Abbiamo intervistato il prof. Massimo Serra, responsabile dell’alternanza scuola lavoro PCTO dell’istituto magistrale Benedetto Croce di Oristano. Con lui approfondiamo a che punto sono i progetti che danno ai ragazzi la possibilità di avvicinarsi al mondo del lavoro e quali sono i cambiamenti attuati per la Pandemia.
di Francesca Pisano
L'alternanza scuola lavoro, introdotta nel 2003, consiste in un periodo di formazione teorica in classe e un momento di esperienza pratica presso un’azienda o un ente di altro genere, che può essere pubblico o privato. Tecnicamente si chiama Percorsi per le competenze trasversali e per l’orientamento (PCTO) ed è riservata agli studenti che hanno compiuto almeno 15 anni. Ha come finalità l’avvicinamento degli studenti al mondo del lavoro. È obbligatoria, dal terzo al quinto anno, per gli studenti dei Licei, Istituti tecnici e Istituti professionali: permette ai giovani di muovere i primi passi nel settore lavorativo e acquisire competenze e conoscenze che torneranno utili nel loro futuro. Il tirocinio si può svolgere presso aziende private, associazioni, Onlus, enti culturali o enti della Pubblica Amministrazione. L’alternanza scuola lavoro è regolata dai commi 33 e 43 della legge 107/2015. Nel comma 33 si legge che l’esperienza lavorativa ha una durata diversa per i licei rispetto che per gli istituti tecnici o professionali, dato che gli istituti professionali sono più orientati all’entrata diretta nel mondo del lavoro.
Prof. Serra... Ci sono stati rallentamenti a causa della Pandemia?
Sono diversi i cambiamenti che hanno interessato le scuole, a partire da progetti già avviati che con la pandemia non potevano essere terminati. I progetti erano costruiti per favorire la presenza degli studenti dentro le Aziende. Nel mio istituto molte classi erano organizzate per incontrare bambini delle scuole elementari o medie, e svolgere con loro attività educative. Questo è stato interrotto. Le scuole si sono riorganizzate con attività alternative.
Che tipo di proposta viene fatta oggi ai ragazzi?
Il Ministero ha predisposto l’utilizzo di alcune piattaforme. Noi utilizziamo Educazione Digitale. All’interno di questi portali, convergono una serie di Aziende o enti che propongono percorsi per le competenze trasversali e per l’orientamento (PCTO) svolti online. Queste sono attività strutturate, con parti di formazione dove lo studente assiste a lezioni videoregistrate e svolge compiti e relazioni su ciò che ha imparato. Nella scuola dell’istituto magistrale, assieme al dirigente, abbiamo convenuto per quest’anno che i progetti si svolgessero online. Alcune scuole hanno tentato alcune parti del lavoro in presenza.
Quali sono i diritti e i doveri degli studenti durante la PCTO?
I diritti sono regolamentati attraverso un accordo stipulato con famiglie e studenti. Si chiama Patto di Corresponsabilità. Ciascuno studente o i genitori di minori, firmano l’avvio del percorso, impegnandosi a rispettare le norme relative all’inserimento nelle aziende che li accolgono. Importantissimo è il dovere alla sicurezza. L’ex percorso di Alternanza scuola lavoro, non può essere attivato se lo studente non ha partecipato alla formazione sulla sicurezza, che deve essere preliminare a qualunque percorso. È un corso di formazione che la scuola deve garantire agli studenti. Nel nostro caso, essendoci più di 1000 ragazzi, facciamo un corso, detto di Rischio Alto, di 16 ore come previsto dalla normativa. Queste ore del corso vengono computate dentro il monte orario complessivo. Nei licei sono di 90 ore. Abbiamo l’obbligo di privacy da parte degli studenti, perché entrano in contatto con dati sensibili. Gli studenti hanno diritto a essere accompagnati da un tutor, sia a scuola che all’interno dell’Azienda ospitante.
Cosa ne pensa della morte di Lorenzo Parelli?
È una questione un po' delicata. La normativa ha modificato questo tipo di esperienza. Le esperienze che si fanno sono finalizzate ad apprendere una serie di competenze trasversali a qualunque tipo di lavoro. I ragazzi con queste attività dovrebbero imparare alcune competenze utili nell’ambito lavorativo, come competenze comunicative, lavoro di equipe, dalla puntualità alla conoscenza dei prodotti all’interno di una catena lavorativa. All’interno dell’Azienda i ragazzi non devono avere compiti lavorativi, né svolgere mansioni simili a quelle dei lavoratori. In quella situazione il ragazzo svolgeva l’attività come se fosse un lavoro vero e proprio. Questo tipo di approccio è stato superato e non devono più esserci situazioni di questo genere.
Quali sono le tutele dei ragazzi e cosa bisognerebbe migliorare?
Nel progetto sono dichiarate le azioni e le competenze che il ragazzo svilupperà. È facile teoricamente valutare se siano opportune o no. I ragazzi e le famiglie visionano il progetto prima di firmarlo e dichiarano di averlo visionato e di condividerlo. In ogni momento lo studente deve poter dire: quest’azione non mi compete. Anche questa è una competenza lavorativa. Lo studente apprende quale sia il suo compito e chiede il rispetto dell’incarico pattuito. Il ragazzo trova una tutela maggiore nell’affiancamento del tutor interno alla scuola e nel tutor dell’Azienda. Qui secondo me c’è un nodo critico. Il Ministero non ha mai previsto, probabilmente per questioni di budget, un riconoscimento per l’insegnante, né tanto meno per il tutor dell’azienda. Un’azienda che accoglie i ragazzi, mette a disposizione un lavoratore, senza che esso abbia un compenso. Il datore di lavoro chiede al proprio lavoratore di dedicare ore di tutoraggio agli studenti che arriveranno togliendole al suo lavoro nell’Azienda. Questo è molto faticoso per le aziende.