Venerdì, 27 Maggio 2022

Nata nel 1992 a Milano, da madre sarda e padre campano, Alessia Perone è una curatrice d’arte freelance e consulente artistica, laureata all’Università degli Studi di Milano dapprima in Scienze dei Beni Culturali, in seguito ha conseguito, brillantemente, la specializzazione in Storia e Critica dell’Arte.

Intervista a cura di TOZ

Dopo aver lavorato come mediatrice culturale nei principali Musei milanesi si è trasferita, insieme a suo marito Alessandro, in Polonia a Cracovia nel 2019, aprendosi così alle nuove e interessanti prospettive culturali dell’Est Europa. Abbiamo rivolto alcune domande alla giovane laureata, dal suo particolare angolo visivo, che coincide con la prima linea di accoglienza dei migranti che fuggono dalla guerra in Ucraina.

Grazie per la disponibilità. Sono passate circa due settimane da quando Putin ha deciso di invadere l’Ucraina. In pochissimo tempo c’è stata un’escalation davvero preoccupante. Nei primi giorni devastazioni e bombardamenti, hanno costretto tanta gente a rifugiarsi nelle metropolitane e nei rifugi antiaereo. Che sentimenti hai avuto e hai riscontrato nei giornali e nelle televisioni polacche alla notizia dell’invasione russa?
Mi fa molto piacere collaborare con il vostro settimanale che conosco, grazie a mio zio, da tanti anni. La Polonia e l’Ucraina sono unite da un legame di fratellanza: infatti, come gli altri paesi dell’Europa orientale, hanno vissuto un periodo drammatico fino a poco più di 30 anni fa, durante la cosiddetta Guerra fredda, quando erano sotto il dominio sovietico. Per lo Stato polacco ritrovarsi a distanza di qualche decennio in conflitto (seppur non diretto) con la Russia, non è stato affatto facile: per loro è stato come rivivere, ancora una volta, sentimenti e momenti tragici. Per questo motivo, il Governo polacco si sente vicino più che mai a quello ucraino: in tal senso, ha tolto ogni tipo di limitazione alle frontiere (compresa quella legata al Covid19) e ha consentito l'ingresso alle famiglie ucraine.

Ti trovi a Cracovia, in una città non troppo distante dalla frontiera ucraina. Come sta vivendo questa situazione la popolazione polacca? Gli stranieri che lavorano in Polonia come vivono questi momenti?
A Cracovia, che dista poco più di 200 km dal confine con l’Ucraina, stanno arrivando i primi rifugiati: in giro per la città è possibile vedere alcune automobili con targa ucraina, con donne e bambini e pochissimi uomini (perché appunto è stato chiesto loro di rimanere nel proprio paese e combattere insieme all’esercito regolare). Nonostante la paura che la guerra possa dilagare fino a includere la Polonia, tutti si sono dimostrati pronti ad aiutare e a schierarsi contro la Russia. Senza dubbio si respira un’aria di unione e di solidarietà verso coloro che hanno perso tutto. Un sentimento di forte rispetto per gli ucraini, per la loro storia, cultura e per il diritto imprescindibile alla libertà.

La gravità e l’orrore della guerra è inversamente proporzionale alla distanza kilometrica dal fronte… voi siete vicinissimi. Come state vivendo questa situazione a livello emotivo e sociale, che aria si respira a Cracovia?
Fin dall’inizio della crisi, il sindaco di Cracovia Jacek Majchrowski ha espresso tutta la sua disponibilità e sostegno. Le sue parole sono rimaste molto impresse nel cuore dei polacchi. Infatti, già dal 24 febbraio, la campana di Bolesław sulla torre del municipio (era come un allarme in epoca medievale, indicando le situazioni di pericolo imminente ai cittadini) ha iniziato a suonare in segno di solidarietà. E non solo: la bandiera ucraina è stata appesa nel municipio cittadino; e una scultura raffigurante la principessa Anna Kijowska, donata dalla città di Kiev a Cracovia e situata nel cortile del Palazzo Wielopolski, è stata decorata con un nastro, con i colori nazionali dell'Ucraina. Si respira un clima di solidarietà fraterna e di collaborazione.

Ormai sono decine di migliaia le persone che hanno deciso di lasciare la loro nazione per emigrare e cercar rifugio in Polonia. Come si sta muovendo la complessa organizzazione di accoglienza dello Stato e della Chiesa polacca?
L’Arcidiocesi di Cracovia, insieme alla Caritas, ha istituito un punto informativo e di accoglienza presso la stazione ferroviaria della città, fornendo inizialmente oltre 2000 posti letto. Invece, presso lo Stadio comunale, è stata organizzata una raccolta di beni di prima necessità (soprattutto cibo e medicinali) e sono molti i cittadini polacchi che hanno messo a disposizione le proprie case per i rifugiati ucraini. Inoltre, le istituzioni culturali ed educative, incluse quelle per l'infanzia, si sono adoperate per offrire assistenza ai bambini e agli adolescenti attraverso attività ricreative, e molto altro ancora.

Quale è la previsione circa la durata della guerra, almeno secondo le notizie che giornali e telegiornali polacchi diffondono?
Difficile prevedere la cessazione delle ostilità, considerando che la situazione è in continua evoluzione. Ciononostante, l’Ucraina sta dimostrando al mondo un forte senso di unità. Anche se, purtroppo, le conseguenze saranno durature nel lungo periodo, in questo momento è fondamentale aiutare i rifugiati ucraini a ricominciare a vivere e a inserirsi in una nuova società: in questo, l’Italia rappresenta senz’altro uno dei paesi in Europa a essere in grado di gestire questa numerosa crisi migratoria e a rispolverare il rispetto, la solidarietà e l’accoglienza a ogni persona che bussa alle porte del nostro cuore. Auspico quindi un’ondata di empatia per l’animo umano e la sofferenza a cui queste persone sono soggette, costrette a lasciare tutto per continuare a vivere, un qualcosa che ogni giorno spesso diamo per scontato. Un dono così prezioso di cui tutti noi dobbiamo esser grati.

Grazie della disponibilità, nella speranza che la guerra cessi presto e che, mutate le condizioni, le popolazioni ucraine possano tornare nella loro Patria e ricostruire ciò che l’egoismo becero e imperialista putiniano ha tentato di imporre con la forza e la distruzione.

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