Sabato, 16 Maggio 2026

Era il 26 gennaio del 1923 quando, nell’enciclica Rerum Omnium, Pio XI proclamò Francesco di Sales patrono di tutti quei cattolici che, con la pubblicazione di giornali o di altri scritti illustrano, promuovono e difendono la cristiana dottrina. Alla vigilia della sua festa, che ricorre il 24 gennaio, abbiamo intervistato Francesco Birocchi, recentemente riconfermato alla guida dell’Ordine dei Giornalisti della Sardegna.

 

Col presidente abbiamo voluto dialogare sul giornalismo di oggi. Francesco di Sales si servì di forme diverse per arrivare alla gente e comunicare il vangelo. Varietà di strumenti che anche oggi sono a disposizione di chi è chiamato a comunicare. Quali valori e ideali è importante tenere a mente nell’attività giornalistica ce li racconta proprio il presidente Birocchi.
Come sta il giornalismo oggi?
Occorre distinguere tra giornalismo ed editoria anche se i due ambiti camminano sullo stesso binario e non possono prescindersi l’uno dall’altra. L’attività giornalistica è una cosa, l’editoria un’altra. E se quest’ultima è in aperta crisi, il giornalismo in sé non sta malissimo. Ci sono ottimi giornalisti che lavorano con dedizione, competenza, impegno e fanno molto bene il loro dovere. Ma ci troviamo in un mondo in cui la comunicazione si fa strada e si manifesta in forme diverse: il Web ha decisamente introdotto nuove forme di comunicazione a cui, forse, ancora non ci siamo adattati. Le persone, soprattutto attraverso i social, hanno cambiato il modo di informarsi: ancora in Italia non si è trovata quella strada precisa in cui far convergere l’informazione in risposta a questo nuovo modo di comunicare. Certamente è un momento interessante perché quando un sistema si rinnova tutto è più stimolante. Però il giornalismo non ha ancora chiaro come collocarsi all’interno di questo mondo in continua evoluzione.

Sarà perché tutti si sentono giornalisti? Basta scrivere un post su una piattaforma social che ci sente giornalisti acquisiti?
Il giornalismo resta una professione: ha le sue regole deontologiche; presuppone che chi lo esercita abbia studiato; necessita di talento ma anche di esperienze maturate. Il giornalismo resta una professione ambita, di riferimento, me ne rendo conto. È una proposta professionale per tutti in base all’articolo 21 della Costituzione, ma sono anche convinto che non tutti possono diventarlo. Da diverso tempo seguo l’Ordine dei Giornalisti della Sardegna. È un ente di Diritto Pubblico nato per tutelare gli interessi del cittadino e della collettività. Tutti hanno il diritto di avere una informazione corretta dei fatti. Purtroppo non sempre è così anche perché chi scrive, chi pubblica, non sempre lo fa. Non basta scrivere un post o un articolo sul web o sui social per essere giornalisti. Ma, aggiungo, che non basta neanche essere iscritto all’Ordine dei Giornalisti.

Si pensa più ad arrivare per primi a comunicare un fatto piuttosto che a offrire una notizia di qualità?
Purtroppo Sì. Questo è un limite. Ma non tutte le notizie devono essere date per forza. Devono essere verificate, approfondite, scritte senza ledere gli interessi del pubblico. Questo è il lavoro specifico del giornalista che resta un riferimento tra le professioni più sognate proprio perché da sempre ha accompagnato i grandi eventi raccontandone le gesta e facendo conoscere i protagonisti. Ma resta esclusivamente un mito, quello del grande giornalista, se non lo si cala nelle fatiche di una quotidianità in cui occorre conoscere e verificare tutto prima di scriverlo.
Nonostante siano tanti che si impegnano a questo modo di fare giornalismo, non sempre questo lavoro è riconosciuto in termini di professionalità e retribuzione. È così?
Per chi ha la fortuna di essere assunto in una redazione le posizioni salariali credo siano più che dignitose. Ma oggi la domanda supera l’offerta, come in tanti altri ambiti. E questo è un problema. Il precariato esiste anche nel mondo del giornalismo, reso ancora più critico dal fatto che pur di scrivere nei modi tradizionali c’è chi lo fa gratis o quasi gratis pur di farsi notare e con la speranza di arrivare a occupare posti fissi. Questo crea concorrenza tra chi scrive e genera infinità di notizie che soddisfano gli spazi di testate cartacee e online senza il bisogno di nuove assunzioni. Ma ci sono giornali che vivono di collaborazioni volontarie e ricche di passione: questo tipo di giornalismo funziona ed è una ricchezza soprattutto per le piccole realtà.

A proposito di giornali di piccole realtà… che futuro prevede?
Non è più pensabile un’edizione unica di qualsiasi testata: il formato cartaceo dovrà necessariamente camminare con la versione online. Non credo che la versione online sostituirà definitivamente la carta stampata: ci sarà sempre spazio anche per questa tradizionale forma. Naturalmente non con i numeri di una volta: le stampe saranno notevolmente ridimensionate. Un andamento che si riscontra già da un po’, non so dire se sia toccato il fondo. Ma credo che finché giornali locali, provinciali, specialistici continueranno ad avere come riferimento il lettore e ciò che cercano nelle loro pagine, potranno garantirsi un futuro. Seguo con interesse i periodici diocesani, giusto per fare un esempio: anch’essi dovranno entrare in una dinamica di comunicazione ad ampia diffusione e che utilizza diversi canali di trasmissione, ma finché continueranno a dare voce a chi non ha altre casse di risonanza continueranno a essere strumenti validi di comunicazione e continueranno a esistere.

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