Sabato, 16 Maggio 2026

Cosa significa oggi porsi accanto a chi soffre in un cammino di carità così come ci invita a fare papa Francesco nel messaggio per la Giornata del Malato? Ci aiuta a rispondere a questa domanda p. Gianluca Longobardi, frate cappuccino, cappellano ospedaliero e delegato per la pastorale sanitaria per l’Arcidiocesi di Oristano.

Affrontare la malattia negli ospedali in solitudine è uno dei drammi di questo tempo. Ce ne può parlare?
Vedere con il contagocce i propri parenti in una situazione di sofferenza, di malattia, in un ambiente come quello dell’ospedale è davvero oggi non più un disagio ma un vero dramma. Vivere la malattia e, in alcuni casi, il pensiero della morte nella solitudine è una sofferenza nella sofferenza. Spesso divento un riferimento per i familiari che mi contattano per avere notizie: questo mi dà la possibilità di incontrare le persone, di dialogare e confortare come in un cammino di carità di cui parla il Papa.

Quale apporto dei professionisti e quale dei volontari in questo cammino?
Purtroppo uno degli aspetti più critici legati a questo tempo è il fatto che i movimenti ospedalieri di volontariato non possono più operare all’interno degli ospedali per le restrizioni sanitarie che l’hanno vietato dall’inizio della pandemia. Il loro ruolo era prezioso e indispensabile per il supporto ai professionisti in quelle mansioni più caritatevoli come aiutare durante i pasti, offrire conforto e sostegno, presentando ai cappellani quelle persone che necessitavano di un colloquio o della confessione. Sperare a un ritorno alla normalità significa anche sperare il ripristino di queste figure all’interno delle strutture sanitarie proprio per concretizzare le parole del Papa di mettersi accanto a chi soffre in un cammino di carità.

Come cappellano dell'ospedale sperimenta anche lei i tanti i disagi della Sanità?
Vedere che vengono ritardati gli interventi chirurgici per mancanza di anestesisti o di medici o di infermieri è molto triste, fa’ male. Penso a quelle persone che attendono l’intervento della speranza: chissà quali pensieri durante la lunga attesa e i continui rinvii. E vedo all’opera quei pochi medici che sono rimasti, logorati dal tanto lavoro, sotto stress. Non è semplice la situazione. Occorre urgentemente procedere a nuove assunzioni se si vuole salvare le realtà ospedaliere come quelle di Oristano, Ghilarza, Sorgono, Isili. L’impressione è che si stia andando verso la privatizzazione delle strutture sanitarie e l’eliminazione degli ospedali pubblici. Questo lo si sta facendo poco alla volta e ho l’impressione che si stia andando verso questa direzione. A discapito del malato che si ritroverà senza servizi pubblici e sarà costretto a pagare per le cure mediche.

Il disagio sanitario sta diventando quindi anche un disagio sociale? Cosa si può fare?
Parlando con medici e infermieri impegnati non solo da un punto di vista professionale ma anche ecclesiale è venuta fuori una proposta che apparentemente può sembrare un’utopia ma che, forse, non è così poi irrealizzabile. L’idea è quella di costituire un’equipe sanitaria composta da medici, specialisti, infermieri, operatori sanitari che si possa mettere a disposizione gratuitamente dei non abbienti, dei poveri, di chi non può permettersi di pagarsi una visita o una cura terapeutica. Sono tanti coloro che si lasciano andare proprio perché non riescono a sostenere i costi per la cura personale. Allo stesso tempo sono tante le figure mediche che desiderano mettersi a disposizione della gente aldilà del loro tempo impiegato professionalmente. Sarebbe un’iniziativa solidale importante e di grande carità.

C'è una proposta diocesana per la pastorale sanitaria in questo momento o in prospettiva futura?
Sarebbe dovuto esserci a febbraio un convegno regionale di pastorale sanitaria da viversi a Oristano con tutti i responsabili diocesani e che avrebbe dovuto coinvolgere medici, infermieri, operatori sanitari, tecnici che operano su tutto il territorio della Sardegna. Una giornata di approfondimento, di formazione ma anche di confronto sui temi legati alla malattia, al rapporto tra medico e paziente come attori della cura reciproca e al sistema della Sanità sull’Isola. Purtroppo, di comune accordo, abbiamo deciso di annullarlo a causa dell’emergenza sanitaria. La speranza è che si possa recuperare più avanti. A giugno, invece, ci sarà un convegno, sempre legato alla pastorale sanitaria, a carattere nazionale, ospitato a Cagliari: cinque giorni di incontri su varie tematiche tra cui anche quella del ruolo del sacerdote nell’assistenza al malato. In diocesi, infine, continuano gli incontri mensili di preghiera e di catechesi aperti ai movimenti ospedalieri come l’ADAS, l’AVO, l'OFTAL, l'Unitalsi, Il Centro Volontari della Sofferenza, le Vincenziane ospedaliere. La loro formazione diventa preziosa per quando saranno chiamati, speriamo presto, a tornare sul campo per porsi a fianco di chi soffre.

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