all’inizio, non avevo forse neppure capito appieno il piacere che avrei provato nell’assegnare queste borse di studio. È anche un’azione che mi fa sentire bene con me stesso e ogni anno mi conferma il suo valore. Penso, però, anche ai candidati eccellenti che non conquistano il premio oppure a quanti altri che, non avendo preso 100 centesimi, non possono partecipare, oppure al pregio che una tale iniziativa avrebbe premiando neodiplomati che hanno avuto un miglioramento costante negli anni culminato col diploma. Nel futuro, avendo più tempo, mi piacerebbe far crescere i riconoscimenti e aumentare i premi per consegnarli a più candidati. APMA è dedicato alla memoria di mio fratello, un valore affettivo per me infinito.

APMA è diventato anche un luogo di confronto per giovani universitari e specializzandi in vari settori che si rivolgono agli studenti delle scuole superiori per attività di orientamento. Chi sono i giovani che incontra?
APMA è ora anche una comunità formata da giovani che hanno desiderio e interesse di crescere insieme. La nascita di APMA Agorà si fonda su un’idea di due candidati del primo anno dell’indizione del premio. Questa nuova realtà rappresenta un cardine importante: quello di give back e cioè ridare alla propria comunità d’origine, restituire ciò che si è ricevuto per il miglioramento di tutti. APMA Agorà si prefigge come scopo quello di aiutare giovani diplomandi e neodiplomati a orientarsi per gli studi futuri fornendo informazioni di varia natura sulla scelta delle università e tipologia di studi. È un’iniziativa bellissima e mi riempie di molto orgoglio vedere i primi rami e germogli prendere forma da APMA anche attraverso Agorà. I propositi futuri sono quelli di coinvolgere diversi Istituti superiori della provincia e di includere presentazioni per gli studenti da parte di specializzandi e accademici, professori in Italia e all’estero per portare in campo contenuti e non solo del proprio settore e Università. Credo che queste iniziative debbano essere prese come esempio sia da privati che dalle istituzioni per investire sui giovani. Fa davvero piacere vedere tanto impegno e tanta determinazione nei giovani: i giovani sardi, più dei loro coetanei nati in regioni meno svantaggiate, affrontano sfide difficili e, quasi inevitabilmente, purtroppo, devono fare i conti con l’opportunità e/o la necessità di lasciare la loro Isola. Cosi come ho fatto io tanti anni fa.

Di che cosa si sta occupando in questo momento? Quali, oggi, gli ambiti della sua ricerca?
Questo è un momento molto intenso per chi lavora nel campo medico. Lavoriamo a ritmi estenuanti ma chi ha scelto questa strada sa che non è una qualunque. È una scelta per il benessere, la prosperità e la salute del tuo prossimo, per rivederlo sorridere e così anche migliorare le relazioni con gli altri e soprattutto nel nucleo familiare. Tanto sudore, lunghe ore spese a lavoro, inclusi i fine settimana e fino a tarda notte, portano i suoi frutti al di là, a volte, delle mie migliori aspettative. Mi occupo di ricerca sulle malattie mentali con focus sulla salute mentale della donna quali la depressione, depressione post parto e il disordine da stress post-traumatico (PTSD). Studiamo in modelli animali le malattie psichiatriche, i meccanismi molecolari che sono alterati in queste patologie. Capire quali sono i biomarcatori che si possono sviluppare per individuare nuovi target e facilitare una medicina di precisione è uno dei nostri obiettivi per migliorare il trattamento di malattie psichiatriche caratterizzate da disturbi dell’umore, quali depressione, impulsività, ansia, fino alle ideazioni suicidarie. Questo studio si estende fino ai pazienti e correntemente abbiamo tre trial clinici, tra cui quello di testare l’efficacia del primo farmaco specifico per il trattamento del PTSD, una malattia spesso incurata e causa di abusi domestici.

Oggi sono a disposizione nuovi farmaci…
I miei studi, di oltre 20 anni, hanno contribuito a sviluppare il primo farmaco specifico per la depressione post-parto (Zulresso™), e presto verrà anche approvato come farmaco per la depressione unipolare. Questo farmaco rappresenta la nuova generazione dei farmaci a rapida azione antidepressiva che migliorerà la vita di tanti, nel mondo, che soffrono di depressione e non rispondono ai farmaci tradizionali.

Qual è l’identità della nostra società dopo la pandemia. Chi è l’uomo di oggi?
È difficile capire in che direzione stia andando il paese e la nostra società… Non è neppure incoraggiante sentire i politici che ci rappresentano a livello parlamentare… La pandemia è indubbiamente causa di cambiamento e, sebbene abbia distrutto e rivoluzionato tanti settori, credo che alla lunga riemergeremo rinnovati e più forti, incontro a un periodo caratterizzato da grande crescita economica e sociale. La pandemia ha fatto traballare certezze sulle quali erano fondati i nostri principi e valori di vita in generale e ha dato forma a regimi autocratici intorno al mondo. Più che mai abbiamo bisogno dei giovani per risollevarci e invertire la tendenza di questi anni.

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